«La mossa Kansas City coinvolge un bel po’ di persone, collegate da un evento insignificante. Una soffiata nella notte in un ambiente che non dimentica, anche se tutti ne avrebbero voglia». Questa citazione è di Bruce Willis in un bel film del 2006: Slevin – Patto criminale (o in originale Lucky Number Slevin). Ma perché citiamo la mossa Kansas City? Perché oggi siamo alla ricerca di spiegazioni e radici riguardanti un piatto ormai cult che però ha origine più di un secolo fa, negli Stati Uniti, anzi proprio in Kansas, e più precisamente a Wichita. Una storia che non tutti conoscono, ma che coinvolge un bel po’ di persone… Oggi si parla di smashburger.
La storia degli hamburger cotti secondo la dottrina dello smash è un po’ la storia di Slevin: un’epopea di rivalsa (e forse perfino vendetta) lunga quasi una vita. Si diceva prima: negli anni ’20 del secolo scorso fu la catena di fast food americana White Castle a lanciare per prima il suo slider, un hamburger quadrato, primo esempio di smashburger (che peraltro potete ancora trovare in menù), che dal Kansas si diffuse in tutto il Midwest, prima dell’arrivo degli hamburger congelati, di McDonald’s e altri.
Perché è decisivo questo passaggio? Partiamo da cosa significa smashburger. To smash significa letteralmente “schiacciare”, ed è quello che avviene alla palla di macinato di carne fresca pressata tramite apposito strumento, ovvero lo smasher. La carne schiacciata su griglia calda nei primi 30 secondi di cottura (metodo completamente dissonante dai dettami del barbecue classico), si assottiglia al massimo e per la reazione di Maillard tende a generare una sorta di crosticina esteriore, mantenendo invece morbido l’interno. Il risultato è molto diverso da una “classica” cottura e può piacere o meno. Qual è però la differenza grossa? Non si può fare uno smashburger con carne congelata (facile intuire il motivo), e quindi con l’avvento della stessa (più economica, più “sicura”, più comoda per la logistica) e di metodi di cottura dedicati, la tecnica dello smashburger venne praticamente dimenticata in tutti gli Stati Uniti; divenendo cottura di nicchia e aficionados del vecchio Midwest.
Ma (ed è un “ma” decisivo), la fiamma non si era spenta del tutto. A cavallo degli anni ‘2000, varie catene, ma anche e soprattutto piccoli negozi, facendo leva sul fascino della ricetta e sul tema della carne non congelata, ritirarono fuori dal cilindro la moda degli smashburger. Diversi, profondamente hipster, pop, ma anche gastronomicamente sovversivi. E fu amore e fu rivoluzione; e fu soprattutto un successo globale che qualche anno fa è giunto persino da noi, esplodendo come pochi altri fenomeni culinari recenti. Quindi ce l’ha fatta lo smashburger, quando nessuno ne parlava neanche più, d’altronde: «La mossa Kansas City è quando loro guardano a destra e tu vai a sinistra».
Ecco, ma dove si mangiano ottimi smashburger a Torino? Tre consigli per voi!
Smashy
Uno dei pionieri degli smashburger in città è sicuramente Smashy: quello delle code infinite, degli influencer da ogni dove, delle vibes molto londinesi (roba da Soho o Shoreditch). Il format è intuitivo e ricorrente: ci sono due panini in croce e patatine, vi basta scegliere il numero di hamburger dentro e il gioco è fatto.
Supersonic
Altro validissimo suggerimento, molto simile nell’offerta e nell’estetica a Smashy; anzi per la verità questi posti sono tutti abbastanza uguali, sicuramente fascinosi, mezzi londinesi… Ed è anche il loro bello: sarà il gusto a proclamare il vostro preferito. Come per Smashy aspettatevi un po’ di coda, ma ne vale assolutamente la pena.
SkassaSmash Cenisia
Poteva l’universo SkassaPanza non cimentarsi anche col mondo degli smashburger? Ovviamente no che non poteva. E quindi ecco SkassaSmash, un punto interamente dedicato al genere, che propone smashburger fatti davvero per bene. Il posto è abbastanza come tutti gli altri citati, decisamente piccolo, e invita all’asporto. Piccola menzione d’onore a una rinnovata zona Cenisia sempre più food e interessante: riscopritela.
