Giovedì 2 ottobre siamo stati al secondo appuntamento di Women In Charge On Tour, la tappa torinese di un percorso che sta attraversando l’Italia per parlare di gender equality e autonomia economica femminile. Dopo la prima tappa a Ferrara e in attesa della terza a Benevento, il format è arrivato in città ospitato nelle eleganti sale di Palazzo Saluzzo Paesana. Un luogo perfetto per dare voce a storie, esperienze e testimonianze che mettono al centro il valore del talento femminile, come leva imprescindibile per una società più inclusiva e sostenibile.
L’iniziativa, nata per creare spazi di confronto e riflessione, ha alternato momenti di dibattito a racconti personali, offrendo strumenti e strategie per sostenere il percorso di indipendenza economica delle donne. Un obiettivo ambizioso ma necessario, in un’epoca in cui il divario di genere rappresenta ancora un ostacolo concreto, soprattutto nel mondo del lavoro e dell’impresa.
Durante la serata si sono affrontati temi cruciali: dalla formazione professionale intesa come fattore di emancipazione, all’empowerment imprenditoriale con focus su strumenti e possibilità per avviare e consolidare progetti al femminile; dalla parità di genere come traguardo imprescindibile per lo sviluppo sostenibile, fino all’innovazione sociale, capace di generare inclusione e impatto positivo. Sul palco si sono alternate voci diverse ma autorevoli, ognuna con la propria esperienza e sensibilità.
L’avvocato e scrittrice Alessandra Bianchi ha ricordato come nella sua famiglia fosse centrale un principio: si studia o si lavora, ma in ogni caso si mantiene la propria indipendenza. Un insegnamento trasmesso da suo padre e che l’ha portata a riflettere sulla cultura del gender gap. Bianchi ha sottolineato che, a ottant’anni dall’ottenimento del diritto di voto, c’è ancora bisogno di strumenti legislativi, ma soprattutto di un’educazione diffusa tra le nuove generazioni per normalizzare la parità.
Francesca Casalino, CEO di WeMaMy, ha portato la sua esperienza di imprenditrice, raccontando come ancora oggi persista una mentalità che subordina l’autonomia economica delle donne a quella maschile. Nel momento in cui voleva acquistare casa, ad esempio, le venne chiesto lo stato lavorativo del marito, non il suo. Da qui la consapevolezza che le radici del problema siano soprattutto culturali, legate al territorio e alle abitudini sociali. Con WeMaMy, ha spiegato, cerca di riequilibrare il potere economico partendo dalla base, cioè dalla busta paga, creando comunità in cui impresa e condivisione crescono insieme.
Polina Bosca, CMO di Bosca S.p.A., ha raccontato invece la sua esperienza in un settore tradizionale come quello vitivinicolo. Ha insistito sull’importanza di crescere le nuove generazioni senza differenze di genere, e sulla necessità di un’indipendenza economica come fondamento della libertà personale. Solo se libere dal giudizio o dal controllo altrui, ha spiegato, le donne possono davvero crescere, farsi le ossa e conquistare spazi di leadership.
Silvia Donatiello, delegata Italia Turismo di Gran Canaria, ha portato uno sguardo internazionale. Dopo anni di viaggi e lavoro all’estero, ha notato come in Spagna certi temi siano affrontati con maggiore apertura, ma anche lì non mancano limiti e stereotipi. La sua esperienza l’ha spinta a fondare un’agenzia in Italia, e paradossalmente questo l’ha resa ancora più interessante sul piano internazionale. Una dimostrazione di come reti e connessioni possano aprire opportunità inaspettate.
Monica Cerutti, Co-Founder e Board Member di UN Women Italy, ha posto l’accento sul valore delle buone pratiche. L’Italia, ha ricordato, è tra i Paesi europei meno avanti sul fronte dell’occupazione femminile. Servono dunque reti, consapevolezza e l’importazione di politiche virtuose da altri contesti, con particolare attenzione ai settori del futuro, come lo STEM e l’intelligenza artificiale. Ha insistito sull’importanza di coinvolgere anche gli uomini in questo percorso, perché la parità è un obiettivo che riguarda tutti.
Il dibattito si è poi acceso sul tema della trasparenza salariale, che entrerà in vigore dal 1° gennaio 2026. L’idea che ogni lavoratore conosca lo stipendio degli altri nello stesso ruolo potrebbe ridurre il divario, ma le opinioni si sono divise. Bianchi ha evidenziato che la norma non coprirà il lavoro autonomo, lasciando quindi aperte disuguaglianze, e ha ribadito che la vera soluzione resta l’educazione. Casalino ha visto nella questione un problema culturale: dalla donna ci si aspetta che si prenda pause, dall’uomo no, e questo influenza anche la percezione dei ruoli. Bosca ha espresso perplessità, temendo che la totale trasparenza porti a gelosie e tensioni interne, sottolineando invece l’importanza di percorsi di formazione aziendale per cambiare la cultura dall’interno. Donatiello ha parlato di un approccio personale, basato sulla determinazione a ottenere ciò che ci si merita. Cerutti ha infine osservato come la legge sia di difficile applicazione, preferendo strumenti come le certificazioni che hanno già incentivato molte aziende a intraprendere percorsi virtuosi.
L’evento si è chiuso con un messaggio forte e condiviso: l’autonomia economica femminile non deve essere un traguardo lontano, ma una base solida da cui ripartire. Women In Charge On Tour non è solo una serie di incontri, ma un percorso collettivo che intreccia esperienze e idee, un invito a immaginare insieme un futuro in cui il talento femminile sia riconosciuto e valorizzato, a Torino come in tutta Italia.
