Da Papa Francesco a Mattarella all’Agenda 2030, il tema dell’ambiente è diventato una priorità, ma «avremo centrato davvero il problema quando tutti parleranno di sostenibilità. Non solo gli addetti ai lavori, non solo i governi, ma i bambini all’uscita da scuola, gli amici in coda al supermercato». Chi parla è Giacomo Portas, da qualche mese alla presidenza dell’Environment Park coadiuvato da una squadra di collaboratori e dipendenti straordinari e fortemente motivati. In particolare Portas elogia il lavoro fatto fin qui dal direttore del Parco Davide Damosso e dall’amministratore delegato Matteo Beccuti.

«È questo il momento dell’ambiente, lo sappiamo bene noi che lavoriamo in una realtà che parla di sostenibilità da tempi non sospetti. Lo si evince dagli obiettivi fissati dall’Agenda 2030 e da impegni come quelli che il Comune di Torino ha preso, diventando una delle 100 mission city europee che si sono proposte come città di sperimentazione in ambito climatico. Quanto accade ogni giorno al nostro pianeta (basti vedere quanto è avvenuto a Bardonecchia quest’estate od ora in Libia) dovrebbe però ricordarci che la sostenibilità e la transizione energetica non sono concetti riservati ai pochi, ma un’urgenza sulla quale ogni cittadino è chiamato a riflettere, per poter agire di conseguenza. Io non sono né per gli estremisti dell’ambiente, che bloccano qualsiasi opera (ponte sullo Stretto, TAV…), né per i negazionisti che non credono al surriscaldamento del pianeta. Semplicemente dico che il buonsenso ci deve portare a cambiare mentalità e comportamenti. Sono i piccoli gesti che potranno aiutarci a vivere meglio. Ma vi ricordate la pattumiera? Da quel buco posto sul balcone buttavamo giù di tutto! Dalla coscia di pollo alla plastica, fino al rifiuto (a nostra insaputa) tossico. Questo scenario, spiegato oggi a un ragazzo di 15 anni, gli farebbe strabuzzare gli occhi! Eppure ce l’abbiamo fatta: la raccolta differenziata la facciamo tutti e con un discreto successo. E questo è solo un esempio di svolta. Se le cose risultano in linea con determinati principi di qualità, si possono fare. Così come internet ha portato a cambiamenti epocali, credo che la transizione ecologica potrà avvenire, un passo alla volta. Il problema c’è e va affrontato, coinvolgendo attivamente i cittadini».
La transizione ecologia, insieme a quella digitale e, più in generale, i temi della sostenibilità che comprendono la dimensione sociale, sono le grandi direttrici su cui si gioca la competitività
di oggi e di domani
Come lei stesso diceva Environment Park è stato un precursore, progettato vent’anni fa in maniera illuminata secondo canoni che ancora oggi risultano di assoluta attualità. Ci racconta la storia di questo Parco Tecnologico?
«Envipark (abbreviazione famigliare del nome completo, Environment Park, ndr) è stato concepito ormai più di 20 anni fa in tempi non sospetti, quando parole come “green” e “transizione ecologica” di certo non apparivano quotidianamente sulle prime pagine dei giornali. Fin da subito, però, Envipark ha riconosciuto, e saputo proporre, il tema della sostenibilità come attuale, centrale per le economie dei Paesi e fattore di competitività per imprese e territori. L’idea immediatamente affascinante è stata quella di conferire alla struttura stessa caratteristiche avanzate in termini di sostenibilità: è stata infatti realizzata a partire da un taglio netto rispetto al sito industriale dismesso e inquinato (le ex Ferriere) che qui aveva sede, diventando una infrastruttura sostenibile caratterizzata da tetti verdeggianti, oasi di verde, il legno come principale materiale di costruzione, e la presenza di fonti energetiche rinnovabili. La mini centrale idroelettrica è uno dei progetti più iconici che raccontano questa trasformazione: è stata la prima centrale idroelettrica ad essere attivata in ambito urbano e ha visto il recupero di un antico canale, realizzato nel ‘700 per alimentare i mulini, ora impiegato per produrre elettricità pulita. Questa centrale, attiva da circa 15 anni, produce il 50% del fabbisogno annuo di elettricità del Parco Tecnologico e sarà oggetto, insieme ad altri interventi, di investimenti che puntano a massimizzarne l’efficienza, ampliando ulteriormente il ricorso a fonti rinnovabili».

