Ha inaugurato al Museo Nazionale del Cinema, dentro la Mole Antonelliana, la splendida mostra My name is Orson Welles, dedicata proprio a uno dei più grandi geni del cinema e padre della settima arte per come la conosciamo oggi. Welles ha rappresentato una figura abbastanza unica nel panorama del cinema novecentesco, ostracizzato dalla sua stessa Hollywood, rinato in Europa… Il nostro consiglio per comprenderlo è assolutamente quello di godervi la bella esposizione concepita dalla Cinémathèque française e curata dal suo direttore Frédéric Bonnaud, adesso esposta alla Mole. E, in aggiunta, noi vi consigliamo 4 film per provare a capire Orson Welles, il suo cinema, i motivi per cui è stato così determinante.
Quarto potere (1941)
Imprescindibile. Necessario. Iconico. È considerato semplicemente il miglior film statunitense di sempre. All’uscita venne acclamato dalla critica e snobbato (non capito) dal pubblico. Troppo visionario per l’epoca chiaramente e a guardarlo oggi si capisce perfettamente il perché. Quarto potere semplicemente non può essere stato girato 85 anni fa, per avanguardismo tecnico, polverizzazione delle regole auree cinematografiche dell’epoca… E poi è il motivo di tutta la vita di Orson Welles, la ragione del suo boicottaggio eterno negli States… Insomma, il film da guardare per capire Welles e soprattutto il suo destino.

Macbeth (1948)
Un film girato in una manciata di settimane e con un budget ridicolo. Solo Orson Welles ha creduto in questo film, arrivando a produrlo e girarlo praticamente da solo. È la dimostrazione della capacità di Welles di fare cinema con quasi nessuna risorsa, la conferma che a volte bastano tecnica e buone idee per generare storie bellissime. Un bianco e nero meraviglioso, affilatissimo, nasconde tutta la miseria di una produzione più che scarna. Il Macbeth di Welles è uno dei motivi che ha spinto più generazioni di registi indipendenti a girare i propri film nonostante budget irrisori.

L’infernale Quinlan (1958)
Il titolo originale è Touch of Evil. Un film ripreso in tantissime versioni differenti, fortunatamente alla fine degli anni ’90 ci arrivò la versione finalmente completa ed estesa. Un film che ci consegna una figura iconica, quella del capitano Hank Quinlan (interpretato proprio da Orson Welles), un poliziotto dai modi rudi, in qualche modo precursore al cinema del detective “difficile”, conteso tra bene e male. In più, il film inizia con uno dei piani sequenza più famosi di sempre: tre minuti senza tagli in cui seguiamo una macchina con una bomba piazzata all’interno; sappiamo che esploderà, non sappiamo quando o perché.

Il processo (1962)

Tratto dal racconto omonimo di Kafka, questo film dimostra quanto Welles sia anche un autore in grado di riprendere opere altrui rimanendo sé stesso fino al midollo. Il processo è un film in qualche maniera “raro” perché troviamo un Orson Welles per una volta quasi del tutto libero di esprimersi. Lo vediamo soprattutto dalle scelte stilistiche che mette in campo per riconsegnare al pubblico il mondo distorto e grottesco di un’opera quasi onirica; specialmente attraverso degli spettacolari grandangoli che deformano continuamente la realtà, all’interno di una spirale simil assurda tutt’ora da corso universitario sulla storia del cinema.
