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Torino Wireless

Il futuro è senza fili

di Gianni Dimopoli

Primavera 2020

TORINO WIRELESS: UNA FONDAZIONE CHE COINVOLGE IL GOTHA DELLE IMPRESE E ISTITUZIONI DELLA CITTÀ PER CONTRIBUIRE ALLA CRESCITA DELLA COMPETITIVITÀ DEL TERRITORIO ATTRAVERSO LE TECNOLOGIE ICT. NE PARLA IL DIRETTORE, LAURA MORGAGNI.

Per primo è stato il telefono, poi sono arrivate le cuffie e, adesso, sono di uso comune auricolari e batterie: possiamo tranquillamente affermare che il presente è senza fili. Dove ci avrebbe portato la tecnologia lo avevano intuito già nel 2003 i promotori di Torino Wireless, la fondazione che annuncia già nel nome la sua missione: innovazione tecnologica per un futuro, appunto, senza fili. A governare le attività della fondazione, che attualmente vanta un organico di 27 collaboratori tra progettisti e staff, una manager grintosa, Laura Morgagni, ingegnere e mamma di Alessandro, di 8 anni, e Matilde, di 6, testimone della straordinaria capacità femminile di conciliare gli impegni familiari con una vita professionale intensa, che la porta spesso in viaggio per l’Italia e il mondo. Oltre alle normali attività, il direttore coordina le relazioni con i tanti e importanti soci fondatori: Ministero dell’Università e della Ricerca (MUR), Regione Piemonte, Città di Torino, Città Metropolitana di Torino, Camera di Commercio di Torino, Unione Industriale di Torino, Finpiemonte, Fondazione Links (già Istituto Superiore Mario Boella), FCA, Telecom Italia, STMicroelectronics, Leonardo, Intesa Sanpaolo e Unicredit.

Dal 2012 Torino Wireless è coordinatore del Cluster Tecnologico Nazionale dedicato alle ‘Tecnologie per le Smart Communities’

Il gotha degli stakeholder, pubblici e privati, della città, insomma. Con che obiettivo, ingegner Morgagni?

«La missione affidata a Torino Wireless è quella di contribuire alla crescita della competitività delle imprese del territorio, accelerando i processi di sviluppo di quelle che appartengono al settore ICT o impiegano le tecnologie ICT come fattore strategico di competizione».

L’ICT, ovvero la tecnologia informatica e della comunicazione, è senz’altro il fattore che più ha influito sul cambiamento delle nostre abitudini di vita e su come interagiamo con il mondo che ci circonda. Cosa si prova a dirigere uno dei centri nevralgici della città, dove ogni giorno persone di imprese diverse si incontrano per pensare, progettare e realizzare il futuro, superando inevitabili diffidenze e incomprensioni?

«È sfidante, entusiasmante, direi, accompagnare ogni volta le imprese in una pratica di coopetition, ovvero di cooperazione nella competizione. In pratica, il nostro lavoro è riunire intorno allo stesso tavolo imprese e soggetti che sono in competizione sul mercato, ma che in quel momento devono trovare modi e forme per collaborare tra loro all’interno di uno stesso progetto. Ecco, questo in poche parole è il nostro mestiere: progettazione condivisa, processi di innovazione anche nel modo di collaborare».

And-Italia

 

Quali sono oggi le iniziative più importanti di Torino Wireless?

«Dal 2008 Torino Wireless gestisce il progetto denominato Polo di Innovazione regionale per ICT, che spazia dai settori più tipicamente industriali fino alla promozione del territorio e dei beni culturali e alla tutela della salute e del benessere sociale. Inoltre, dal 2012 Torino Wireless è coordinatore del Cluster Tecnologico Nazionale dedicato alle ‘Tecnologie per le Smart Communities’».

Ci fa alcuni esempi di iniziative di successo del Polo ICT?

«Devo snocciolare alcuni numeri, allora. Secondo i dati del maggio scorso, il Polo ICT annovera 246 aderenti, di cui 208 piccole e medie imprese; di queste, ben il 70%, nel solo periodo 2009-’15, è stato coinvolto in 134 proposte progettuali che hanno movimentato oltre 31 milioni di euro di investimenti nel settore dell’ICT. A questi si aggiungono altri 11 progetti nel 2016-’17, con investimenti per oltre 6 milioni di euro».

I cluster nazionali che ha citato prima, invece, cosa sono?

