Luca descrive la sua cucina (su richiesta) in tre parole: la prima è umiltà, la seconda sostanza, la terza stenta un attimo ad arrivare, ma non importa. La dicono i piatti che ci porta a tavola, da fotografare e assaggiare: la terza è ricerca. Luca Carità ha preso il timone del Belvedere (lo storico ristorante di famiglia) qualche anno fa, insieme alla sorella Alessandra. È uomo di cucina vero (se ne trovano sempre meno) e ama ciò di cui si prende cura. Per questo la terza parola non poteva che essere ricerca. All’inizio era una ricerca di indipendenza, poi è diventata una ricerca di identità; perché portare nel futuro il ristorante di famiglia, dandogli una propria impronta personale, non era missione semplice. Luca ci è riuscito. Con dedizione, con umiltà (eccola) e con quella già citata sostanza che ai fornelli e nelle sfide della vita fa tutta la differenza del mondo.
Un luogo dove mangiare bene i classici della tradizione piemontese
Una volta affermata, plasmata, stabilita la nuova anima del Belvedere, la ricerca è diventata questione di ogni giorno. Perché chi si ferma è perduto, e perché chi vive la cucina come Luca, non smette mai di crescere. Quindi, com’è oggi il Belvedere? Il Belvedere è un ristorante di qualità autentica e di passione concreta. Un luogo dove mangiare bene i classici della tradizione piemontese, ma dove mangiare bene più in generale. Perché qui si cucina per davvero: secondo estro, stagione, voglie, materie prime. Il menù cambia ogni due/tre settimane circa, senza rinunciare mai ai propri cavalli di battaglia; e potendo contare su prodotti esclusivamente d’eccellenza. I piatti di oggi sono un esempio della poetica culinaria che Luca e Alessandra hanno saputo costruire: tanto territorio, ma non solo territorio. Ci sono le costolette di agnello impanate in stile grissinopoli accompagnate da semolini dolci, ma c’è anche lo spaghetto agli scampi, e perfino il foie gras con pan brioche e cipolle rosse caramellate.

Luca ha esitato un po’ a dirlo, ma qui c’è tanta ricerca: sia negli accostamenti che nell’impiattamento. Rispetto a dieci anni fa il segno di discontinuità netto che si può scrutare in questo Belvedere è principalmente in due elementi: nella ricerca, appunto, e nell’estetica. Che in fin dei conti sono perfino due facce della stessa medaglia. Ma alla base deve esserci obbligatoriamente la conoscenza. Luca conosce i piatti, le ricette, le tradizioni… e quindi può giocarci un po’. È una tappa obbligata, se no vengono fuori dei pasticci. Poi sì, ovviamente ci sono tutte quelle prerogative che hanno reso il Belvedere un piccolo cult della ristorazione alle porte di Torino: il dehors bellissimo e verdissimo che funziona bene fino all’inverno (fosse per noi ci mangeremmo anche sotto la neve), la tranquillità di un luogo che non è fuori città ma pare in un altro tempo e in un’altra dimensione, la cortesia di una trattoria, con la cucina di un ristorante vero e proprio.

Il Belvedere è un po’ come il carrello di formaggi che ci ha mostrato Luca (raro trovarlo in giro di questi tempi): sollevi la cappa che “protegge” i formaggi e vieni inebriato da un vento di profumi meravigliosi che siamo sempre meno abituati a sentire. Per informazione: dal carrello per chi vuole ci si può creare una ruota di degustazione, intera (da 12 varietà) o mezza. Ultima grande novità il raggiungimento delle 800 etichette di vini in carta. Un lavoro lungo che ha portato a un gran bel risultato: «In verità è una passione che mi porto dietro da molto tempo – ci confessa Luca – Ma negli ultimi dieci anni mi ci sono potuto concentrare per bene, e oggi siamo arrivati a una carta dei vini non solo ampia ma veramente di qualità; è un orgoglio». Dentro i must del Piemonte, ma anche piccoli produttori chicche del territorio (alcuni barbareschi da mettere in agenda), i grandi della Toscana, l’Alta Langa imprescindibile, una parte dedicata ai francesi (Champagne, Borgogna…) e tanto altro; insomma una selezione da fare invidia a ristoranti d’altissimo ceto. Luca si prende cura del suo mondo, oggi sempre più dettagliato ed evoluto; come un moderno Davide (senza Golia) che lotta per le proprie idee. Il risultato? Un ristorante che consiglieresti senza il minimo pentimento a chiunque, perché sai che non sbagli. Noi chiudiamo con un finale dolce e stagionale: crema di cachi, meringa, panna e marroni. Salute!

