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“Astore e Vitali” alla galleria Mazzoleni

Alla galleria Mazzoleni di Torino sono presentate le mostre personali Gli occhi della scultura e Ti ho visto rispettivamente dell’artista Salvatore Astore e del fotografo Massimo Vitali.

Alla galleria Mazzoleni di Torino sono presentate le mostre personali Gli occhi della scultura e Ti ho visto rispettivamente dell’artista Salvatore Astore e del fotografo Massimo Vitali.

Gli occhi della scultura è il nuovo progetto espositivo di Astore realizzato appositamente per la galleria, in continuità con il percorso iniziato con Anatomia Umana, il gruppo scultoreo alto più di cinque metri, realizzato in acciaio inox e donato appunto alla galleria.

Alla base delle realizzazioni dell'artista vi è un minimalismo organico legato all'analisi della materia, del peso, della forma, del vuoto e del pieno. Per la prima volta, in questa mostra Astore utilizza il bronzo. Il ricorso a questo materiale classico, riconducibile al linguaggio della scultura, viene utilizzato per le sue potenzialità plastiche e cromatiche. La materia viene alleggerita aumentando il vuoto all'interno delle sculture. Oltre a queste ultime, sono esposti anche Sconfinamenti, nuovi disegni a matita e olio su  carta in assoluta sintonia col progetto espositivo.

Ti ho visto è la seconda personale di Vitali con la galleria. Il fotografo, conosciuto a livello internazionale, individua la spiaggia come luogo privilegiato, cogliendo ampi scorci paesaggistici e addentrandosi nell'intimità delle interazioni umane. Un ritratto impietoso della quotidianità in cui l'elemento naturale, la sfera pubblica e la dimensione privata si intrecciano. Il percorso espositivo si apre con la prima fotografia del 1994 messa in relazione con gli scatti più recenti, quelli delle spiagge fotografate nell'estate del 2020, testimoni del mutamento nello stile di vita degli italiani in un'estate atipica che seguiva tre mesi di lockdown.

La mostra si snoda attraverso tre decenni di attività, con le fotografie storiche e iconiche, i paesaggi urbani e quelli naturali, selvaggi e incontaminati. Spazi pieni e assembramenti si alternano a spazi vuoti, solitudini a moltitudini e divengono la materia prima plasmata dall’artista, che costruisce le sue trame, le pensa, le osserva, le registra, condividendo con il fruitore uno sguardo voyeuristico: il privilegio di vedere senza essere visti.

Per maggiori informazioni: sito.