Ci sono progetti che nascono per rispondere a un bisogno immediato e altri che, invece, guardano lontano e provano a immaginare il futuro di un territorio. Sanitalia Medical Care appartiene a questa seconda categoria; una struttura nata negli spazi dell’ex Clinica della Memoria al confine tra Torino e Collegno, nell’ASL TO3, in un’area che conta circa mezzo milione di abitanti. Sanitalia Group ne aveva preso in gestione l’edificio durante la pandemia e, da quell’emergenza, è cresciuto un progetto molto più ambizioso, una clinica medico-chirurgica privata accreditata con il Servizio Sanitario Regionale.
Per raccontare questo progetto e le prospettive che apre per la comunità, sabato 27 giugno Sanitalia Medical Care ha ospitato un nuovo appuntamento di Dialoghi Metropolitani. Una mattinata di confronto dedicata al futuro dei servizi sanitari locali, alle nuove sfide della medicina e alle opportunità di sviluppo per Collegno e per il Piemonte.
A dare il via alle danze, Andrea Cenni, direttore editoriale del Gruppo Mediapress e ideatore di Dialoghi Metropolitani, che ha presentato e condotto ogni intervento.

Il primo è stato quello del padrone di casa, Simone Fabiano, CEO del Gruppo Sanitalia e presidente di ACOP Piemonte: «Questo evento rappresenta un’occasione per avviare un dialogo qualificato con istituzioni, professionisti del settore e manager sul tema dei bisogni sanitari dei prossimi anni. La sanità è in un momento di grande evoluzione: mai come oggi è necessario programmare, investire e creare risposte concrete che accompagnino i cambiamenti demografici, sociali e assistenziali del nostro Paese. Siamo orgogliosi di contribuire con questa struttura, che rappresenta un presidio strategico non solo per l’ASL di Torino 3, ma per tutto il territorio dell’area metropolitana torinese».
Poi i saluti istituzionali. L’onorevole Augusta Montaruli ha elogiato l’imprenditoria che sceglie di mettersi al servizio del proprio territorio: «Ringrazio tutti coloro che sono qui e Simone Fabiano per il lavoro svolto con questa struttura. È la dimostrazione che risorse pubbliche e private possono agire in sinergia, creando valore per tutta la comunità. Abbiamo sotto gli occhi un esempio virtuoso, che seguirò con attenzione».
L’assessore regionale al Bilancio della Regione Andrea Tronzano ha insistito sul valore del binomio pubblico-privato e sull’attrattività del Piemonte, con un plauso alla giovane età di Fabiano: «Non dobbiamo lasciare i giovani in panchina, perché sono il futuro: quando hanno la possibilità di fare le cose, le fanno, e pure bene. Simone Fabiano ne è la dimostrazione, e questa struttura conferma che pubblico e privato possono lavorare insieme, soprattutto se animati da energie fresche, innovative e competenti».
La consigliera regionale Alessandra Binzoni ha ricordato che la sanità deve restare pubblica senza dimenticare il ruolo del privato: «La sanità in Piemonte deve essere pubblica, ma non deve essere “solo” pubblica, perché il lavoro svolto insieme ai privati è importantissimo. La sanità è al centro dell’agenda della Regione, e iniziative come questa portano nuova energia ai progetti che dovremo coltivare».

