In una notte gelida e limpida – nel Søren Kierkegaards Plads, il lungomare di fronte al Diamond di Copenaghen – Hans Christian Andersen incontra la Sirenetta, la sua creatura più celebre. Ma, come in un sequel della favola, i due personaggi non sono più gli stessi del 1837, data di nascita del loro primo incontro. Perché lui oggi è un architetto visionario, uno chef rivoluzionario, un artista concettuale… E lei (coda a parte) si presenta in abiti firmati Amalie Roege Hove, Nicklas Skovgaard, Elisabet Stamm, artiste di una moda urbana, fluida, teatrale e iconoclasta. Nei loro dialoghi – tra creatore e creatura prediletta – tutto cambia, seguendo lo spirito dei tempi. La traccia tangibile di questo personale remake onirico è la statua di Anna Marie Carl-Nielsen, realizzata nel 1921, ma posta in sito nel 2009.

Una nuova sirenetta per lo scenario della “nuova” Copenaghen, fiera di un poker di capolavori futuristici: il Diamante Nero della Biblioteca Reale di Danimarca, il Centro d’Architettura Danese, il Royal Danish Playhouse e il nuovo Teatro dell’Opera. Tutti edifici emblematici, vicini tra loro, impattanti e apparentemente “fuori misura”, per una capitale di soli 677.000 abitanti. Ma in questo caso la creatività non si calcola col numero dei residenti, coglie spunti ed energia da un mood avanguardista, detonante, intraprendente, tra i maggiori a livello europeo e non solo. E basterebbe già questo distretto marino per giustificare un viaggio verso la Copenaghen “modificata” e protesa al domani; ma c’è dell’altro, molto altro.

Ve lo racconteremo in 10 capitoli estratti dal reportage di viaggio del direttore.
Felicità, design, New Nordic Food
La Danimarca è oggi uno dei Paesi globalmente più solidi e fiorenti dell’economia mondiale, in cima nei principali ranking globali che trattano di innovazione, efficienza delle imprese e qualità della vita. Copenaghen è la città più felice del mondo? Secondo i parametri più autorevoli non ci sono dubbi. Se poi fosse seconda o terza poco cambierebbe. In Europa molte città hanno cercato nuove e recenti vocazioni. Dove il passato manifatturiero non era più attuale, la scommessa ha puntato verso turismo e cultura.
Ma a Copenaghen non è stato così, Copenaghen non ne aveva bisogno. Bella, accogliente e ricca lo era già prima, così è diventata contemporanea nel momento in cui ha deciso di usare la propria tradizione come trampolino, non come limite. Dal design alla gastronomia, dall’arte all’architettura, gli ultimi trent’anni l’hanno trasformata in un laboratorio globale, dove sostenibilità, bellezza e innovazione convivono.

Oggi la città è un modello internazionale: un luogo in cui la modernità non cancella il passato, ma lo reinventa. È una storia fatta di politiche urbane lungimiranti, di progettisti visionari e di una formidabile generazione di creativi. Grandi protagonisti e grandi progetti in ogni scenario. Per l’architettura il grande salto avviene tra la fine degli anni ’90 e i primi 2010, quando il governo danese e il Comune di Copenaghen investono massicciamente in rigenerazione urbana, infrastrutture culturali e waterfront.
Nomi da mandare a memoria: Bjarke Ingels, fondatore dello studio BIG, Henning Larsen, progettista dell’Opera House, Lundgaard & Tranberg Arkitekter, che ha firmato il Royal Danish Playhouse. I loro interventi hanno trasformato il volto della città, spingendola verso un urbanesimo sostenibile, sperimentale e riconoscibile.

Il design, già autorevole a partire dagli anni Cinquanta, si è arricchito in modo formidabile con gli interpreti delle generazioni più recenti: GamFratesi (dal 2006), duo italo-danese famoso per oggetti poetici e funzionali, Norm Architects (dal 2008), minimalismo caldo e materiali naturali, Hay (fondata nel 2002 da Rolf e Mette Hay), il brand che ha portato il “new danish design” nel mondo, rendendolo accessibile e colorato, Muuto, fondata nel 2006, innovazione e reinterpretazione dei codici scandinavi.
E per la ristorazione? Le icone della New Nordic Food: il tristellato René Redzepi e il suo ristorante Noma; Rasmus Kofoed, chef del Geranium, 3 stelle Michelin, miglior ristorante al mondo nel 2022; Rasmus Munk di Alchemist, due stelle Michelin, miglior chef al mondo nel 2024 e 2025, celebre per il suo menu olistico di 50 portate.
Musei che sono ciò che non sembrano
Copenaghen è la città europea con il maggior numero di musei pro capite. Due suggerimenti imperdibili:

