Nobile e ostinatamente discreto, amato e avversato, inadatto ad appetiti famelici, perfino sistematicamente e culturalmente sovrapprezzato… tanti auguri tramezzino piemontese! Nato a Torino nel 1926, il tramezzino compie nel 2026 cento anni: un secolo di storia gastronomica e culturale italiana.
Tra alti e bassi, amori, vizi e critiche ce l’hai fatta: un secolo di storia culinaria non è certo da tutti, soprattutto per chi è nato nobile ed elitario come te; ma, anche se non si direbbe, caro tramezzino, tu hai la scorza dura. Hai resistito al tempo, alla caduta dei re, a una città industriale e poi chissà. Hanno perfino provato a tostarti, a denobilitarti, a renderti un feticcio gourmand, come va di moda adesso… Eppure, basta fare una passeggiata per bar e caffè di Torino, e tu sei sempre lì, in centro come nei quartieri, fatto a regola d’arte oppure malissimo. Ma anche questo è il bello dei miti: generano nel tempo una quantità enorme di varianti (più o meno riuscite) che alla fine entrano a far parte del mito stesso.
Noi tempo fa ti abbiamo dedicato un articolo per raccontare un po’ la tua storia, con qualche annesso consiglio di gusto in città, ma oggi parliamo a cuore aperto, perché cento anni sono un traguardo che merita affetto e disinvoltura.
- Che tipo di panini avete?
- Abbiamo prosciutto, formaggio, prosciutto e formaggio…
- Prosciutto cotto o crudo?
- No, non mi piace… e formaggio?
- Ho capito, ci son tanti tipi di formaggio: stagionato, molle, filante…
- Senta, io stamattina mi sono alzato alle sei.
- Eh, e io alle cinque!
- Sì. A che ora è andato a letto?
- Non so, sarà stato undici e mezza, mezzanotte…
- Alle due.
- Ah be’ allora… formaggio! Mi scusi.
- Bravo!
Poi arriva Giacomo e compra due tramezzini… Se non l’avete riconosciuto, il dialogo in questione viene da una scena in treno di Chiedimi se sono felice (2000), in cui Giovanni e Max Pisu, il venditore, discutono per dei tramezzini. Dentro c’è un buon pezzo di Italia: discussioni sul niente, le “gare” inutili, la voglia alla fine di comprendersi… e soprattutto il cibo come fulcro del nostro piccolo universo. E poi ci dimostra come il tramezzino, nato “ufficialmente” nel 1926 a Torino come spuntino elitario, abbia poi abbracciato l’Italia tutta, sugli schermi e nella vita, e poi nei film, nei testi delle canzoni, nei fumetti, ieri come oggi. Ne diede il battesimo nominale direttamente Gabriele D’Annunzio, e a distanza di un secolo lo ritroviamo nelle strofe di artisti della nuova scena pop romana; così come lo scorgiamo nelle poesie di intellettuali torinesi degli anni ’30, mentre oggi torna nel marketing e nella pubblicità… Senza contare che l’incidenza si allarga ulteriormente se parliamo di “panini” più generale, di quei sandwich antenati del tramezzino stesso; quelli dei nobili inglesi ovviamente, ma anche di Harry, ti presento Sally o di Pulp Fiction, grazie alle magnifiche conversazioni tra i personaggi di Tarantino.
Vincent: Sai come chiamano un… un… un Quarter Pounder with Cheese in Francia?
Jules: Non lo chiamano Quarter Pounder with Cheese?
Vincent: No, hanno il sistema metrico. Non saprebbero cos’è un Quarter Pounder.
Jules: E allora come lo chiamano?
Vincent: Chiamano un “Royale with cheese”.
Jules: Un Royale with cheese. E come chiamano un Big Mac?
Vincent: Un Big Mac è un Big Mac, ma lo chiamano “le Big-Mac”.
Jules: Le Big-Mac. Ahahahaha. E il Whopper?
Vincent: Non lo so, non sono andato al Burger King.
Recentemente il tramezzino è stato addirittura al centro del dibattito social: prima con il trend (mai da noi particolarmente apprezzato) del “food-porn”, poi con un video di Franchino Er Criminale, girato proprio a Torino, che ha fatto non poco scalpore, nel bene e nel male. A noi tutto questo fa prevalentemente piacere: continuiamo a parlare del tramezzino, non solo a Torino, perché le storie vivono finché se ne parla; e, contrariamente alle aspettative, il tramezzino pare oggi vivissimo e chiacchieratissimo. Cento anni… portati benissimo!
