Circa dieci anni fa prendeva piede anche a Torino il format Open House; terza città in Italia (dopo Roma e Milano) a seguire la scia tracciata da Victoria Thornton a Londra oltre trent’anni fa. L’idea era semplice: offrire accesso gratuito a edifici notevoli, privati o solitamente inaccessibili, per promuovere l’architettura, mostrare bellezze un po’ nascoste, raccontare storie che solitamente stanno dietro porte chiuse. Nel tempo il format si è allargato a oltre quaranta città in tutto il mondo ed è diventato ritrovo per curiosi e addetti ai lavori.
Open House è diventato praticamente uno state of mind, un modo per aprire spazi chiusi, condividere, incontrarsi. Tant’è vero che oggi, quando viene aperta al pubblico una dimora di prestigio, tutti (media inclusi) finiscono a parlare di “open-house”. Un po’ come succede a quei brand che sostituiscono il nome stesso del prodotto che vendono, come Scotch, Scottex e tanti altri (il prezzo del successo…). Si tratta di un fenomeno interessante che in fondo accresce a sua volta la celebrità del brand stesso e ce lo abbiamo talmente davanti ogni giorno che non ce ne accorgiamo neanche più.
Ad esempio, ad aprile, Specht Residenzen Torino ha aperto la propria struttura di corso Palestro 5 per raccontare i suoi bellissimi spazi e per spiegare a curiosi e professionisti il concetto di senior housing, una tendenza che in Europa sta prendendo sempre più piede (noi ne abbiamo parlato qui). Un bell’appuntamento che tutti, media compresi, hanno narrato come un interessante open housing ideale per scoprire questi spazi, sia storici che moderni, ridisegnati su misura per una terza età evoluta.
C’è da dire che Specht Residenzen Torino ha già partecipato al calendario di Open House (quello originale), e forse parteciperà pure all’edizione del 2026, in programma a Torino il 6-7 giugno, ma quello che interessa a noi è più che altro il cuore di questo format Open House. Un cuore che batte tutt’ora al ritmo delle idee di Victoria Thornton che già nel 1992 pensava a un modo per rendere accessibile il nascosto e connettere invece che allontanare, specialmente quando di mezzo c’è qualcosa di bello da condividere.
Un tempo nei paesi le porte di casa erano tendenzialmente sempre aperte, poi anche lì sono state chiuse, per evidenti motivi di sicurezza… Però è bello aprire ogni tanto la porta e accogliere ospiti inaspettati per raccontarsi e condividere insieme l’anima dei luoghi.