Designmuseum Danmark, inaugurato nel 1926, esplora la storia del leggendario design scandinavo, dalla genesi alle espressioni più recenti. Tre i punti forti della collezione permanente: il Danish modern, che racconta cento anni di evoluzione attraverso oggetti emblematici, il “tunnel delle sedie”, la coloratissima sezione dedicata agli anni Cinquanta, Sessanta e Settanta, elegante, sorprendente, la visione di un mondo che stava cambiando per sempre.
Glyptotek, museo dedicato alla scultura di ogni epoca, spazio eclettico che unisce storia antica (assira, babilonese, egizia, greca, romana) + arte classica + arte moderna in un solo luogo.

Oltre alle mostre stabili, ci sono sempre almeno tre esposizioni temporanee. Al momento sono visitabili: Alia Farid – A sounding of the Earth (emblematiche installazioni a tema ambientale), Gauguin & Kihara (confronto visuale tra i due artisti), e Degas’ Obsession, un raffinato sguardo sull’impressionismo francese. Il sogno di Carl Jacobsen (mecenate fondatore, questa, in origine, era la sua casa) vi porterà in un universo senza confini.
La città nella città firmata Carlsberg
Il Carlsberg City District nasce sull’area dell’antico stabilimento della birra Carlsberg; la cui produzione iniziò nel 1847 grazie a J. C. Jacobsen. Dopo la chiusura nel 2008, l’area – circa 33 ettari – è stata oggetto di un progetto di riqualificazione urbana, che l’ha trasformata in un nuovo quartiere residenziale, culturale e commerciale, in cui convivono edifici storici, palazzine moderne, aree verdi, in un mix tra passato e presente, tra storia e vita urbana contemporanea.

Il mood è quello della rigenerazione, che ha restituito alla città, e ai visitatori, un’area che rischiava di essere dismessa. Il cuore industriale, dove veniva prodotta la birra, può essere visitato in un percorso multimediale, che racconta la storia dell’azienda e degli uomini che l’hanno creata e vissuta. Si termina con una degustazione guidata, ideale trait d’union tra passato e presente.
Già che siete qui non perdetevi uno dei migliori hamburger al mondo, al Gasoline Grill, dentro un chiosco in acciaio e muratura. E poi mettete in agenda Aere, bagno termale di onirica bellezza: grandi vasche in pietra, quiete rasserenante, penombra accarezzata da luci soffuse, acque dalla diversa temperatura – calidarium, tepidarium, frigidarium – proprio come nella Roma antica.
Lo space hub dell’arte contemporanea
Se il Contemporary Copenaghen lo avesse concepito un regista, quel registra sarebbe James Cameron. Lo visiti e pensi a Terninator, a immense basi spaziali, a edifici abitati da alieni giganteschi. 7.000 metri quadrati in cui immergersi in esposizioni di opere immersive, tecnologiche, sperimentali, sovente di grande formato, per loro natura bisognose di ambienti adeguati.

Il visitatore si aggira muovendosi tra installazioni multisensoriali, dove viene coinvolto da suoni, luci e proiezioni. Si visita il CC per mettersi un passo in avanti rispetto al presente, per comprendere il futuro dell’arte contemporanea da una prospettiva giovane, urbana, iconoclasta, transfrontaliera (geografica e culturale), ibrida e meticcia, che ci chiama ad essere partecipi e curiosi.

I gioielli emersi dal mare
Copenaghen ha costruito la propria identità moderna lungo i bordi dell’acqua. Oggi, la capitale danese è un laboratorio a cielo aperto in cui architettura contemporanea, paesaggio costiero e spazi pubblici si intrecciano in una visione coerente e riconoscibile. Il Diamante, attuale estensione della Biblioteca Reale, è forse l’icona più evidente di questa trasformazione. L’interno – che ospita anche il National Museum of Photography – ha un grande atrio centrale, con pareti bianche ondulate e una facciata trasparente verso il porto: l’effetto è di grande luce, trasparenza e modernità.

