Non ci nascondiamo certo dietro un dito: la cucina peruviana è una delle nostre preferite, e una delle più considerate a livello mondiale, sulla cresta dell’onda al pari di quella scandinava o thailandese. Il calcolo è facile: nei primi dieci posti della classifica The World’s 50 Best Restaurants 2025 ben due ristoranti sono a Lima, capitale del Perù (di cui uno, Maido di chef Tsumura, è stato eletto miglior ristorante del mondo).

Basterebbero questi riconoscimenti a raccontarci lo spettacolo di una tradizione gastronomica che negli ultimi 30 anni ha compiuto passi da gigante (noi italiani avremmo molto da imparare a riguardo), valorizzando storicità e qualità delle proprie materie prime e ricette. Senza fermarsi mai, anzi evolvendo costantemente, animati da un’idea fondamentale: la tradizione è vita e movimento. Un leitmotiv che ci ha consegnato una cucina divertente, coinvolgente e soprattutto intelligente, connessa tanto alle proprie radici quanto a un radioso futuro.
Noi, per parlare di cucina peruviana e per rimanere aggiornati sul tema, tendenzialmente ci rechiamo da Vale un Perù (via San Paolo 52/B): Miguel e Patricia nei decenni hanno cresciuto un locale che è prima un laboratorio di divulgazione culturale e poi un ristorante; un posto per mangiare benissimo, in cui si ha la possibilità di immergersi in quella rivoluzione quotidiana che è oggi la cucina peruviana. Un po’ come se fosse, in piccolo, una metafora dell’evoluzione che la ristorazione peruviana ha affrontato dagli anni ’90 ad oggi.

Noi siamo tornati questo autunno da Vale un Perù per respirare l’aria di inesauribile fibrillazione che pervade la cucina peruviana, a Torino come a Lima. Partiamo dalle basi: cosa abbiamo trovato? Un quasi capolavoro, lo diciamo senza mezzi termini. E più nello specifico, un menu in buona parte aggiornato che riesce a raccontare l’anima intrinseca del Perù con una mano impeccabile, un’estetica perfino artistica e una brillantezza che ci ha spiazzato. Evoluzione, identità e tecnica appunto: il nuovo menu di Vale un Perù ha probabilmente compiuto quel salto in avanti che Miguel e Patricia hanno accarezzato per diverso tempo. Ora il tempo è maturo.

Dentro questo menu c’è tutto. C’è il fascino immutato e immutabile del ceviche (piatto mito, mitico e Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità dell’UNESCO); c’è la causa peruviana ormai passata dai mercati di Lima a scenari Hollywoodiani; ci sono i gyoza con curry, shiso ed escabeche: Perù e Giappone, in una parola nikkei (non chiamatela mai cucina fusion); ci sono i magnifici dessert figli dell’elegante estro di Patricia (menzione d’onore al brownie con cremoso di lucuma, un cult peruviano, per gli inca la madre di tutti i frutti). Il tutto accompagnato da una selezione di vini da Argentina, Perù, Spagna (segnatevi un assaggio di Txakoli dai Paesi Baschi) e da una drink list che è uno dei marchi di fabbrica di questo ristorante rodatissimo anche nel comparto cocktail (in cui spicca sua maestà il Pisco Sour, con un dito di schiuma, non di più).

Insomma, l’asticella da Vale un Perù si è ulteriormente alzata, grazie a un’idea di cucina mai doma, e grazie al grande lavoro che Miguel, Patricia e il loro team portano avanti ogni giorno. Un lavoro che oggi ci consegna l’indirizzo N°1 in città per capire in che direzione va la cultura gastronomica peruviana. È tutto buono, bello, interessante. È tutto evoluzione, e quanto ne abbiamo bisogno…
VALE UN PERÙ
Tel. 011.3835253

(foto FRANCO BORRELLI)
(Servizio publiredazionale)
