Il giovane Sinner
di ANDREA CENNI
Quando abbiamo pensato alla prima copertina di una possibile trilogia Sinner, che già in origine avevamo un po’ in mente di fare, una cosa non volevamo: il bravo ragazzo sportivo con la maglietta bianca, rigido nel suo essere tutto d’un pezzo, di buona famiglia e per di più che sorride, anche senza motivi apparenti.
Volevamo una cosa diversa, ma senza sapere ancora cosa.
Quindi quando ci capitò per le mani questo scatto di Ryan Persie, fotografo sportivo dalla spiccata voglia di originalità nel racconto, ci guardammo esterrefatti: invece di andare noi alla ricerca della cover, era la cover che ci aveva silenziosamente raggiunti e, dopo qualche svolazzo, si era sdraiata da sola sul tavolo della redazione.
Era il 2024: a giugno Sinner era diventato il primo numero 1 italiano del tennis mondiale di sempre; allo stesso tempo l’approdo e l’inizio di una carriera sfolgorante. Come cover avremmo forse potuto mettere uno Jannik già campione, ma sul tavolo della redazione, grazie a Persie, in mezzo alle nostre ormai infinite copertine che ci guardavano dalla parete dove sono affisse, ci siamo ritrovati un altro tipo di scatto: Il giovane Sinner, il nostro giovane Sinner.
Ci eravamo di colpo resi conto di essere entrati con una foto nella letteratura e nell’arte: Il giovane Holden, I dolori del giovane Werther e poi lei, La ragazza col turbante, più nota come La ragazza con l’orecchino di perla, di Jan Vermeer, stessa posa, stesso sguardo.
Avevamo in pratica la copertina a disposizione, come l’avessimo commissionata a Caravaggio qualche tempo prima: le luci e le ombre che caratterizzano il suo tenebrismo, lontana mille chilometri da una copertina sportiva che volevamo, giustappunto, tenere a distanza.
L’uso drammatico del chiaroscuro, il realismo che trasforma lo sportivo che un giorno diventerà milionario in un ragazzo dai tratti popolari, dall’espressione intensa, sempre con la sensazione che la luce arrivi da una finestra lì di fianco, che non c’è, ma fa entrare lo stesso la luce che illumina il volto. Come nella Vocazione di san Matteo a San Luigi dei Francesi. L’espressione del giovane è intensa, e l’imperfetto diventa un tratto caratterizzante. Ancora non lo sapevamo, ma stavamo per mettere in copertina l’unico Caravaggio della nostra storia: Il giovane Sinner.

Gli eroi son tutti giovani e belli
di GUIDO BAROSIO
Agosto 2025, telefonata tra la Provenza e Alassio, protagonisti Andrea Cenni e il sottoscritto. Tema: la cover autunnale, perché la cover arriva sempre domani, ignorando stagioni e calendario. Stabilito che l’avremmo dedicata alle Finals – il nuovo totem metropolitano, già celebrato nei quattro anni precedenti – restava da indentificare il soggetto.
La logica e la popolarità avrebbero voluto un Sinner bis, ma la nostra storia e la scaramanzia meno. Torino Magazine, la rivista dei volti iconici, aveva “raddoppiato” solo due volte in 175 numeri. E poi lo sport è uno scenario ricco di insidie, il più sdrucciolevole di tutti. I campioni appaiono e scompaiono, si infortunano, vincono (tanto), ma anche perdono (fragorosamente). Tenerli al top della visibilità per tre mesi è un rischio, lo sappiamo.
In quel giorno assolato si prese la decisione giornalisticamente inesorabile: Sinner bis. E da quel momento l’epica si allineò con il dato sportivo. Celebrare chi vincerà, come nel 2024, è una felice intuizione, un gesto audace (e anche fortunato), una scelta di campo premiata dagli eventi. Ma ricelebrare chi vincerà di nuovo ha il sapore del trionfo: noi con lui, noi di nuovo con lui, noi con la copertina del campione in carica che si ripete frantumando record e avversari.
E, soprattutto, noi la rivista delle Finals, noi il magazine di Torino capitale mondiale del tennis, noi che abbiamo incoronato, in sequenza ininterrotta: Nadal, Federer, Djokovic, l’ultimo a vincere il trofeo prima di Sinner, e poi Sinner, uno e due.
La città – bella come solo i grandi eventi la rendono bella – esibiva i poster con il campione guerriero, eroe, feroce e vincente, con l’oro della copertina a esaltare il gesto col pugno chiuso, il gesto della vittoria. Persino la Rai di Bolzano, nel cuore di piazza Castello, celebrava Torino Magazine, facendomi raccontare il perché e il percome, inquadrando la rivista feticcio, nostra e di tutti i torinesi.
