Un viaggio dove le fiabe vi attendono
C’era una volta… Es war einmal… Once upon a time… Dawno temu. Sempre la stessa frase, col medesimo significato, in italiano, tedesco, inglese e polacco. Quella con cui iniziano tutte le fiabe, che siano tradizionali o riscritte dai fratelli Grimm. Vicende popolate da draghi e principesse, bottegai scaltri e animali parlanti, ma rese celebri da luoghi che, appena si manifestano, non puoi fare a meno di riconoscere: castelli turriti e piazze dove si affacciano multicolori case in tonalità pastello. Quelle ricche dei mercanti di un tempo. Siamo nel cuore mitteleuropeo di una terra che fu polacca, boema, asburgica, prussiana, tedesca e poi ancora polacca. A lungo contesa, perduta e poi riconquistata; il cuore di tutto, il crocevia di ogni impresa, il provvisorio di dominazioni mai definitive.
Poznań, una storia millenaria, la nascita di una nazione
L’alba a Poznań ha il colore dell’ambra. La luce filtra tra le facciate fiabesche della piazza del mercato e scivola sulle pietre levigate dai secoli. C’è un momento, poco prima che le campane del municipio suonino, in cui la città sembra trattenere il respiro. I tavolini sono ancora vuoti, l’aria ha l’odore del pane caldo e del caffè appena macinato, le abitazioni rinascimentali sembrano quinte di teatro in attesa degli attori. Una leggenda mitteleuropea racconta che queste case – con la luce dorata delle tante finestre – attraessero nottetempo le fate in cerca di un riparo accogliente. Fate che “bussavano alla porta”, per ricambiare con doni fatati l’ospitalità ricevuta. Invece il viaggiatore dei nostri tempi arriva qui senza particolari aspettative.

Poznań non è la capitale scintillante, né la città monumentale che domina le guide. È una città pronta a svelarsi, ma lentamente, come una storia raccontata sottovoce. La sua storia è antica quanto la Polonia stessa. A pochi chilometri dal centro, sull’isola di Ostrów Tumski, nacque uno dei primi nuclei dello Stato polacco nel X secolo. Qui il duca Mieszko I ricevette il battesimo nel 966, evento che segnò simbolicamente l’ingresso della Polonia nella cristianità europea. La cattedrale di Poznań, austera e poderosa, custodisce ancora le tombe dei primi sovrani. Camminare tra le sue navate significa attraversare un millennio di storia, dalle pietre romaniche alle ricostruzioni necessarie dopo le devastazioni della seconda guerra mondiale. Le turbolente vicende medioevali ci parlano di un popolo guerriero, che adorava, prima della nuova religione, le forze della natura. Il cristianesimo lo rese autorevole, capace di creare una patria di cui i polacchi di oggi si sentono fieri discendenti.

Il cuore visivo e sentimentale della città è la Stary Rynek, la Piazza del Mercato Vecchio, una delle più belle dell’Europa centrale. Le case dei mercanti, dipinte di rosa, verde menta e ocra, sembrano uscite da un atlante anseatico. Al centro domina il municipio rinascimentale, capolavoro dell’architetto italiano Giovanni Battista di Quadro. È un edificio fortemente eclettico, imponente ed elegante, non assomiglia a nessun altro che ci sia capitato di vedere.
Città di confine, dove batte un cuore giovane e sorprendente
A Poznań il continuo mutare di identità ha lasciato tracce ovunque: nei viali eleganti del quartiere imperiale costruito dai tedeschi all’inizio del Novecento, nelle chiese gotiche, nei caffè moderni frequentati dagli studenti. Non a caso il poeta Zbigniew Herbert scrisse che Poznań appartiene a chi la attraversa. È una città di confine, e i confini sono sempre luoghi fertili di vicende fuori dal comune.

