Già quasi 2.500 anni fa gli antichi egizi (ovviamente quelli che se lo potevano permettere) usavano inviare comunicazioni od oggetti (spesso anch’essi con valore simbolico) tramite corrieri. Ovviamente non si chiamavano così, ma il senso era pressoché quello odierno: una persona incaricata di portare qualcosa a qualcuno.
Non c’è da stupirsi, d’altronde l’uomo ha sempre avuto la necessità di comunicare e informare, che in fondo altro non è che la consegna di un messaggio. Furono i romani a creare i primi sistemi di comunicazione sfruttando carri e cavalli, ma anche i greci diedero il loro apporto in tal senso, basti pensare alla vicenda mitica di Filippide e della prima “maratona” della storia per consegnare un messaggio (le fonti un po’ si dividono sul se fosse una comunicazione di vittoria o una richiesta di aiuto).
Insomma, in qualche modo la storia delle consegne coinvolge ogni epoca umana, e ha in alcuni nomi le sue vicende più famose o emblematiche. Un esempio? Il Pony Express, un servizio di posta prioritaria attivo in Nord America durante la guerra civile, passato poi nominalmente alla storia, ma in realtà in funzione per un solo anno (fu soppiantato definitivamente dal telegrafo a fine ‘800).
La prima società di consegna di pacchi formalmente riconosciuta è stata però la Wells Fargo, nata a New York nel 1852, da un’idea di Henry Wells e William Fargo, già cofondatori di American Express qualche anno prima. La Wells Fargo si occupava principalmente di servizi bancari e trasporti/consegne tramite diligenza, anche se negli anni implementò sempre più il suo lato “finanziario” diventando una delle banche più importanti degli States.
In qualche modo la storia delle consegne coinvolge ogni epoca umana
E in Italia? Nel nostro Paese parlare di consegne significa molto spesso legarsi a nomi ormai parte della quotidianità di ognuno. Il più iconico è forse BRT, nato come Bartolini a Bologna nel 1928, ovvero quello dei camioncini rossi in giro per la città. Un colosso da quasi 2 miliardi di fatturato, in forte crescita anche grazie ai progetti innovativi portati avanti di recente dal proprio board. Due su tutti: l’e-commerce (con la forte implementazione di 8.700 punti di ritiro e spedizione BRT fermopoint) e una nuova politica di sostenibilità (sempre più leva di competitività per le imprese e “valore” riconosciuto dai consumatori).
Proprio in questo senso abbiamo parlato con Stefania Pezzetti, nuovo CEO di BRT, per farci spiegare numeri e disegno dietro questa “rivoluzione”.

In che direzione va BRT?
«L’obiettivo di questa transizione per noi è stato fin da subito chiaro: diventare una società etica capace di affacciarsi al futuro in un’ottica completamente sostenibile, e non solo dal punto di vista ambientale».
Che significa?
«Anzitutto mettere le persone al centro di ogni processo di trasformazione. Se si punta a creare un ambiente in cui si lavora al meglio, basato sulla legalità, sull’etica, sulla sicurezza e sul cambiamento virtuoso, le persone non ne possono essere estranee».
Però anche la sostenibilità ambientale ha il suo peso…
«Certamente. Ancora di più nel nostro settore e con i nostri numeri».
Come capiamo che non si tratta dell’ennesima manovra di greenwashing?
«Facciamo parlare i numeri: ad esempio nel 2023 abbiamo consegnato con mezzi a zero emissioni 18,3 milioni di colli; e per il 2025 prevediamo una riduzione del 27% di CO2 emessa per collo consegnato rispetto al 2020, 9 città servite solo da mezzi elettrici e 1.500 veicoli elettrici».
Come si affronta il futuro?
«Servono i numeri, le persone e le competenze. Ma soprattutto servono idee chiare su cosa vogliamo essere e cosa vogliamo diventare; noi ce le abbiamo».
