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Alberto Ansaldi

Manager del cambiamento al Koelliker

di LAURA SCIOLLA

Estate 2018

È IL NUOVO AMMINISTRATORE DELEGATO DELL’OSPEDALE KOELLIKER. ALBERTO ANSALDI È OGGI ALLA GUIDA DELLO STORICO ‘OSPEDALINO’: CON LA DEFINIZIONE DI UNA VISION CHE VA DALLA CREAZIONE DI SINERGIE SUL TERRITORIO ALLO SVILUPPO DI UN MODELLO EFFICIENTE DI SANITÀ

Oggi il tema ‘sanità’ è certamente al centro dell’attenzione in Italia e in Europa per l’evidenza data dall’importanza che assegniamo tutti alla nostra salute e per il valore economico che rappresenta nei bilanci degli Stati. Anche in Piemonte è chiaro a tutti gli operatori del settore che il sistema nel suo complesso debba allinearsi agli obiettivi definiti dai 53 Stati membri della regione europea dell’OMS che hanno immaginato un quadro comune di azioni volte al miglioramento della vita delle persone da un lato e alla ricerca di efficienza della spesa dall’altro. Non sempre infatti maggiori costi corrispondono a maggiori risultati, molto dipende dai processi che i sistemi sanitari mettono in atto, dai livelli di prevenzione che vengono raggiunti e dai team che gestiscono le aziende sanitarie pubbliche e private. Dalla sinergia che i diversi modelli riescono a generare e dalla capacità delle risorse umane che debbono governare questi processi dipenderà gran parte della sostenibilità della nostra salute nel futuro. Abbiamo voluto in questo nostro viaggio all’interno della sanità ricevere il contributo di un manager di settore che di recente ha assunto l’incarico di amministratore delegato di una delle più storiche strutture cittadine: l’Ospedale Casa di Cura Koelliker, l’Ospedalino, come l’abbiamo sempre chiamato noi torinesi. Nato a Serravalle Scrivia, torinese acquisito e ormai affezionato alla città, il neo amministratore delegato ha fatto carriera nell’ambito della gestione e consulenza manageriale contribuendo a numerosi progetti di riorganizzazione e sviluppo di imprese manifatturiere e di servizi, ricoprendo sempre ruoli chiave.

Mi sento di definire l’offerta del nostro territorio più che buona. Fermo restando che il fare rete tra il privato e l’andare a braccetto con il pubblico potrebbero essere davvero le due ‘corsie’ (per usare una metafora medica) da percorrere per confermarci vincenti

Dal suo punto di vista di manager della sanità, qual è il suo pensiero sintetico su Torino e i suoi servizi?

«Torino e il Piemonte da secoli esprimono capacità, competenze e una serietà che difficilmente si trovano altrove. Ma persiste una questione tutta piemontese: non siamo bravi a comunicare l’eccellenza. Un concetto che dovremmo tutti sforzarci di affermare, ognuno nel proprio ambito. Questa dinamica tocca infatti anche il settore sanitario. Non mi riferisco a una sterile difesa della territorialità, ma a una orgogliosa rivendicazione dei valori che questa regione esprime. Ricordo che la difesa delle nostre eccellenze e l’incremento della nostra offerta sanitaria possono determinare un rilevante impatto economico e sociale. Dobbiamo cogliere l’invito che arriva da più parti a partecipare in modo attivo a un ‘Piano Marshall’ del nostro territorio, volto non solo a trattenere ma anche ad attrarre professionisti, per garantire il miglior servizio possibile nell’interesse della collettività. Mi chiedeva una mia opinione sulla sanità in Piemonte: mi sento di definire l’offerta del nostro territorio più che buona. Ma per confermarci vincenti, il margine di miglioramento è da individuare in un sistema che vede il privato o convenzionato fare rete con le altre eccellenze di cui ho parlato prima, ed essere da complemento all’offerta pubblica».

L’ospedale Koelliker di Torino

A livello di programmi europei il termine prevenzione sta assumendo un senso sempre più ampio e sempre più direttamente connesso alla salute futura della popolazione, ma concerne anche la componente economica del bilancio sanitario.

«Siamo convinti che la prevenzione sia uno dei punti chiave per lavorare sul futuro. Si vive di più, ma si vive male, spesso con patologie non a rischio vita ma invalidanti dal punto di vista fisico e psicologico rispetto alle quali l’utente fatica a trovare un risposta esauriente dal sistema sanitario. Si tratta di ‘malattie sociali’ che generano un impatto economico enorme sulla collettività. Fare prevenzione significa per noi anche stimolare e favorire una cultura sanitaria, partendo in primis dal mondo dei bambini. Tanto più che questo ci riporta alla vocazione storica del Koelliker, che nacque proprio come ‘Ospedalino’ per i più piccoli. Per citare un’iniziativa concreta, stiamo organizzando un progetto chiamato SOS Peso per combattere l’obesità infantile: un team formato da endocrinologi, psicologi e fisioterapisti lavoreranno con le scuole per accompagnare i bambini (e i genitori) in un percorso culturale di consapevolezza, fornendo anche gli strumenti per risolvere l’eventuale problema, caso per caso».

Ha fatto riferimento al concetto di cultura. Cosa significa sostenere la cultura sanitaria?