Tre passerelle collegano il nuovo edificio con la sede storica della biblioteca. Sontuoso l’auditorium da seicento posti, la parte interrata ospita le sale per esposizioni permanenti di levatura internazionale. Poco più avanti il Danish Architecture Center (DAC, con sede nell’edificio polivalente BLOX) prosegue questo dialogo: volumi sovrapposti, trasparenze e terrazze che invitano cittadini e visitatori ad attraversare liberamente la soglia tra città e acqua. Non è un museo sull’architettura, ma molto di più: si interroga sul futuro di questa disciplina, ospita mostre temporanee sul design urbano e la sostenibilità, e poi conferenze, workshop… e propone esperienze interattive e multimediali. Sempre fronte mare è posizionato il Playhouse, che ospita la compagnia di prosa del Teatro Reale. Nel suo cartellone drammaturgia classica e contemporanea, ma anche musical e produzioni internazionali.

E poi sua maestà la Copenaghen Opera House: uno dei teatri lirici contemporanei più belli al mondo. 41.000 metri quadrati, 14 piani totali e un auditorium che può raggiungere i 1.700 posti. L’esterno si distingue per la grande facciata in vetro sul waterfront, che lascia intravedere la “conchiglia” in legno che racchiude l’auditorium. Come in una immensa matrioska il pubblico è chiamato ad entrare (tramite passerelle sospese) in un nucleo centrale gigantesco (che ha qualcosa di extraterrestre), dove si alzano sette ordini di palchi che sembrano non finire mai. L’impatto visivo toglie il fiato per l’audacia dell’insieme, anche se non ci cantasse mai nessuno resterebbe indimenticabile.
La libera repubblica di Christiania
Non c’è niente come questo microstato nel cuore della capitale. Christiania, nel quartiere di Christianshavn, nasce nel 1971 come esperimento sociale spontaneo. Un gruppo di residenti e attivisti occupò l’area dismessa di una ex caserma militare, dichiarando il territorio “città libera”. L’obiettivo era creare un’alternativa alla società capitalista: un luogo basato su autogestione, condivisione e libertà individuale.

Fin dagli inizi Christiania attirò artisti, idealisti, hippie, ma anche figure più controverse legate al commercio informale di cannabis, concentrato in Pusher Street. Per anni la “città libera” ha oscillato tra utopia comunitaria e tensioni politiche. Lo stato danese ha più volte tentato di regolarizzare l’area, mentre gli abitanti hanno difeso con forza l’autonomia del quartiere. Nel 2011 è stato raggiunto un accordo significativo: la comunità ha creato una fondazione che ha acquistato parte dell’area, garantendo una forma stabile di autogestione, pur rispettando alcune norme statali.
Oggi Christiania è un luogo di contrasti, ma anche di grande creatività. Restano la vita collettiva, i murales sgargianti, le case costruite in forma originale (una sorta di Hobbiville), gli atelier, i laboratori artistici e i concerti. Si sta anche affermando una squadra di calcio locale – il Christiania Sports Club – il cui motto You’ll Never Smoke Alone ricorda il Liverpool, ma non solo…
Il fantastico regno delle pagine scritte
In Fiolstræde i libri ti parlano. Qui ha sede la biblioteca storica dell’Università di Copenaghen, inaugurata nel 1861, casa di centinaia di migliaia di volumi, chiusa nel 2009 e rinata nel 2023 come spazio culturale accessibile.

Oggi ospita eventi pubblici, esposizioni temporanee e conserva la magica atmosfera del grande salone di lettura. Ecco, vi è venuta voglia di libri passati di mano in mano, magari da portarvi a casa, per riporli con cura nella vostra biblioteca? Basta attraversare la strada ed entrare da Paludan Bog & Café, al numero 10. Qui i piani sono tre: il primo consacrato ai volumi in esposizione (ma non in vendita), l’ammezzato ospita la caffetteria e i libri (manco a dirlo) fanno da tappezzeria, ma il vero tesoro si trova nell’interrato, un dedalo di stanze e corridoi dove poter comprare di tutto, in tutte le lingue e a prezzi di realizzo. Edizioni particolari altrove introvabili, profumo di caffè, golosi piatti del giorno, atmosfera fuori dal tempo.
Un utile consiglio di viaggio
Va segnalato che i viaggiatori devono a Copenaghen affrontare prezzi abbastanza sostenuti, mediamente di un 30% superiori a quelli italiani. Quindi Wonderful Copenaghen, ma non per tutti. Ci sono però formule vantaggiose che aiutano a risparmiare e a ben programmare il soggiorno: come la Copenaghen Card, l’app che mette insieme gli ingressi per le diverse attrazioni e i mezzi pubblici. Strumento di formidabile semplicità che la maggior parte delle destinazioni europee dovrebbe prendere a modello.
Fuoriporta N°1 – Sulle tracce di Karen Blixen
A Rungstedlund, immersa nel verde affacciato sullo Oresund, si trova la casa-museo di Karen Blixen, tra le figure più amate della letteratura danese e mondiale. Qui la scrittrice de La mia Africa e de Il pranzo di Babette nacque, nel 1885, e trascorse gran parte della sua vita, tornando definitivamente dopo gli anni trascorsi in Kenya.

