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Leonardo disegna il futuro

La mostra dei Musei Reali di Torino

di Alessia Belli

SPECIALE giugno 2019

INAUGURATA IL 15 APRILE, LO STESSO GIORNO DI NASCITA IN CUI LEONARDO NACQUE A VINCI NEL 1452, LA MOSTRA DEI MUSEI REALI DI TORINO PRESENTA AL PUBBLICO UN PERCORSO ORIGINALE, CONFRONTANDO 13 DISEGNI AUTOGRAFI – TRA CUI 'AUTORITRATTO' – CON OPERE DI ALTRI ARTISTI

Non è cosa rara restare affascinati dai disegni preparatori di un capolavoro, proprio come accade con l’opera stessa nella sua forma rifinita e compiuta. È spesso in quei tratti appena abbozzati, negli studi, in quei segni della matita lievemente accennati, che affiora tutto il lavoro dell’artista: la sua ricerca, la fatica e l’anelito costante alla perfezione; o persino l’impetuosa necessità di porre nero su bianco un’idea, un guizzo fugace. Ciò che incanta è la possibilità di cogliere con i propri occhi il modus operandi, di assistere a distanza di secoli al processo che portò l’ispirazione, seppur ancora incerta, a concretizzarsi pian piano, fino a restare per sempre impressa su un foglio, ormai ingiallito dal tempo.

È proprio ciò che accade muovendosi tra le Sale Palatine della Galleria Sabauda ai Musei Reali di Torino, dove sono attualmente esposti tredici disegni autografi di Leonardo da Vinci, custoditi finora nella Biblioteca Reale, insieme al famoso ‘Codice sul volo degli uccelli’: il fulcro principale della mostra ‘Leonardo da Vinci. Disegnare il futuro’, curata dalla direttrice dei Musei Reali Enrica Pagella insieme a Francesco Paolo di Teodoro e Paola Salvi, che si pone al centro delle iniziative organizzate sul territorio piemontese e con cui la Regione partecipa alle celebrazioni per il Cinquecentenario della morte dell’artista. Un viaggio alla scoperta del genio leonardesco, diviso in sette sezioni e aperto fino al 14 luglio, che offre al visitatore uno sguardo insolito e curioso declinato attraverso altrettante chiavi di lettura: sette percorsi che indagano l’artista, lo scultore, il lettore, lo scrittore e il viaggiatore, e che si spingono fino al rapporto che Leonardo intrecciò con il Piemonte.

«Niente può essere amato o odiato se non è prima conosciuto» (Leonardo da Vinci)

A rendere particolarmente interessante il progetto espositivo è l’intento con cui è stato costruito, ovvero quello di utilizzare il nucleo di disegni autografi come spunto per mettere a confronto l’attività del maestro con alcuni dei suoi più celebri capolavori. A catturare lo sguardo del visitatore, inoltre, è la possibilità di comprenderne le ragioni e il contesto: quali erano i suoi modelli e il suo immaginario, quale il valore del suo contributo nello studio dell’anatomia umana e in quello delle proporzioni, quali i suoi pensieri e le sue riflessioni, quale l’eco della sua eredità artistica? Come avviene tutto ciò?

Leonardo da Vinci, ‘Studi di carri falcati’, 1485 circa

Suggerendo un dialogo con le esperienze di altri grandi maestri, come Andrea del Verrocchio e Pollaiolo, Bramante e Boltraffio, Michelangelo e Raffaello, e persino esponenti dell’arte contemporanea, quali Luigi Ontani, Salvo e Alberto Savinio. Lasciandosi guidare dalle diverse suggestioni proposte sala per sala, sembra quasi di compiere un tuffo nel passato, respirando quell’entusiasmo rinascimentale che ha generato un genio tutt’oggi senza eguali, per arrivare a comprendere meglio l’incredibile produzione creativa che, a quei tempi, dall’arte si apriva alla scienza e alla poesia. Nella prima sala, ad esempio, si indagano gli Antichi modelli, mettendo in relazione alcuni disegni leonardeschi con i classici, banco di prova per tutti gli artisti dell’epoca: osservando ‘Carri muniti di falci’ si nota l’interesse del maestro per gli strumenti bellici dell’antichità e per le macchine da guerra – compresa l’attenzione che riservava ai minimi dettagli, persino quelli più crudi – in ‘Ercole con il leone Nemeo’, invece, colpisce il motivo della figura eroica che si ricollega al progetto di una statua per la piazza della Signoria a Firenze, mentre l’intenso ‘Volto virile di profilo coronato di alloro’ è posto in relazione ai profili austeri ed eroici degli imperatori raffigurati sulle monete d’epoca romana.

Nella sezione Corpi, strutture, funzioni è impossibile restare indifferenti di fronte alla spettacolare pagina dei ‘Nudi per la Battaglia di Anghiari e altri studi di figura’. Nei fogli qui esposti, il corpo umano viene tratteggiato in tutta la sua possente muscolatura e studiato sotto diverse angolazioni, dai rapporti di misura del volto alla comparazione anatomica dell’uomo con il cavallo. I lavori di Leonardo vengono messi in relazione, tra gli altri, con il disegno di Michelangelo per la battaglia di Cascina e con quello dei combattimenti di nudi di Raffaello proveniente da Oxford.

