Torino, Estate 2024
Turismo. Automotive. Enogastronomia. Arte contemporanea. Aerospazio. Intelligenza artificiale. Università e Politecnico. Salute (e Città della Salute). Tennis. Cinema. Ciclismo. Storia. Musica. Questo l’elenco (incompleto) delle eccellenze, o prospettive, di cui Torino parla e ri-parla. Dichiarando di volerci puntare per distinguersi, risollevarsi e smettere di confrontarsi con Milano.
L’elenco esalta e fa girare la testa. Descrive una città in crescita, orientata al futuro, con visione e buoni intenti. La lettura della cronaca, meno pronta ad assecondare affermazioni normalmente proprie della classe più o meno dirigente, ci mostra altro.
Rivedibile manutenzione della città in tante aree verdi (da sempre orgoglio della Città), strade in condizioni imbarazzanti, sanità in difficoltà, popolazione in calo, giovani che troppo spesso vanno a studiare fuori e “stranieri” che qui si formano, ma poi lavorano altrove; aggiungiamo l’alta velocità e qualche intoppo (mettiamola così) su soggetti finanziari in senso ampio e lato. E poi: imprese troppo piccole, pochi investimenti, denaro non reinserito nell’impresa, ma conservato, a generare rendite e non reddito di remunerazione del capitale di rischio.
Dove sta la verità? Purtroppo non proprio nel mezzo. Le due situazioni sono vere entrambe, coesistono, ma quasi si annullano. Consentendo ad alcuni di affermare una realtà dorata a beneficio di una élite un po’ impolverata e ad altri, proiettati nel passato, di bloccare e protestare, nella malcelata speranza che Torino, a dispetto delle sue potenzialità, diventi una grossa città di provincia, ormai “felicemente” decresciuta e piena di biciclette ornate di cestini di vimini con mazzi di girasoli a intasare pericolose e insensate piste ciclabili.
Cosa fare allora? Innanzitutto, rifuggiamo tanto da chi si autocompiace quanto da chi, al contrario, ama autofustigarsi: i primi per evitare di agire e restare stabili nelle loro posizioni, i secondi per evitare, anch’essi, di agire, attribuendo ad altri le colpe proprie…
Puntiamo in alto: molto in alto! Teniamo in ordine la nostra casa. Obblighiamo le autorità a tenere la città pulita, a curare il verde, eliminando gli alberi pericolosi, ma sostituendoli con altri, così che i nostri figli possano goderne.
Stringiamoci intorno ad Artissima e al tessuto profondo dell’arte moderna e contemporanea: GAM, Museo di Rivoli, Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Camera, Fondazione Merz, Paratissima, The Others, OGR… E poi l’Egizio, Venaria, Stupinigi, Palazzo Madama, Palazzo Reale, Regio, Carignano, l’Auditorium RAI, l’Auditorium Giovanni Agnelli, MITO (era così unico quando si chiamava solo SettembreMusica…), le Luci d’Artista. Eccetera.
Viviamo il ritorno del Salone dell’Automobile come una festa, contestiamo chi augura la pioggia, e non facciamoci ingannare da proclami di faraonici investimenti nel settore: monitoriamo che le cose si facciano per bene, magari uscendo dall’utopia della mobilità solo elettrica.
Stiamo attenti, presenti, critici, liberi da vecchi servilismi. Godiamoci ATP Finals, Giro d’Italia, Giro di Francia e diventiamo promotori di eventi sportivi internazionali. Aborriamo le fiere tristi che sporcano, anche visivamente, il nostro splendido centro, trasformandolo in una sorta di mercato di periferia. Controlliamo chi ci governa; nella politica come nell’industria.
Infine, ecco uno slogan: “Torino è tornata!”. E il ritorno alla grande dipende da ciascuno di noi.

