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Storie dal set

di Antonella Frontani

La vita dal basso de ‘La casa de papel’

Torino, estate 2020

Come si può parlare di cinema, oggi, senza tener conto della potenza straordinaria che si sprigiona dalle serie televisive proposte dal servizio in live streaming? Formidabile il confronto internazionale che ormai da anni si tiene tra i prodotti cinematografici di tutto il mondo sulle diverse piattaforme di distribuzione: una nobile gara al rialzo della qualità a totale beneficio dello spettatore. Da quando il servizio offerto ha trovato un giusto compromesso con il mondo del cinema, entrando anche nelle sale del grande schermo per garantire non solo la loro salvezza ma anche il loro sviluppo, ho imparato a goderne i frutti senza temere il peggio. Ecco che ‘La casa de papel’ (‘La casa di carta’), serie televisiva spagnola distribuita da Netflix, diventa esempio emblematico di narrazione cinematografica. Nata nel 2017 da un’idea di Álex Pina e distribuita da Antena 3, rete televisiva spagnola, il piccolo capolavoro approda nel mare magnum della potente piattaforma conquistando rapidamente l’attenzione del mondo.

C’è tutto dentro quel racconto mozzafiato. Un’ambiziosa rapina ambientata a Madrid, all’interno della Fábrica Nacional de Moneda y Timbre (la zecca del Paese), opera di otto personaggi allo sbando gestiti dalla mente brillante e pacata del Professore, che ha letteralmente inchiodato milioni di telespettatori al video di ogni dispositivo in grado di trasmettere lo streaming. ‘La casa de papel’ non è solo un movie d’azione, è un bellissimo spaccato della vita vista dal basso, tra persone che non hanno più nulla da perdere, che rischiano la vita senza mettere a repentaglio quella degli altri. La struttura narrativa segue il seducente schema del gioco degli scacchi tra il Professore e l’affascinante ispettrice Raquel Murillo, che coordina un fallimentare reparto di forze dell’ordine. Nulla è scontato all’interno del racconto, nessuna distinzione tra il bene e il male: ogni personaggio mostra un aspetto umano splendidamente imperfetto, che porta lo spettatore a tifare per tutti dimenticando ogni rigida distinzione.

C’è tutto dentro ‘La casa de papel’. Un’ambiziosa rapina ambientata nella Fábrica Nacional de Moneda y Timbre di Madrid, opera di otto personaggi allo sbando gestiti dalla mente brillante e pacata del Professore

La ferrea intenzione del Professore di portare a termine l’esemplare impresa senza alcuna violenza trasforma la squadra malconcia, spesso simpatica, in un gruppo di Robin Hood che, nel corso dei dieci giorni di permanenza all’interno della banca, scatenerà a loro favore il tifo degli ostaggi e del popolo che segue l’avventura in diretta TV. La loro impresa sembra ricordare la lotta al sistema bancario cui aspiravano anche i moti in Catalogna… La pacatezza e la genialità con cui il Professore coordina le mosse degli otto rapinatori sancisce la forza del suo ruolo: un uomo potente non urla, sussurra; non spaventa, seduce. Icona indiscussa della serie televisiva è diventata la buffa e spaventevole maschera che i rapitori indossano spesso nel corso dell’avventura: il volto del pittore spagnolo Salvador Dalí.

I protagonisti si affidano al travestimento per rendere impossibile l’identificazione tra rapiti e rapitori ma, come inneggiando a Pirandello, anche per nascondersi nel tentativo di ricostruirsi una vita, come ne ‘Il fu Mattia Pascal’, e per alienarsi dalla società, come in ‘Uno nessuno e centomila’, dando vita a una vera e propria resistenza nei confronti delle forze governative. Per il popolo, dunque, la ‘banda allo sbando’ non sta compiendo più una rapina, ma un esproprio proletario che vuole danneggiare il capitalismo. Quando gli otto romantici ladri arrivano al bottino, il loro inno irrompe come un tuono, una scossa inconfondibile: la storica canzone ‘Bella ciao’. Dopo ‘La casa di carta’, quella canzone è tornata a conquistare il mondo, intonata ogni volta che si inneggia ai valori di uguaglianza e libertà. Potere del cinema, quando la sua scrittura è notevole.