C’è un film bellissimo di Clint Eastwood, del 1993, si chiama Un mondo perfetto, con Kevin Costner: parla di umanità, legami emotivi, pregiudizi difficili da cancellare. Parla soprattutto di un mondo che è tutto tranne che perfetto: anzi spesso è ingiusto, particolarmente duro e ci si può fare poco.
Se penso a un modello di ristorazione “perfetta”, immagino un lunghissimo lasso di tempo, tipo cento anni, all’interno del quale si susseguono persone diverse, ma ogni generazione tramanda a quella successiva passione, idee e competenze. Con il medesimo amore e la stessa voglia di continuare a scrivere nuove pagine di una storia comune.

Tutto questo capita poche volte, ma a volte succede. E quando ci si trova davanti a scenari di questo tipo, è giusto parlarne. Poco tempo fa siamo stati al Ristorante Vittoria dal 1918, semplicemente una delle più celebri insegne gastronomiche della nostra città, con praticamente un secolo di storia alle spalle e un bagaglio di aneddoti sostanzialmente inesauribile. Simbolo (orgogliosissimo) della grande tradizione cittadina delle trattorie “toscane”, comune denominatore di decadi di emigrazioni verso Torino.
Dunque, ci siamo fatti raccontare il loro mondo (presente, passato e futuro) e ovviamente qualche dietro le quinte che parla di noi, di Torino, della ristorazione come enciclopedia umana e del gusto. Abbiamo chiacchierato con i membri delle famiglie Magnacca e Di Stefano, l’attuale proprietà, cercando anzitutto di riepilogare gli ultimi cento anni…

«In realtà il nome originale era “Della Vittoria” – ci racconta Bruno Magnacca – e così è stato fino al ’58, poi hanno tolto il “Della” ed eccoci qua».
Quali sono state le prime gestioni? «Quella 1918-1956, con la famiglia Carrara, ovviamente toscani emigrati a Torino, così come i loro successori, la famiglia Innocenti, che tenne il ristorante fino al ’79, quando arrivarono i Montepeluso che rimarranno fino al 1987».
Poi subentrate voi? «Sì, nel 1988 subentrano le nostre famiglie, Magnacca e Di Stefano – ci spiega Jhonny Di Stefano – con mio padre Giuseppe e con Bruno, che era già qui, e ora siamo già a una nuova generazione…».

Due cose ci colpiscono: la prima è questa voglia di raccontare una storia condivisa con altre gestioni che non sono “altre” perché «facciamo tutti parte del grande percorso di questo ristorante»; la seconda è la passione con cui ci viene narrata questa epopea (anche se sarà stata già raccontata altre mille volte).
«Arrivo a Torino a quattordici anni – ci dice Bruno – dall’Abruzzo, e nel 1975 entro in questa cucina per non uscirne più (ride, ndr)».
Bruno viene da Castiglione Messer Marino, detto “il paese dei cuochi”, perché buona parte degli chef di quell’epoca arrivava dal medesimo paese. Accanto a lui, da un po’ di anni, c’è il figlio Simone, mattatore in cucina: «La cosa più complessa, paradossalmente, è non cambiare mai – sottolinea Simone – Il menu del ristorante è per l’80% uguale a quello di una volta perché i clienti lo vogliono così».

«Alcuni sono entrati qui la prima volta bambini – continua Bruno – e vengono ancora a mangiare gli stessi piatti ora che hanno cinquant’anni… sicuramente non possiamo deluderli!».
Giusto: per molti aficionados i piatti del Ristorante Vittoria sono più che delle semplici preparazioni: sono portali su un’altra epoca; c’è chi prende lo stesso piatto per tornare bambino, chi perché in fondo non è mai cresciuto. Non è solo nostalgia, qui dentro si sono sedimentati rapporti, sono nati amori, amicizie, legami indissolubili…
Sempre attorno a questi piatti ormai iconici: «Ci sono voci del menu che è peccato capitale toccare, ad esempio la bistecca alla “Picchio”, dedicata a Roberto Rocca, totalmente sgrassata come la voleva lui, o la sottilissima che esce dal piatto perché così la esigeva il Conte Pollone… Quasi ogni piatto ha la sua storia… e molte vengono dal rapporto strettissimo con i nostri clienti».
Ecco, capitolo a parte meritano i clienti di questo ristorante: dalla famiglia Agnelli ai calciatori della Juventus e del Toro, dai Nasi a Lucio Dalla alla famiglia Miyakawa, dalla Muti a Lino Banfi, dai tennisti delle Finals ai grandi politici… Attori, registi, nobili, sportivi, poeti… In un secolo di storia tutta la città (e oltre) è passata da questi tavoli.
Come vi fa sentire? «È una grossa responsabilità – ci dicono stavolta in coro – ma abbiamo avuto dei maestri incredibili e dei predecessori abilissimi, quindi meglio questa storia, come facciamo ormai da quasi quarant’anni».
Insomma, il Ristorante Vittoria dal 1918 non è solo un simbolo cittadino, è la dimostrazione che in un mondo imperfetto quale è il nostro, esistono ancora storie di passione, famiglia e umanità. Storie da raccontare, custodire e tramandare, come fanno qui al Vittoria da quasi cento anni, dentro e fuori la cucina.
RISTORANTE VITTORIA DAL 1918
Via Carlo Alberto, 34 – Torino
Tel. 011.541923
www.ristorantevittoriatorino.it

