«Vorrei la pelle nera, cantare fino a sera, andare forte in moto, appendere le foto… Per me tu resti un mito, anche se hai trasgredito, io c’ho creduto sempre, all’arcobaleno…». Ormai undici anni fa (come passa il tempo uoh), ci lasciava Pino Daniele, uno che con la musica è riuscito a piacere un po’ a tutti (missione complicatissima). Lui se n’è andato sì, ma a noi è rimasto un incredibile patrimonio di canzoni che tutt’ora ci fa più ricchi. Ci sono rimaste le strofe, i giri di chitarra, la sua voce come uno strumento, le foto appese e da appendere, come cantava lui stesso in Bambina nel 1995.

Ecco, con il digitale, i drive, i cloud… ci siamo in parte dimenticati quanto siano preziose le fotografie fisiche, quelle che sopravvivono e si stropicciano, che si perdono e si ritrovano, un po’ come noi. In quella fragilità prossima e potenzialmente eterna risiede tutto il fascino della fotografia, fatta come gli uomini per durare per sempre e per finire da un momento all’altro, come Pino Daniele e la sua musica d’altronde.
Domenico Del Vecchio, chef e patron del ristorante Torricelli (inevitabilmente in via Torricelli 51) di foto in questi 15 anni di onorata carriera ne ha appese parecchie. Non solo per simpatia, piacere, riconoscenza, affezione, abitudine, ma perché la fotografia è di per sé una specie di metafora della sua idea di cucina. In che senso? Ora ve lo spieghiamo.
Nella cucina del Torricelli c’è una certa confortevole classicità che vibra alla stessa frequenza di una scatola di fotografie spuntata fuori casualmente da un vecchio armadio. C’è lo stupore ma allo stesso tempo gusti subito riconosciuti, c’è il calore della lieta riscoperta perduta, ma pure l’elettricità che sta sul confine tra noto e inaspettato.

Ce lo confermano alla perfezione i piatti. Mezzo pacchero burro, salvia, parmigiano e ragù bianco di coniglio grigio: ovvero un lessico che conosciamo alla perfezione, ma che in qualche maniera ci illumina ogni volta.
Discorso simile vale per la polpa di capasanta, salsiccia di bra e vellutata di piselli: di per sé materie prime prossime a noi, ma messe insieme che risultato daranno? Per esperienza personale, ottimo, così come il filetto di fassona, limone d’Amalfi, gamberi e maionese: questo sì un gioco, un divertissement che ci racconta molto di chef Del Vecchio, un’anima legata a doppio filo a questa terra, ma con il mare da sempre negli occhi. Iconica e obbligata la menzione alla Sua insalata di mare…

Chiudiamo il pasto con una sfera di cioccolato con frutti di bosco, ganache di cioccolato bianco e caramello salato: la coccola che speriamo di meritarci.

Terminiamo il pasto forse però ancora di più con una suggestione. Le foto (quelle vere, stampate) quando valicano gli anni, diventano perfino un po’ modaiole (qualcuno direbbe hipster), semplicemente perché raccontano epoche che in buona parte non esistono più, e a volte ci mancano anche se non le abbiamo vissute. Pensiamo al recente successo delle polaroid…
Incredibile, dopo tutto questo tempo, finire a pensare che la cucina del Torricelli possa essere in qualche modo anche hipster, come un negozio di vinili a Shoreditch… Assurdo! Noi, però, ci teniamo stretti questo ristorante fieramente torinese (nel cuore della Crocetta), in attesa della prossima fotografia.

TRATTORIA TORRICELLI
Via Evangelista Torricelli, 51 – Torino
Tel. 011.599814
Facebook: Trattoria Torricelli
Instagram: trattoria_torricelli

(foto FRANCO BORRELLI)
(Servizio publiredazionale)
