Se Federico Frusciante fosse ancora tra di noi probabilmente dal 12 al 20 ottobre sarebbe a Torino, al cinema Massimo, per godersi la retrospettiva dedicata a Roger Corman (organizzata dal Museo Nazionale del Cinema) in occasione dei 100 anni dalla sua nascita.
Chi ama il cinema non può non conoscere Roger Corman, uno dei produttori e registi più prolifici di sempre, anima di centinaia di film, re dei B-mvoie, pioniere del cinema indipendente, autore dei famosissimi adattamenti dei racconti di Edgar Allan Poe interpretati da Vincent Price, mentore di gente come Coppola, Scorsese, James Cameron, l’uomo che ha lanciato attori del calibro di Jack Nicholson, Robert De Niro, Sylvester Stallone… Insomma, Roger Corman è semplicemente una leggenda della settima arte, ma soprattutto dell’amore più viscerale per il cinema, quello a ogni costo, quello anche con budget bassi, quello che funziona perché alla base ha la passione.
Ricapitolare la carriera di Corman, gigantesca e variegatissima, è impresa assai ardua… Per questo ci è sembrato particolarmente interessante l’approccio voluto dal Museo Nazionale del Cinema nel disegnare questa retrospettiva non tanto sulla sua prolificità, ma su una domanda: quale giudizio dare allo stile del Corman regista? Un escamotage utile a prendere pellicole singole, simbolo delle sue “epoche”, delle sue diversità, e a volte pure contraddizioni, raccontando il percorso di un regista “ricchissimo”; perché lo stile di Corman è evoluto con gli anni, come ogni vero amore che si rispetti.
Cosa prevede la scaletta?
La legge del mitra (1958), L’odio esplode a Dallas (1962), La maschera della morte rossa (1964), Il cinema secondo Corman (2025) di Giulio Laroni, un documentario/intervista proprio insieme a Roger Corman che vedrà in sala anche Julie Corman, Il clan dei Barker (1970), ancora con la moglie Julie, Il pozzo e il pendolo (1961), I Selvaggi (1966), Il massacro del giorno di San Valentino (1967), L’uomo dagli occhi a raggi X (1963), I vivi e i morti (1960).