Passeggiando lungo il fiume Warta, oggi trasformato in una lunga promenade verde, si percepisce una vitalità giovane. Università (dei 536.000 abitanti 100.000 sono studenti), librerie, festival culturali, gallerie d’arte contemporanea: Poznań vive in equilibrio tra memoria e futuro. Nei bar del centro si bevono le eccellenti birre locali, discutendo di musica e politica, mentre le biciclette scorrono leggere tra i ponti. E poi c’è la sera. Quando le luci dorate illuminano la piazza e i palazzi sembrano galleggiare nel buio, Poznań assume un carattere quasi mediterraneo. Ma è arrivato il momento di scoprire qualche angolo imperdibile in città.
- Il Park Cytadela. Il più grande parco della città, costruito su una vecchia fortezza prussiana. Tra prati immensi e viali alberati si incontrano opere sorprendenti, come le figure senza volto dell’artista Magdalena Abakanowicz: una folla di statue immobili che sembrano camminare nel silenzio.
- Il quartiere “creativo” di Jeżyce. Vecchi palazzi borghesi, caffè indipendenti, panetterie artigianali e piccole librerie. Qui si respira una città giovane, universitaria, molto diversa dalla cartolina della piazza rinascimentale.
- La Palmiarnia Poznańska. Una serra monumentale, con migliaia di piante tropicali. Dentro si passa da foreste pluviali a cactus del deserto, con acquari e piccoli laghi. In inverno è uno dei luoghi più surreali della città.
- Il municipio rinascimentale. Le decorazioni a graffito mostrano figure mitologiche, animali simbolici, allegorie delle virtù e dei pianeti. Non era raro che architetti e artisti includessero riferimenti all’ordine celeste, alla trasformazione della materia e alla conoscenza segreta.
-

La cattedrale di Poznan, austera e poderosa, custodisce ancora le tombe dei primi re cristiani Il Castello Imperiale. A prima vista sembra una fortezza medievale, ma in realtà è stato costruito nel 1910 per l’imperatore tedesco Guglielmo II, quando la città faceva parte dell’Impero tedesco. Durante la Seconda guerra mondiale, dopo l’occupazione tedesca della Polonia nel 1939, il castello venne trasformato in una residenza per Adolf Hitler. L’architetto del regime Albert Speer supervisionò la trasformazione dell’edificio. La parte più sorprendente fu la costruzione di una sala del trono per il führer, di uffici per il governatore del Wartheland, di passaggi interni e ambienti blindati. Curiosamente, Hitler non visitò mai davvero il palazzo completato per lui. Oggi è un centro culturale pubblico usato per cinema, mostre d’arte, concerti e festival letterari. Ma nei sotterranei si celano ancora corridoi poco accessibili, costruiti negli anni Quaranta, non bunker segreti come quelli a Berlino, ma resti di una trasformazione architettonica incompiuta. Quale ne fosse il potenziale utilizzo (cancellato dalla sconfitta del Terzo Reich) resta un mistero.
- L’Enigma Cipher Center. Dedicato a tre studiosi polacchi che riuscirono, per primi, a decifrare il codice segreto Enigma, ritenuto inviolabile dai nazisti. L’impresa permise agli alleati di abbreviare di tre anni le sorti del conflitto. Un’affascinante e ludica esposizione permanente spiega, seduce, coinvolge, riportandoci in un mondo sospeso tra il secondo conflitto mondiale e la guerra fredda.
- La Porta Posnania. Concepita dallo studio polacco Ad Artis Architects, è stata inaugurata nel 2014 e propone un blocco compatto di cemento chiaro, quasi senza finestre, dalle essenziali forme minimaliste che dialogano in modo impattante con il contesto medioevale circostante.
- Il National Museum. Dentro, capolavori della pittura europea (come la celebre Spiaggia a Pourville di Monet), ma il punto di forza è rappresentato dai capolavori polacchi che spaziano dal medioevo all’arte contemporanea.

Storia di una fortezza tra rocce e foreste
Prima di giungere a Breslavia, sosta nel maniero di Książ: fortezza medievale, residenza aristocratica, laboratorio segreto del Terzo Reich e monumento storico polacco. Il castello sorge su uno sperone roccioso, tra le foreste della Bassa Slesia.