Chiusura con il sindaco di Collegno Matteo Cavallone, che ha parlato da chi questo territorio lo vive ogni giorno: «Sanitalia porta una bella case history, fatta di innovazione, lavoro e, soprattutto, di servizi. E il nostro compito è stare accanto alle persone, anzitutto proprio con i servizi. Loro sono stati fin da subito disponibili al dialogo e noi, come dovrebbero fare le istituzioni, abbiamo immediatamente attivato una connessione importante, convinti che potremo costruire grandi cose».
E qui si è entrati nel cuore del dibattito sul rapporto tra pubblico e privato. Fabrizio Priano, capo dello staff dell’assessore regionale alla Sanità, ha raccontato il nuovo Piano sociosanitario, il primo dopo trent’anni: «Quest’anno abbiamo messo a punto il nuovo piano sanitario regionale, una road map importante che indica la direzione della nostra sanità. Un documento nato dallo studio delle esigenze e delle prospettive, ma soprattutto dal confronto con il territorio. Ecco, questo passaggio è sempre più importante e ricorrente, e occasioni come quella di oggi lo dimostrano con decisione».
Michele Vietti, presidente di Finpiemonte e di ACOP, ha invitato a mandare definitivamente in soffitta la vecchia contrapposizione ideologica tra pubblico e privato: «Oggi non siamo qui solo per presentare una struttura, ma per riflettere su un modello di sanità. Un modello che deve saper interpretare i cambiamenti della nostra società, l’evoluzione tecnologica, le nuove esigenze delle persone. E che deve poter contare su un connubio funzionante tra pubblico e privato, e su narrazioni concrete come questa».
Dai principi ai numeri. Giovanni La Valle, direttore generale dell’ASL TO3, ha portato la fotografia di chi deve garantire le stesse cure a tutti e che nel privato accreditato vede non un competitor ma un alleato: «La nostra ASL copre un’area davvero estesa, quindi abbiamo un punto di vista ampio sulla realtà sanitaria del territorio. Questa struttura è la più grande e bella a livello privato della TO3. Mi piace pensare che sia rivolta a Collegno, ma anche a tutta l’area, e che possa essere un esempio virtuoso per altre iniziative simili. Un progetto che fa bene a tutto l’ecosistema della TO3».
Maria Chiara Vietti, senior manager di EY, ha portato lo sguardo di chi i numeri li maneggia per mestiere. Dal 2027, ha ricordato, saranno le Regioni a selezionare gli erogatori privati tramite procedure pubbliche: vincerà chi saprà dimostrare, e non solo dichiarare, qualità, tecnologia e capacità. «Il privato accreditato non è un lusso o un’alternativa, ma un pezzo della sostenibilità del sistema; e ciò che è misurabile — ha chiuso — è anche ciò di cui pubblico e privato possono imparare a fidarsi».

A questo punto la parola è tornata a Simone Fabiano, per raccontare la “sua” Sanitalia. Investire qui, ha spiegato, ha voluto dire investire sul territorio e sulle persone, ragionando sui bisogni dei prossimi 10, 20, 30 anni. L’obiettivo dichiarato è ridurre liste d’attesa e mobilità passiva, essere complementari al servizio pubblico e ricordarsi sempre che un ospedale non è solo un luogo di cura, ma un presidio di sicurezza sociale: «La sfida vera è innovare non soltanto con le tecnologie, ma con modelli di cura che funzionino davvero per le persone».
In chiusura, alcuni interventi “extra”, arrivati da un pubblico che, come il panel, era più che qualificato. L’architetto Stefano Carera, direttore tecnico di Tecnicaer, ha affermato che «gli ospedali si calcolano, non si progettano»; tra l’idea di un ospedale e la sua apertura possono passare quindici o vent’anni, e per questo va misurato sui bisogni reali del territorio. Il direttore generale dell’ASL Città di Torino, Carlo Picco, ha portato l’esempio dell’ospedale oftalmico cittadino, riattivato e capace di abbattere le attese per la cataratta, la prova che il rapporto pubblico-privato funziona, a patto che sia il pubblico a tenere la regia. Infine Umberto D’Ottavio, ex sindaco di Collegno, ha ripercorso la genesi della clinica, una vicenda che lo ha visto coinvolto in prima persona per il ruolo che allora ricopriva.
Al termine della mattinata, un momento di dialogo e networking tra ospiti e relatori durante uno standing lunch.
Cosa ci portiamo a casa noi? La sensazione che, su un tema serissimo come la salute, i muri ideologici servano a poco, e che le risposte buone nascano lì dove competenze diverse, istituzioni, medici, manager, progettisti, si parlano davvero e ne discutono insieme, come in questi Dialoghi Metropolitani.
(foto MARCO CARULLI)