Leonardo da Vinci, ‘Ritratto di Fanciulla’, presunto studio per il volto della ‘Vergine delle Rocce’, 1483-1485

Ed ecco che queste tre opere, così esposte una accanto all’altra, fanno apparire ciò che Benvenuto Cellini definì ‘la scuola del mondo’, poiché già ai suoi tempi erano largamente ammirate e prese ad esempio. Sullo stesso filone si dipana la sezione Volti tra realtà e idealizzazione, dedicata al tema dei moti dell’animo, di cui Leonardo è riconosciuto quale maestro indiscusso. Dal ‘Busto di giovane donna visto di tre quarti’ allo ‘Studio di testa virile in tre posizioni’, il pubblico può ammirare la ricerca affrontata dall’artista sulla diversità dei caratteri fisionomici e sulla loro mutevolezza espressiva a seconda della posa, della luce e della condizione emotiva. Pagine ricche di dettagli, un vero e proprio catalogo dei tipi umani raccolto da Leonardo, che i Musei Reali mettono a confronto con disegni e dipinti di artisti attivi negli stessi anni.

Si distingue per i tratti più intimistici la sala intitolata Disegno e poesia, che punta i riflettori sulla relazione tra arte e scrittura: qui viene analizzata l’opera artistica e poetica del maestro, attraverso l’esposizione dello straordinario ‘Codice Trivulziano’ – concesso in prestito, per la prima volta dal 1935, dalla Biblioteca Trivulziana del Castello Sforzesco di Milano – e uno schizzo abbinato a un breve componimento che allude al destino degli amanti accecati dalla passione. E scommettiamo che il visitatore non potrà resistere alla tentazione di cimentarsi nella lettura della sua scrittura al contrario, da destra a sinistra… Esposti, inoltre, due celebri rime di Michelangelo, un sonetto di Raffaello e alcune composizioni di Donato Bramante, a sottolineare l’inesauribile creatività che caratterizzava gli artisti a cavallo tra Quattrocento e Cinquecento.

Leonardo da Vinci, ‘Codice sul volo degli uccelli’, 1505-1506

In questo senso, appare emblematica la tappa interamente dedicata al celeberrimo ‘Codice sul volo degli uccelli’, donato da Teodoro Sabachnikoff al re Umberto I nel 1893, che esplora l’attività di Leonardo come naturalista e ingegnere. In quel piccolo taccuino, dove aveva precedentemente tracciato a pietra rossa sette disegni di vario soggetto, l’artista inizia a trascrivere i suoi appunti sul volo con descrizioni finissime del comportamento nell’aria di alcune specie di uccelli, fino alle annotazioni tecniche per la macchina volante a propulsione umana: il primo progetto di aliante moderno, mostrato in tutta la sua più minuziosa meccanica grazie ad alcune ricostruzioni lignee prestate dal Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia di Milano. La manifestazione più celebre dell’ingegno di un uomo che ha saputo anticipare secoli di scoperte scientifiche e tecnologiche.

«Veduto Leonardo non si pensa più alla possibilità di fare molti progressi» (Paul Klee)

Un discorso a parte merita senza dubbio l’intrigante ‘Autoritratto’. Opera tanto preziosa quanto delicata, fortemente simbolica e al contempo ancora enigmatica, è tornata eccezionalmente in mostra in tutto il suo fascino impenetrabile. Punta di diamante dell’intera esposizione, all’‘Autoritratto’ è riservato uno spazio esclusivo: seppure la sala presenti a confronto i lavori di noti artisti contemporanei che hanno affrontato con la loro sensibilità il tema del ritratto, lo sguardo del pubblico viene immediatamente catalizzato da quel disegno, ormai consumato eppure così potente. Un velo di mistero ne avvolge i tratti, quello sguardo profondo e intenso, la barba folta, le rughe e i capelli riempiono i contorni di un volto austero che richiama la figura del saggio o di un filosofo antico. Leonardo ha voluto davvero ritrarsi o si è divertito a immaginare se stesso da anziano? Non otterremo mai una risposta certa, ma l’iconicità di quest’opera, tra i simboli dell’arte italiana, trascenderà il tempo e non smetterà di affascinare chi avrà occasione di ammirarla da vicino.

«E questo vedrà come vid’io, chi andrà sopra Monboso, giogo dell’Alpi che dividono la Francia dall’Italia» (Leonardo da Vinci)

Con questa frase, annotata da Leonardo per testimoniare il variare del colore del cielo durante un’ascesa al Monte Rosa, ripercorsa attraverso una straordinaria mappa in 3D, si apre l’ultima tappa della mostra e del nostro viaggio. Un omaggio assolutamente inedito, ampio e ricco di spunti da approfondire, incentrato sui luoghi del nostro territorio, ovvero le terre di Saluzzo e Alessandria ricordate dal maestro. Al centro della sezione, il foglio 563r del ‘Codice Atlantico’ dedicato al ‘Navilio di Invrea facto dal fiume della Doira’, a cui sono affiancate la ricostruzione del ponte e una mappa storica con veduta a volo d’uccello lungo il naviglio di Ivrea. Seppur di passaggio, Leonardo conosceva il nostro territorio e ne apprezzava in particolare alcuni elementi locali, come la quarzite di Barge, citata persino in alcuni suoi scritti ed esposta in mostra. Non mancano, inoltre, i riferimenti alle storie dei collezionisti torinesi che nel passato decisero di investire sulla sua eredità artistica, primo fra tutti re Carlo Alberto: fu proprio lui, infatti, ad acquistare i tredici fogli autografi oggi custoditi nella Biblioteca Reale, e a intrecciare così il destino di alcuni mirabili disegni di Leonardo da Vinci con il passato e il futuro del Piemonte.

«Veramente mirabile e celeste fu Lionardo […] Laonde volle la natura tanto favorirlo, che dovunque è rivolse il pensiero, il cervello, e l’animo, mostrò tanta divinità nelle cose sue, che nel dare la perfezione di prontezza, vivacità, bontade, vaghezza e grazia nessun altro mai gli fu pari» (Giorgio Vasari)

(Foto di DANIELE BOTTALLO e ARCHIVIO MUSEI REALI TORINO)