La sua storia comincia nel 1288, quando il duca Bolko I il Severo, della dinastia dei Piast, fece costruire una fortezza destinata a controllare le vie commerciali tra la Boemia e la Polonia.

L’epoca di maggiore splendore arrivò tra Ottocento e primo Novecento: il castello diventò un centro mondano frequentato dall’alta società europea. Figura leggendaria di quel periodo fu Maria Teresa Cornwallis-West, conosciuta come principessa Daisy, moglie del principe Hans Heinrich XV Hochberg. Inglese, brillante e anticonformista, Daisy portò a Książ un’atmosfera cosmopolita fatta di ricevimenti, cacce e incontri politici. Protagonista di quella stagione formidabile fu lo chef francese Louis Ardouin, stella del firmamento parigino che creò – nell’ultimo piano del maniero (perché gli odori non si diffondessero tra le sale) – il proprio regno: grandi spazi, alloggi per la brigata, attrezzature all’avanguardia.
Nel 1941 i nazisti confiscarono la proprietà e la inserirono nel progetto Riese: un faraonico sistema di costruzioni edificate nel sottosuolo, destinate (forse) a una misteriosa capitale ipogea. Depredato dai tedeschi in fuga, prima, e dai sovietici dopo, il castello cadde in disuso. Venne restaurato magnificamente nel recente ventennio. Książ è tra le location della pellicola, premio Oscar, La zona d’interesse, che ha raccontato le vicende familiari del gerarca nazista Rudolf Hess.

