Si sono conclusi i The World’s 50 Best Restaurants torinesi, già ci mancano un po’… e quindi, a caldo, ragioniamo sulle cose che non dimenticheremo di questa bella (e passeggera) ventata di cultura gastronomica mondiale in città. Perché certo: è stato il mondo food globale a far visita a Torino, ma anche la nostra città ha saputo offrire agli “ospiti” notevoli spunti enogastronomici da non dare per scontati. Nello specifico: ecco 3 cose che non scorderemo dei nostri 50 Best torinesi.
- Latteria Bera caput mundi: meta di ogni gastronauta in città per i 50 Best, con un articolo dedicato sul The Guardian, con critici da ogni latitudine che le fanno visita, con i social invasi da “panna to go”, con la nostra, pienissima felicità di vedere sulla bocca di tutti uno dei più autentici testimoni della cultura gastronomica torinese.
- Massimo Bottura mattatore totale. Abbiamo visto in giro per Torino (alla Fondazione Sandretto per Illy, a Lingotto per la cerimonia dei 50 Best…) un Bottura in grande spolvero. Parla, spiega e vince pure il premio tra le icone dei 50 Best. Ovunque Massimo proteggici.
- I tanti ristoranti sulle pagine della nostra Ristoguida e nelle altre menzioni food, giustamente riconosciuti da noi, dagli altri narratori cittadini, dalle guide e testate del resto del mondo: Azotea, Osteria Antiche Sere, Scannabue, Caffè dell’Orologio, Le Vitel Étonné, Aria, Consorzio, Del Cambio, Gardenia, Scatto, Casa Vicina… E tutti gli altri. Abbiamo un patrimonio food & wine gigantesco: non servono eventi globali a ricordarcelo… ma quanto ci piacciono!
