Un paese meraviglioso è solito dotarsi di progetti meravigliosi, ma allo stesso tempo un Paese ricco di paradossi è sicuramente avvezzo a piani generali colmi di contraddizioni. Di fronte a un’ampia e positiva mobilitazione nei confronti del nuovo Piano Regolatore Generale di Torino, adottato in linea preliminare a marzo 2026, facciamo i guastafeste e analizziamo passaggi incerti e complicazioni del nuovo PRG. Con spirito critico e con la consapevolezza che spesso non è tutto oro quello che luccica.
Primo punto critico, evidenziato già da diversi ordini professionali, riguarda la cospicua burocrazia su cui si basa il PRG, spesso fonte di eccessive complessità che rischiano di rallentare le attività edilizie anziché semplificarle. Parliamo infatti di un mastodontico documento, composto in larga parte da analisi teoriche ed enunciati politici, non proprio il massimo per sbrigliare le possibili grane burocratiche…
Accanto a questa perplessità, un altro elemento cruciale: la preoccupante incertezza sul tema della “perequazione”. Chi è costui? È lo strumento che parifica i diritti edificatori dei proprietari all’interno di una determinata zona, consentendo al Comune di acquisire le aree necessarie per opere pubbliche senza necessariamente ricorrere all’esproprio. In cambio, ai proprietari che cedono i terreni viene riconosciuto un “diritto edificatorio” che possono trasferire o vendere. Sulla carta può anche filare, ma nella pratica c’è più di qualche dubbio sulla reale applicabilità economica e sui reali vantaggi per i privati (per usare un eufemismo…). Un’ambiguità di fondo che, sommata al primo punto, e in generale a una scarsa fiducia complessiva, legittima svariate preoccupazioni.
Altro passaggio non banale: d’accordo che Torino è una città in evoluzione, ma questo PRG sembra totalmente dimenticare l’importanza di un settore produttivo lasciato fuori da ogni logica o discorso. Tant’è vero che diversi opinionisti già parlano di “piano anti-fabbriche”. Forse una decisione un po’ drastica per una città che dovrebbe vivere la propria deindustrializzazione con grande sensibilità e attenzione… Attenzione che però non pare una priorità urbana, dato che nessuno o quasi sta parlando dei rischi a cui ci si espone con questo massiccio sdoganamento degli usi temporanei: un meccanismo purtroppo spesso utilizzato per aggirare le normative che rischia di esporre a speculazioni chiaramente indesiderabili.
In ultimo, l’impressione di trovarsi davanti a un “libro dei sogni”, condito di obiettivi suggestivi, slogan accattivanti, ma probabilmente privo di quelle coperture finanziarie e degli strumenti adeguati a rendere queste promesse realtà.
Insomma, nel Paese dei paradossi serve sempre tenere alta la guardia, affilate il vostro spirito critico in ogni occasione, anche con questo nuovo PRG.