La casa conserva intatti gli ambienti in cui Blixen visse e lavorò: stanze luminose, mobili originali, oggetti personali e fotografie che raccontano la sua vita complessa e cosmopolita, la cucina dove amava (ogni tanto) cucinare per i suoi ospiti. Il percorso museale permette di entrare nel suo mondo creativo: la veranda dove riceveva ospiti, il salotto pieno di libri, lo studio dove scriveva, ancora carico del suo stile elegante e sobrio. Rungstedlund non è solo una casa, ma un paesaggio narrativo.

Fuoriporta N°2 – Pallido principe di Danimarca…
Il castello di Kronborg, affacciato sullo stretto di Oresund, nella città di Elsinore, è uno dei simboli più potenti della storia danese e della cultura europea. Costruito nel XVI secolo da re Federico II, nacque come fortezza strategica per controllare il passaggio marittimo tra Baltico e Mare del Nord.

Ma la fama mondiale del sito è legata soprattutto alla letteratura: Kronborg è infatti il leggendario castello di Amleto, nella tragedia di Shakespeare. Questo legame ha trasformato Elsinore in un luogo letterario unico, dove ogni estate il cortile del maniero ospita rappresentazioni teatrali del “Prince of Denmark”, con le più prestigiose compagnie mondiali.
Ogni anno decine di migliaia di visitatori raggiungono la città non solo per scoprirne la storia militare o l’architettura rinascimentale, ma per godersi il legame con il principe Amleto.
Copenaghen gourmand: 6 nomi da ricordare

- Vaeksthuset, ristorante nelle strette vicinanze dell’Opera House. Una bolla trasparente accoglie l’ospite nel suo anello di gusto teatrale, dove, al centro, fa bella mostra di sé un giardino d’inverno. Cucina contemporanea e ricercata, finger food di ispirazione nordica, attento ricorso a prodotti di prossimità, sorprese per il palato e minuziosa attenzione nelle preparazioni, estetica misurata in ogni dettaglio.
- Kanalhuset, nel quartiere di Christianshavn, per partecipare alla “communal dinner”: grandi tavolate, a fianco persone che non si conoscono, dividendo il cibo come in famiglia. Si inizia alla stessa ora (presto, le 19) e si finisce tutti contemporaneamente.
- Aamanns Genbo, per chi vuole affacciarsi sui sapori della Copenaghen del futuro, ma senza perdere di vista la tradizione. Lo chef è il talentuoso Adam Aamann, autore del libro Manual til smørrebrød, e infatti il menu è un’enciclopedia di smørrebrød, classici panini aperti danesi, dai tradizionali ai più arditi: oltre settanta opportunità.
- Almanak, dentro la Royal Danish Opera, un ristorante semplicemente indimenticabile. Per la location e per una cucina ricercata e contemporanea quanto serve, brillantissima nella freschezza e nella qualità di coquillages, ostriche e aragostine: un trionfo di mare che porta la Costa Azzurra sulle rive del Mare del Nord.
- Søly a Vedbæks, “fronte mare”, a una manciata di chilometri dalla casa di Karen Blixen. Pochi tavoli, ambiente luminoso e raccolto, clientela di habitué che sanno cosa scegliere, sapori di mare in tutta semplicità, accompagnati da una cucina lieve, attenta, che asseconda i migliori prodotti della costa.
- Brasserie Carl, il ristorante dello Skodsborg Hotel, nei miei giudizi il migliore approdo gourmet del viaggio. Merito di Bendix Laursen, l’head chef che punta deciso alla stella Michelin, e di Paolo Piacruza, head sommelier, piemontese di Alba. Cucina di prestigio per una clientela internazionale e di livello. Un ristorante ambizioso di cui sentiremo parlare…

(foto MARCO CARULLI)
