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Ti faccio vedere piazza Saluzzo

Ritratti di città

di Tommaso Cenni

Estate 2018

TI FACCIO VEDERE PIAZZA SALUZZO, DOVE INCONTRI UN PO’ DI TUTTO, TANTI INDIVIDUI PARTICOLARI CHE POI SI MESCOLANO, E NON SONO POI COSÌ STRANI, E NON SONO ALTRO SE NON SE STESSI,MAGARI SOLTANTO PER UNA SERA A SETTIMANA. COME QUANDO LA GENTE VA ALLO STADIO E CANTA E URLA E INSULTA, POI ESCE ED È COME PRIMA

«Ciao».
«Ciao».
«Cosa farai quest’estate?».
«Non so, volevo andare al mare. Mi piacerebbe andarci con te».
«Sarebbe bello. Dove andresti?».
«Mi basterebbe arrivare fino a quel punto lì che ‘guardate, si vede il mare’. Poi magari una spiaggia, l’acqua fredda, l’incapacità di organizzare le giornate per orari, almeno qua».
«Libertà quindi?».
«Libertà, sì».
«E intanto?».
«Intanto siamo qui per la sessione estiva. Mentre la città un po’ si spopola e i prati si riempiono di gente che fa finta di studiare. E la prima palla che rotola è il pretesto per una pausa. E c’è chi prende il sole di luglio alle fermate del tram di piazza Vittorio, con gli occhi chiusi rivolti al cielo».
«Vorrei vederle queste persone».
«E allora vieni a trovarmi».
«D’accordo, però che facciamo?».
«Vieni la mattina?».
«Sì, col treno. Vengo presto, che fa meno caldo, e voglio vedere dove mi porti a fare colazione».
«Perfetto. Ci prendiamo i nostri soliti tavolini, stavolta in via Mazzini che a quell’ora è tutta al sole. Caffè, spremuta e una brioche, che mi pare di stare a Nizza… Se non ci metto in mezzo un po’ di ‘Nice’ non sono soddisfatto».
«A me fa piacere. Potresti portarmici a Nizza, magari a settembre».
«Certo. E nel frattempo te la racconto, mentre camminiamo e ti parlo di com’era Torino anni fa in estate, che chiudeva tutto e in certi tratti di semiperiferia, ad agosto, sembrava di stare in una città abbandonata. E ricordo una camminata lunghissima, proprio ad agosto, per accompagnare un amico a casa. Da zona San Paolo fino in via Cavour, con il sole di mezzogiorno, l’asfalto deformato, tante parole e quel ‘chi me l’ha fatto fare’ pensato e mai espresso ad alta voce».
«Che caldo, tipo quei film col fieno che rotola».
«Tipo. Invece adesso Torino è sempre viva, anche quando fa più caldo e hai solo voglia di andare al mare; e ho visto due tedeschi prendersi un Gin Tonic in piazza Vittorio alle 10 del mattino».
«Come biasimarli?».
«In che senso?».
«Nel senso che basta questa piazza, il sole, due tavoli… che ti senti già in vacanza e ordini due Gin Tonic».
«Hai ragione. Ho degli amici di Bra che bevono sempre Gin Tonic. Per me è un po’ amaro».
«Un pochino».
«Noi magari il Gin Tonic lo rimandiamo a stasera».
«Dove andiamo stasera?».
«Se vuoi rimanere un po’ di più ti porto in San Salvario. Ti faccio vedere piazza Saluzzo, dove incontri un po’ di tutto, tanti individui particolari che poi si mescolano, e non sono poi così strani, e non sono altro se non se stessi, magari soltanto per una sera a settimana. Come quando la gente va allo stadio e canta e urla e insulta, poi esce ed è come prima».
«Credo sia giusto sfogarsi».
«Hai ragione. Siamo tante cose ed è inutile far finta di non avere certe sfumature. E trovo non sia nemmeno troppo corretto mentire, perlomeno a noi stessi».
«Però a me le hai dette un paio di bugie vero?».
«In che senso?».
«Nel senso che capita di non dirsi le cose perché ci si vuole bene, e certe volte si preferisce mentire piuttosto che veder l’altro stare male. Non trovi?».
«Trovo. E mi stupisci sempre… Se la metti così ti ho detto delle bugie: perdonami».
«Senz’altro».
«Comunque, sono quasi convinto che a una certa avremo sete; quindi ti porto dove non riesci a ordinare da bere per la folla che c’è e passi solo se conosci il barista».
«Tu lo conosci vero?».
«Abbastanza».
«Abbastanza?».
«Abbastanza da prenderci due cocktail, andare via, incontrare amici che ‘è un sacco che non ci vediamo, come stai?’».
«Infatti, come stai?».
«Io bene, perché ci sarai tu; e sarò pure stanco, perché oggi ti faccio camminare, ti mostro i ponti del mio Po, che mi ricordano certi spicchi di panorama a Dresda, così triste e orgogliosa. E il verde del Valentino e le viette in San Salvario, per farti vedere come cambia dal giorno alla sera. Ci prendiamo un caffè in via Madama Cristina, con lo zucchero, perché un mio amico vuole andare ad abitare in Crocetta, nella zona pedonale, fra villette che mettono in soggezione e bambini che giocano a pallone coi nonni; e io te le voglio far vedere, e serve buona gamba».
«Fa caldo per i nonni, eh».
«Hanno il cappellino».
«Magari poi ci sediamo su una panchina, vero? Se no al Gin Tonic non ci arriviamo».
«Ci sediamo, ci godiamo l’ombra degli alberi, il sole che cala. Poi andrei a mettermi una camicia di lino per la sera».
«Buona idea. La cena?».
«La cena può essere un aperitivo in via Lagrange, o una farinata presa d’asporto in via Mazzini, dove tutto è cominciato: la mangiamo in piazza Bodoni».
«Non mangio mai la farinata».
«Neanch’io in realtà. E tanto per cambiare: mi ricorda Nizza, quando ancora non era farinata, ma Socca. Quando non era in via Mazzini, ma da René in rue Pairolière, dopo i bagni di fine mattinata».
«Mi è venuta un’idea, sai cosa facciamo stasera?».
«Si sono invertiti i ruoli. Dimmi tutto».
«Ci prendiamo quel Gin Tonic, poi scelgo i tavolini più belli e mi racconti di tutto ciò che potremmo fare a Nizza».
«Che faremo».
«Che faremo. Non vedo l’ora».