Oltre al contenitore, c’è tutto il lavoro fatto all’interno dell’Environment Park…
«Certo. Il Parco Tecnologico ha fatto tanto in termini di contenuti: da sempre contribuisce alla transizione ecologica del territorio, lavorando con imprese, enti di ricerca e amministrazioni su progetti innovativi che vedono la sostenibilità come driver principale. Nel tempo in Envipark si sono insediate moltissime aziende che hanno sviluppato iniziative in tal direzione, qui sono attivi importanti laboratori di ricerca industriale che riconoscono una profonda sinergia con Politecnico e IIT e, allo stesso tempo, Envipark è un riferimento per imprese che, pur non avendo necessità di trovare uno spazio fisico nella nostra struttura, sono a noi collegate attraverso la rete del Polo di Innovazione collaborando su progetti specifici. Envipark si rivolge anche ai territori e alle loro amministrazioni, attori fondamentali della transizione ecologia: l’impatto dei progetti a cui Envipark ha partecipato insieme alle amministrazioni locali, soprattutto in tema di efficienza energetica e mobilità sostenibile, è veramente significativo».
Envipark è un luogo di eccellenza che cerca di far capire che la sostenibilità non è un problema ma un’occasione di sviluppo, ma non tutti lo conoscono come meriterebbe. Che cosa farebbe Portas per dare a Envipark la notorietà che merita? Che progetti di sviluppo e ampliamento sta valutando e mettendo in atto?
«Envipark è una realtà molto conosciuta dagli addetti ai lavori, certamente meno dal pubblico. Ritengo che sia sempre più fondamentale che il Parco sia aperto e frequentato, anche attraverso iniziative culturali, incontri, eventi. La visibilità fisica è un elemento su cui bisogna lavorare in modo parallelo: i tetti verdi sono stati sì una soluzione di grande interesse ambientale, ma mimetizzano un’infrastruttura che merita di essere comunicata per la sua grandezza. Dobbiamo lavorare su questo: anche Envipark deve fare la sua parte nel rendere i concetti della sostenibilità alla portata di tutti. Tra i progetti pianificati è poi in atto un programma di investimenti sulla componente energetica dell’infrastruttura che la renderanno ancora più efficiente ma anche attrattiva, come il laboratorio in scala reale per chi vorrà sperimentare soluzioni innovative, anche digitali, per la gestione efficiente dell’energia. I settori in cui oggi il Parco è maggiormente impegnato sono la transizione energetica (con i nuovi vettori energetici come l’idrogeno e le innovative modalità di sviluppo delle fonti rinnovabili), l’economia circolare e la bioeconomia».
La sostenibilità ambientale sarà uno dei principali motori di competitività di domani. Come lo si racconta oggi agli imprenditori? È questo un tema che genera appeal verso gli investitori?
«La transizione ecologia, insieme a quella digitale e, più in generale, i temi della sostenibilità che comprendono la dimensione sociale, sono le grandi direttrici su cui si gioca la competitività di oggi e di domani. È una sfida molto complessa, come dimostrano i grandi dibattiti in corso relativi alla definizione delle politiche industriali europee: ci sono però alcune certezze su cui basare gli investimenti, come la riduzione dei consumi, una progressiva elettrificazione del sistema energetico, la necessità di un approccio circolare soprattutto verso quelle materie prime diventate critiche. Su questi pilastri sono già in corso investimenti molto rilevanti, sia nell’implementazione di soluzioni già pronte, sia in tecnologie su cui c’è ancora ricerca da sviluppare. Envipark si propone come interlocutore di quelle aziende che vogliono percorrere queste traiettorie di sviluppo: ad esse offre l’accesso a un ecosistema di relazioni e competenze tecnologiche, la capacità di strutturare progetti a partire da idee interessanti e l’accesso a infrastrutture di laboratorio gestite da enti di ricerca partner».
A che punto è Torino in questa narrazione?
«Torino sta certamente crescendo come riferimento su alcune delle principali traiettorie tecnologiche della transizione ecologica; le competenze industriali sull’economia circolare e la valorizzazione di prodotti di scarto, la gestione efficiente del ciclo delle acque, le conoscenze su ambiti più avanzati come l’idrogeno, la gestione e valorizzazione della CO2, l’innovazione in senso sostenibile di settori ad alto contenuto tecnologico come la mobilità e l’aerospazio.
Sono ambiti qui trattati certamente ad alto livello. Parallelamente, l’impegno della Città nell’anticipare i tempi per il raggiungimento degli obiettivi al 2030 testimonia un approccio di sistema che è necessario per affrontare sfide così complesse».
Competenza, coesione, progettualità… Quali sono le parole chiave della Torino del futuro?
«Direi che mi trovo assolutamente d’accordo: sono queste le parole chiave fondamentali per la sfida della transizione ecologica caratterizzata da un’estrema multidisciplinarità e da interconnessioni tra i diversi settori e sapori. Questi concetti sono anche determinanti per incidere sull’attrattività del nostro territorio: pensiamo che l’esperienza di una collaborazione che negli ultimi anni ha caratterizzato i rapporti tra Politecnico, IIT e Envipark, sia un modello che coniuga competenza, coesione e progettualità, appunto. I risultati ottenuti in termini di nuove iniziative di respiro anche nazionale testimoniano che il modello funziona ed è efficace nell’attrarre investimenti».
(foto MARCO CARULLI)
