L’altro giorno ci ha scritto Arianna Sopegno, vicepresidente dell’Associazione Levrieri Piemonte ODV. Solitamente la nostra redazione non riesce (per motivi di palinsesto, spazi, volumi) a soffermarsi su tutte le comunicazioni che riceve, ma questa volta abbiamo incrociato le parole di Arianna e ci hanno catturato.
Cosa ci ha raccontato? Una storia che non conoscevamo molto bene. Ovvero quella dei levrieri (galgos della Spagna, greyhound dell’Irlanda e levrieri della Romania), cani da caccia e da corsa, dolcissimi, molto legati all’uomo, e allo stesso tempo vittime di un buco legislativo che nega loro la maggior parte delle tutele che fortunatamente gli altri cani oggi detengono. Come cani da competizione e da lavoro, i levrieri finiscono per essere utilizzati al pari di strumenti, e spesso purtroppo quando la loro funzione si esaurisce vengono abbandonanti o abbattuti.
Questa “prassi” ha generato negli anni una situazione che in Europa va aggravandosi (soprattutto a livello di numeri) e di cui pochissimi parlano. Proprio per questo sono nate in tutta Europa associazioni come quella di Arianna e della sua famiglia, impegnate a cercare di contrastare questo fenomeno tra rifugi e percorsi d’adozione (tutte le info sul loro lavoro le potete trovare sul sito).
Chiaro, di storie tragiche, di umani e animali, ne sentiamo davvero ogni giorno purtroppo… Ma la vicenda dei levrieri ci ha particolarmente toccato per il silenzio da cui è circondata. Non si tratta “solo” di una storia di cattiveria, ma di un sistema strutturalmente marcio che non ha nel proprio iter altro se non degrado e/o morte per dei cani che meriterebbero sicuramente un destino diverso. In un mondo che, specie sui social, ama esaltare l’amore per i nostri amici animali, il nostro invito è a dare uno sguardo anche alle storie meno “sponsorizzate”, come quella dei levrieri.