Ma che Sinner abbiamo raccontato in questo secondo capitolo? C’era il dato tecnico, dovuto, ma c’era anche lo Jannik “torinese”, portato a spasso per la città, coi suoi miti, in un fumetto che ce lo attribuiva, come nuovo concittadino. Operazione un tantino spregiudicata, forse. Ma renderlo sabaudo ci sintonizzava su un mood ormai evidente: Sinner non era solo un grande campione – l’italiano vincente del torneo – ma uno di noi: icona delle Finals, adorato da fan di ogni età, amatissimo anche da chi non aveva mai preso in mano una racchetta.
Ma torniamo un momento a quello scatto in cover, dove sublimiamo il concetto di atleta che polverizza il nemico facendolo assurgere a Eroe, con la E maiuscola. Omero avrebbe scritto: «Cantami o diva del Pelide Achille l’ira funesta che infiniti addusse lutti agli Achei»; e Victor Hugo: «Occorrono, sulle vette, permanenti e fiere lezioni di coraggio, perché il genere umano possa avanzare».
Le Finals 2025 non sono state semplicemente il ripetersi di un successo. È stata la vittoria dell’Eroe che sa di aver vinto prima ancora di scendere in campo. E, come lui, lo sa il pubblico, che accorre a un cimento già prestabilito. Quella copertina è la corona di Achille. Non tutte le vittorie sono belle uguali… qualcuna lo è un po’ di più.

Jannik X sempre
di TOMMASO CENNI
5 è il numero perfetto è una frase sbagliata, è un errore. E non solo. È anche il nome di un film del 2019 scritto e diretto da Igort, tratto da un suo fumetto uscito nel 2002. Io quel film, carino, simpatico, l’ho visto. In sala Blu, all’Eliseo di piazza Sabotino.
Un amico “di fuori”, recentemente, passandoci proprio davanti mi ha detto: «Ma qui a Torino avete cinema ovunque?!». Praticamente sì, certo non come un tempo, ma Torino e cintura contano una trentina di sale attive; e poi ci sono i festival, le rassegne, il TFF, le retrospettive… Questo succede perché Torino ama gli schermi, il cinema, le imprese, le icone. Ovviamente le ama a modo suo, come ha amato (e ama) Jannik Sinner a modo suo.
5 è il numero perfetto, dicevamo, è una frase sbagliata, perché in realtà il detto ritiene il numero 3 come particolarmente armonico ed equilibrante. Per questo e altri motivi, quando ci siamo ritrovati davanti al quesito sull’ennesima copertina Finals (in discussione la cover, sicuramente non la celebrazione del torneo), l’idea di comporre la trilogia ci ha subito strizzato un po’ l’occhio (in realtà ci ammiccava da qualche anno…). Noi abbiamo reagito più o meno con la stessa determinazione con cui approcci il cameriere che chiede: «Abbiamo ancora spazio per un dolcino?».
Dobbiamo ammetterlo, suonava bene: Sinner alla terza, la trilogia, la trinità, il terzo capitolo della saga… il Sinner ter ci è parso subito molto comodo. Era marzo 2026, prendemmo l’idea e la mettemmo in congelatore.
Il tempo poi ci ha portato semplicemente il consiglio che aspettavamo: una terza copertina Sinner/ATP Finals era tutt’altro che comoda. L’infortunio, i problemi, le voci, il poco campo… la comodità che pensavamo di trovare in quella soluzione era decisamente svanita. Diradata come certe nebbie padane a tarda primavera di tanti anni fa che fortunatamente non ci sono quasi più. Tolto il fumo, però, ci era rimasto, anche un po’ insospettabilmente, l’arrosto.
Scegliere Sinner di nuovo, scommettere sulla trilogia, non era più una questione di comodità, ma di volontà. Non era facile, ma doveroso. Il nostro modo di continuare a rendere grazie all’uomo da San Candido che ha cambiato per sempre la concezione di un intero sport. Mettendo Torino sulla mappa del tennis globale.
Sinner sempre, comunque e ovunque. Anche da assente. Sinner icona, con la testata arancione, la faccia un po’ stanca, ma fiera. E con quell’aura che non si lava e non si cancella. Che prescinde il campo perché con il rettangolo di gioco c’entra poco. Ormai parla un’altra lingua, quella delle icone, dei simboli, della leggenda, del cinema che noi torinesi amiamo tanto.
Un’icona che torna in copertina anche in questo Autunno 2026, come una preghiera, un ritornello, un giuramento: Jannik X sempre.
