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Il tennis

Lo ha inventato il diavolo

di Walter Perosino

Autunno 2023

COSA SIGNIFICANO LE ATP FINALS PER TORINO È ARGOMENTO SUL QUALE SI SONO GIÀ CONFRONTATI POLITICI E DIRIGENTI SPORTIVI TROVANDOSI D’ACCORDO SULLO STRAORDINARIO EFFETTO VOLANO CHE UNA MANIFESTAZIONE DI RESPIRO COSÌ GLOBALE, HA SAPUTO TRASMETTERE ALLA CITTÀ

Torino si appresta a tornare la capitale del tennis mondiale grazie alle ATP Finals, una ricorrenza che gli appassionati hanno segnato con la matita rossa sul calendario e che si rinnova per il terzo anno consecutivo. Dal 2021 chi ama il tennis, e soprattutto chi lo segue con fanatica costanza in Italia e nel mondo, non perde l’appuntamento piemontese di fine stagione che assegna un trofeo, con annesso un assegno che sfiora i tre milioni di dollari, e il simbolico riconoscimento di campione tra i campioni. Torino godrà di questa attenzione fino al novembre del 2025, data nella quale l’ATP, il massimo organismo che regola l’attività internazionale di questo sport, assegnerà nuovamente l’evento.

Cosa significano le ATP Finals per Torino è argomento sul quale si sono già confrontati politici e dirigenti sportivi trovandosi d’accordo sullo straordinario effetto volano che una manifestazione di respiro così globale, ha saputo trasmettere alla città. La scorsa stagione un indotto da 140 milioni di euro con qualcosa come 150.000 biglietti venduti a visitatori provenienti da 88 paesi del mondo, con annessi sorrisi soddisfatti della Federazione Italiana Tennis e Padel, e dei proprietari di alberghi e ristoranti della città. Ma al di là della fredda cronaca di un evento che comunque rivoluziona il quotidiano di qualsiasi comunità, resta il forte impatto emotivo per chiunque ha avuto un contatto, più o meno prolungato, con una racchetta.

Le ATP Finals 2023 di Torino permettono ai tennisti più passionali di avvicinare i migliori esponenti di questo sport, i migliori otto del mondo in base ai risultati dell’intera stagione

Il tennis figura tra gli sport più praticati al mondo, sul podio dietro a calcio e basket, ma in forte ascesa. Impossibile rimanere neutrali quando si iniziano a “scambiare due colpi”, anche perché, come ha ribadito uno dei campioni italiani più iconici, Adriano Panatta: «Il tennis lo ha inventato il diavolo». E non è difficile prenderne coscienza elencando le innumerevoli sfide che quello “scambiare due colpi” porta in dote: prima di tutto si gioca impugnando un attrezzo che, nelle intenzioni, dovrebbe diventare un prolungamento del proprio braccio/mano, e poi si aggiungono altri particolari diabolici come una rete, nel quale il nastro diventa alleato o nemico seguendo il flusso del fato, le righe che delimitano il campo e, infine, particolare non trascurabile, l’avversario.

Eppure il “diavolo” vero, quello con il quale non si può scendere a compromessi, siamo proprio noi stessi senza distinzione di categoria, tennisti professionisti, aspiranti tali oppure amatori: il vortice di pensieri che accompagna ogni partita è inarrestabile, i dubbi dribblano le certezze e ogni punto diventa un test destinato ad affondare o esaltare la nostra autostima. E alla fine resta saldo un assioma che cementa le basi di ogni sport, ma che nel tennis diventa una certezza: per quanto tu possa essere bravo o performante, giocatore di categoria o di circolo, alla fine troverai sulla tua strada sempre qualcuno più bravo di te, perché il tennis, dove un passante incrociato vincente fa pari un doppio fallo, non fa sconti.

Le ATP Finals 2023 di Torino permettono ai tennisti più passionali di avvicinare i migliori esponenti di questo sport, i migliori otto del mondo in base ai risultati dell’intera stagione. Assistere dal vivo a una partita o a un allenamento sui campi allestiti al Circolo della Stampa-Sporting di Novak Djokovic, proiettato verso il record di successi che oggi detiene in compagnia con lo svizzero Roger Federer a quota 6, rappresenta un vero e proprio regalo: dopo tante ore trascorse davanti a un televisore seguendone con apprensione le imprese distribuite tra Australian Open, Roland Garros, Wimbledon e US Open, ora c’è la possibilità di incrociarne lo sguardo, seguirne i movimenti e commentarne meravigliato i colpi.

Il Pala Alpitour, e tutta l’area circostante di piazza d’Armi, si apprestano a diventare un manifesto del tennis internazionale, impossibile non restarne affascinati. E stavolta il tifo trasversale potrà essere accantonato perché, come in occasione dell’edizione 2021 dove tra i “magnifici” otto figurava il nostro Matteo Berrettini, anche stavolta ci sarà un italiano a comporre uno dei due gironi eliminatori: Jannik Sinner di San Candido, che proprio lo scorso 5 ottobre ha raggiunto il suo punto più alto in classifica installandosi al numero 4.

Talento cristallino, a 22 anni, e dopo aver già vinto una rassegna similare, le Next Gen ATP Finals di Milano nel 2019, ha davanti a sé una carriera ancora tutta da disegnare, anche se l’acclarata “allergia” alla maglia azzurra, dopo le ripetute assenze maturate negli anni tra Olimpiadi e impegni di Coppa Davis, ne hanno minato la popolarità. Resta il fatto che a Torino sarà il più ricercato dai cacciatori di autografi che, comunque, non si lasceranno sicuramente sfuggire l’opportunità di incrociare altre icone del tennis contemporaneo come lo spagnolo Carlos Alcaraz, giovanissimo e letale per potenza e precisione.

T come Torino, T come tennis, T come tifo senza confini per questa 54esima edizione, la 49esima per il torneo di doppio, che si annuncia spettacolare e appassionante. E vinca il migliore… che nel tennis non è un auspicio, ma resta sempre una sentenza inoppugnabile perché in questo sport è sempre il migliore che vince.