«È sempre più importante stimolare nei cittadini una presa di coscienza attiva per quel che riguarda la prevenzione. Bisogna rendersi conto che migliorare la propria vita è possibile, anche a fronte dei ‘nuovi’ disagi che caratterizzano i nostri tempi (diabete, sovrappeso, dolori cronici). Sostenere la cultura sanitaria significa per me lavorare affinché lo staff del Koelliker venga considerato un facilitatore che mette a disposizione i servizi adeguati per supportare il paziente anche nel proprio ‘percorso di prevenzione’. Il paziente non si deve rivolgere alla struttura solo nei momenti ‘critici’, ma vedere in noi una risposta di qualità a una legittima istanza di benessere».

Il dottor Giuseppe Larosa, la dottoressa Giuliana Preti e la dottoressa Ursula Morabito al lavoro con l’Amministratore Delegato

Quali sono i valori su cui fondare una gestione efficiente, e l’esempio Koelliker come si inserisce in questo contesto?

«La regola universale del lavoro di un manager è motivare le persone. Sono loro il motore di ogni azienda che funziona. Come? Fissando nuovi obiettivi individuali e condivisi, dando prospettive di crescita, creando progetti comuni che generino un senso di squadra. In altre parole, introducendo una cultura manageriale. Nasco come uomo di numeri: l’attenzione all’aspetto economico finanziario è la base per ipotizzare un percorso di crescita. Sono dell’idea però che i numeri siano necessari, non sufficienti. Bisogna definire una mission, e creare attorno a questa una progettualità per il futuro».

Alberto Ansaldi ed Edoardo Massaglia all’inaugurazione della nuova divisione di Fisiatria Fisio Koelliker

Qual è la mission Koelliker?

«La nostra missione è concorrere a migliorare la qualità della vita. Questo è chiaro. Ma non bastano gli slogan. Per farlo concretamente bisogna definire un’identità, stabilendo cosa vogliamo essere, cosa vogliamo e sappiamo fare in un’ottica d’eccellenza, lavorando nel rispetto dei nostri valori. E poi condividere il processo con tutta la struttura, a partire dal corpo medico. Ho notato che quando la leadership prende una direzione chiara, il singolo, rassicurato, partecipa con maggior motivazione, sentendosi parte di un progetto comune. Con mia sorpresa e gratificazione noto che l’approccio pragmatico sta qui già dando i suoi frutti: focalizzarsi sugli obiettivi, stressare sui tempi (il mercato non aspetta), sono regole che stimolano e incoraggiano. Lo conferma la crescita del fatturato. E siamo solo all’inizio».

Il Corpo Medico dell’Ospedale alla Convention Koelliker del 9 giugno a Pollenzo

Cosa può ambire ad offrire ai cittadini una struttura come il Koelliker?

«Non abbiamo pronto soccorso, non gestiamo l’emergenza. Questa condizione, per certi versi privilegiata, deve responsabilizzarci nel definire gli spazi della nostra missione e nello svolgerla nel migliore dei modi possibili: il che significa poter contare su un’equipe di eccellenza, investire costantemente in nuova tecnologia e strumentazioni all’avanguardia, sviluppare un approccio multidisciplinare (riteniamo che una sanità evoluta debba dare una risposta integrata e multidisciplinare alle esigenze del malato che spesso sono complesse e vanno trattate in modo articolato). Altro punto fondamentale è l’accompagnamento dei nostri pazienti nel loro percorso ‘ospedaliero’– interessante l’iniziativa ‘Ask’, ‘chiedi’ in inglese ma anche acronimo di Assistenza e Servizi Koelliker, rappresentato iconograficamente da una mano amica, ndr. – così come l’organizzazione di poliambulatori sul territorio laddove si ritenga che la presenza dei nostri esperti possa rappresentare un plus per il cittadino e rispondere a eventuali criticità. Ma non possiamo eccellere in tutto. Dobbiamo puntare alla massima qualità per gli ambiti che scegliamo di proporre. Per ‘tutto il resto’ credo sia importante creare sinergie con altre realtà del territorio, in modo da essere l’una complemento dell’altra».

Le tecnologie all’avanguardia dell’unità Operativa di Diagnostica per Immagini Koelliker

Se è vero che fare rete con gli attori del territorio è la chiave di volta per ottimizzare i costi di gestione e massimizzare i risultati per l’utente, cosa si può fare affinché ciò accada?

«Fare rete è un obiettivo centrale. L’ospedale Koelliker non deve essere considerato un’isola. Vogliamo inserirci sul territorio come soggetto attivo, individuando i bisogni del cittadino e creando partnership in grado di soddisfarli».

Ad esempio?

«Interagendo con i medici di base (che sono i primi a indirizzare i pazienti) e con le farmacie. Poi con altre realtà eccellenti come si diceva. E, infine, lavorando nella consapevolezza di essere complemento sempre più fondamentale al servizio pubblico. Il nostro compito è infatti quello di agevolare, laddove il budget in SSN sia ‘saturo’, la prestazione privata in tutte le sue forme, riducendo il divario di costo rispetto al pubblico e fornendo strumenti d’accesso utili come i finanziamenti agevolati. Chiediamo solo di stabilire regole chiare di collaborazione, e soprattutto la definizione del tetto di base per i budget. È un appello che rivolgo alla Regione Piemonte».

Alberto Ansaldi

Quindi anche aprirsi al territorio creando momenti di conoscenza e condivisione di servizi e informazioni?

«Sì, stiamo agevolando l’accesso alla nostra struttura attraverso momenti gratuiti di conoscenza come gli Open Day: aperti al pubblico e focalizzati su problematiche specifiche. Non dimentichiamo che il nostro azionista di maggioranza è l’Istituto Missionari di Maria SS. Consolata. Noi sentiamo la responsabilità laica di interpretare la missione dei nostri azionisti, missione orientata e aperta verso il bene della collettività».

(Foto di MARCO CARULLI)