Breslavia, amata dal cinema e capitale senza esserlo
Breslavia nasce nel Medioevo, come importante centro commerciale sulle vie tra il Baltico e l’Europa centrale. Nel X secolo entra nello stato dei Piast polacchi e diventa sede vescovile. Nel XIII secolo viene incorporata nel Regno di Boemia. Dal 1526 segue il destino della monarchia asburgica e diventa una città prospera e multiculturale. Nel 1741, dopo le guerre di Slesia, viene conquistata dalla Prussia e assume il nome Breslau.
Nell’Ottocento si sviluppa come grande centro industriale e universitario dell’Impero tedesco. Durante la Seconda guerra mondiale è dichiarata “fortezza” nazista e subisce distruzioni devastanti nell’assedio del 1945. Dopo la guerra passa alla Polonia, viene ricostruita quasi interamente e assume il nome di Wrocław. Oggi Breslavia è una città che piace, il suo crocevia di storie, culture e bellezza gli è valso – nel 2016 – il riconoscimento di Capitale Europea della Cultura e di Capitale Mondiale del Libro. Patrimonio monumentale di prima grandezza, una “vita sull’acqua” che invita alla flanerie, un set culturale giovane e intrigante, un’anima ribelle (ma elegante), con centinaia di locali pronti a stupire, e con proposte gastronomiche tra le migliori dell’Europa centrale… Anche grazie a questo Breslavia è diventata una città cinematografica.
Due recenti produzioni da segnarsi per esplorare la città da un’altra prospettiva: Gli omicidi di Breslavia (serie visibile da noi su Disney+) e I flagelli di Breslavia, film disponibile su Netflix; un giallo-noir in una Breslavia nazificata e un thriller contemporaneo ad alta tensione. Da non perdere.
Acque, ponti e palazzi, crocevia di storie e meraviglie
Il cuore di Breslavia è Rynek, una delle piazze medievali più grandi d’Europa. Qui le case dei mercanti sembrano una multicolore scenografia teatrale: rosso mattone, verde smeraldo, giallo ocra. Al centro domina il municipio gotico, uno degli edifici civili più straordinari della Polonia. Le sue torri appuntite, e le decorazioni scolpite, raccontano il tempo in cui Breslavia era una potente città mercantile della Lega Anseatica. Nei secoli il palazzo ha visto passare imperatori, commercianti e rivoluzioni. Ma la vera anima di Breslavia è l’acqua.
La città si estende su una dozzina di isole collegate da oltre cento ponti. Camminando lungo le rive dell’Oder si scoprono scorci inattesi: campanili riflessi nel fiume, giardini nascosti, vecchie gru portuali trasformate in spazi culturali. Il luogo più suggestivo è Ostrów Tumski, l’isola della cattedrale. Qui Breslavia sembra tornare al Medioevo. Le strade sono illuminate da lanterne a gas, che ancora oggi vengono accese ogni sera da un lampionaio. Le torri della cattedrale di San Giovanni Battista si riflettono sull’acqua e l’atmosfera diventa quasi irreale, come se il tempo si fosse fermato ad osservare la storia e le sue evoluzioni burrascose. Nel cuore della città, all’interno dell’Università di Wrocław, si trova uno dei capolavori barocchi meno conosciuti d’Europa: l’Aula Leopoldina.
A nord del centro storico si trova Nadodrze: per molto tempo zona popolare e trascurata, ma negli ultimi anni è diventato il distretto creativo di Wrocław. Vecchie case ottocentesche, botteghe artigiane, gallerie e murales trasformano le strade in una sorta di museo urbano. È un luogo perfetto per capire la Breslavia contemporanea, lontano dalle piazze turistiche.
Altra curiosità: gli gnomi in bronzo. Sono nati negli anni Ottanta, come simbolo ironico del movimento di protesta contro il regime comunista, la cosiddetta “Alternativa Arancione”. Oggi gli gnomi sono diventati una caccia al tesoro urbana: bambini e viaggiatori li cercano tra piazze, ponti e cortili.
La sera a Breslavia i ristoranti si riempiono, i musicisti di strada suonano sotto il municipio, e l’acqua del fiume riflette le luci della città. Forse è proprio questo il segreto di Breslavia: un luogo che ha attraversato guerre, confini e trasformazioni, ma che continua a raccontare la propria storia con leggerezza. Una città che, dopo molte vite, ha imparato finalmente a respirare.
Altre tre tappe da mettere in agenda:
La Centennial Hall. Un edificio oversize dall’impatto formidabile, con la sua cupola in cemento armato, alta 43 metri e larga 65, Patrimonio UNESCO dal 2006. Progettata da Max Berg, ospita fiere, concerti e manifestazioni sportive.
Lo zoo di Breslavia. Si estende su 33 ettari ed è uno dei più grandi in Europa. Suggestiva la coesistenza tra pregiate architetture di inizio Novecento e sofisticate tecnologie studiate per il comfort degli animali. Spettacolare l’Afrykarium: 4.600 metri quadrati, con 19 piscine dedicate alla fauna acquatica del continente.
Antykwariat Naukowy, l’incantata libreria antiquaria di Peter e Margarita. Un luogo di libri e musica classica, custodito insieme al gatto Nota e al cagnolino Cocos.
POZNAŃ + WROCLAW, rotta gourmet in dodici tappe
La Polonia presenta uno degli scenari gastronomici più interessanti dell’Europa Occidentale. Nel XXI secolo la cucina tradizionale si è modernizzata con creatività e buongusto; attraverso una generazione giovane che ha saputo accogliere, con equilibrio e fantasia, influenze francesi, italiane e nordiche. Indirizzi da segnare:
Mangiare a Poznań
Arte (la modernità)
Ratuszova (la classicità)
Fromazeria (la sorpresa)
Bo. (tra mare e foresta)
Strona (very cool)
Dormire a Poznań
Mangiare a Książ
Castle restaurant (cucina di corte)
Mangiare a Breslavia
Le Gosse (tra Francia e Polonia)
IDA Kuchnia i Wino (abbinamenti di qualità)
Przystań & Marina (la classe in riva al fiume)
Wroclawska (un viaggio nel tempo)
Piwnica Świdnicka (il mito, dal 1273)
Dormire a Breslavia

(foto MARCO CARULLI)
