Giovedì 12 febbraio siamo tornati a Palazzo Saluzzo Paesana, a Torino, per un’altra puntata del format Dialoghi Metropolitani® dal titolo Tra visione e condivisione. Modelli di sviluppo e scelte strategiche in Europa. Di fronte a una platea gremitissima (anche un po’ in overbooking), l’appuntamento è stato condotto da Andrea Cenni, direttore editoriale di MediaPress, che ha moderato i due ospiti principali della serata: il notaio Andrea Ganelli e Guido Barosio, giornalista, storyteller e travel writer.
La domanda che ha aperto il confronto incarna un po’ il fil rouge di tutto il dibattito: nasce prima la condivisione delle idee oppure nascono prima le visioni che poi verranno condivise?
Ganelli e Barosio hanno dunque provato a rispondere a turni, portando sul palco le proprie esperienze dirette, l’analisi della Torino di oggi rispetto a quella di ieri, il confronto con altre case history europee. Vi segnaliamo alcuni highlights.

In particolare il notaio Ganelli ha sottolineato l’importanza della volontà di riappropriarci del nostro futuro, utilizzando energie locali e non agenti esterni, e stimolando un mondo del lavoro che non solo deve essere prosperoso, ma soprattutto ben indirizzato. Negli interventi del notaio tutta l’importanza di scegliere le direzioni che Torino dovrà seguire, con chiarezza e visione, e non per propaganda; una città multicentrica in grado di valorizzare il proprio DNA naturale dando forma concreta alle proprie visioni. «Lamentarsi è controproducente. Se le cose non ci piacciono, dobbiamo incontrarci, studiare, scegliere, programmare, per consegnare una città diversa ai nostri figli, costruita anche insieme a loro».
Parallelamente Barosio ha cercato di dare forma a queste visioni, portando esempi di città europee di media dimensione (200.000-800.000 abitanti), simili a Torino, che hanno saputo lasciare andare la loro anima industriale, rigenerando economia e progetti in modo costruttivo. Tra gli esempi Chemnitz, capitale automobilistica della DDR, oggi città di cultura, innovazione e turismo; poi Nantes, una case history a cui Torino dovrebbe guardare soprattutto per la determinazione con cui la città ha capovolto il proprio DNA; un po’ come Anversa, città industriale e portuale, in grado di “decentrarsi” e rinascere.
Insomma, a proposito della domanda che ha aperto il dibattito, potremmo dire: visioni e condivisione nascono, vivono ed evolvono insieme, in luoghi di discussione adatti a far circolare e mettere a terra le idee; occasioni “fertili” e intermedie che connettono con propositività società e istituzioni, e che Torino deve avere la capacità di coltivare. La grande partecipazione finale, con interventi e domande, è stata la dimostrazione concreta di quanto questi incontri siano determinanti per le città.
A seguito del confronto, un light catering per continuare discorsi e networking, in attesa del prossimo appuntamento di Dialoghi Metropolitani®.