«I cluster nazionali sono organismi istituiti dal MUR per favorire il dialogo tra il pubblico e il privato e tra l’amministrazione centrale e quelle locali, su argomenti che promuovono la crescita sociale ed economica sostenibile. Il Cluster Smart Communities, di cui Torino Wireless è coordinatore, supporta lo sviluppo di prodotti e servizi innovativi su una vastissima varietà di temi: cultura e turismo, energia e ambiente, government, istruzione e formazione, mobilità, salute e benessere, sicurezza e monitoraggio del territorio. I numeri del nostro cluster sono importanti: facilitiamo i rapporti di oltre 300 imprese e organismi di ricerca e di 50 città sui temi della ricerca e dell’innovazione con i ministeri di riferimento, ovvero quello dell’Università e della Ricerca e quello dello Sviluppo Economico, grazie anche a collaborazioni strutturate con importanti enti nazionali, prima tra tutti l’Agenzia per l’Italia Digitale. A questa rete, inoltre, hanno aderito 11 regioni italiane: Piemonte, Lombardia, Toscana, Veneto, Liguria, Provincia Autonoma di Trento, Emilia- Romagna, Umbria, Lazio, Puglia, Sicilia. Questa massiccia adesione ha consentito un’intensa attività di sviluppo di progetti collaborativi: 8 gruppi di lavoro, costituiti da imprese, enti di ricerca e istituzioni pubbliche di tutta Italia; 50 incontri, con la partecipazione di oltre 140 soggetti e per un totale di oltre 300 profili tecnici coinvolti, per la definizione di un programma di ricerca sui temi legati alle città e alle comunità intelligenti».

Durante l’intervista

Torino Wireless come ha contribuito ai cambiamenti della città?

«Mi viene in mente SMILE, il progetto nato per la progettazione, condivisa tra tutti gli stakeholder della città, del piano strategico di Torino Smart City. È stata un’esperienza entusiasmante, con la partecipazione attiva di Città, Provincia, Regione, enti di ricerca, imprese, associazioni: ben 350 persone di 66 enti, organizzati in 6 tavoli di lavoro (mobility, inclusion, life&health, energy, modelli di governance e sostenibilità, integrazione), che hanno prodotto 45 idee di sviluppo che tenevano conto degli 85 progetti già in corso in città, per una loro valorizzazione nell’ottica di Torino Smart City. In seguito, con il progetto Eco Quartiere abbiamo realizzato uno studio su un’area della città da destinare a dimostratore Smart City. E, infine, con Torino City Lab diamo supporto ai progetti già selezionati per le sperimentazioni di sistemi innovativi, tra cui il 5G, l’auto a guida autonoma e la nuova logistica urbana per mezzo dei droni».

Dalle sue parole emerge un quadro vivace e iperattivo della nostra attività di ricerca e innovazione. Sembra impossibile che le Regioni italiane, Piemonte compreso, non siano capaci di spendere tutti i fondi che l’Unione Europea assegna ogni 7 anni. Se avesse la bacchetta magica, per ovviare a questa incapacità cosa cambierebbe nel modo di operare dei soggetti, pubblici e privati, con cui lavora ogni giorno?

«L’economista italo-americana Mariana Mazzucato ha spiegato molto bene l’importanza di avere governi e territori coraggiosi per l’economia dell’innovazione. Alle imprese private, francamente, non mi sento di addebitare tante responsabilità: hanno sempre il coraggio di mettersi in gioco, di accollarsi il loro rischio di impresa, prova ne è il fatto che, per ogni gara e bando che riesce a vedere la luce, la rete delle nostre imprese risponde sempre con efficacia ed efficienza alle esigenze espresse dai capitolati. Purtroppo è vero che, spesso, i fondi dell’UE che arrivano alle amministrazioni pubbliche lì si fermano, per incapacità a definire in tempi celeri, compatibili con la durata del mandato di governo, dove e in che modo investirli. Ciò dipende dal fatto che la parte pubblica, a ogni livello territoriale, può cambiare i suoi indirizzi prioritari a ogni mutamento di governo, e a volte non schiera una classe di funzionari e dirigenti che trovi il coraggio di decidere».

Salutiamo il direttore e la ringraziamo per le sue ultime considerazioni. Crediamo di avere inteso qual è il punto: per marcare una discontinuità, i governi che si susseguono alla guida del Paese e dei territori hanno il diritto e il dovere di realizzare la loro visione, dichiarata in campagna elettorale e scelta dei cittadini. È importante, però, che sull’innovazione si investa comunque: annotiamo, ad esempio, che del piano nazionale della ricerca del Governo Conte I non si trova traccia nell’agenda del Conte II. Guardando a casa nostra, invece, siamo passati dalla città intelligente della giunta Fassino alla città laboratorio della giunta Appendino: non certo un cambio di rotta irrilevante, che fortunatamente fissa comunque obiettivi sfidanti, che pongono la nostra città sempre all’avanguardia. Con la stessa eccellente compagna di viaggio, Torino Wireless.

(Foto TORINO WIRELESS)