Cosa c’entra un livornese con Torino? C’entra eccome. Soprattutto se si chiama Federico Frusciante.
Torino è e vuole essere città del cinema (e di cinema); vuole esserlo nel futuro, nel presente e nel passato, dalla Mole Antonelliana al circuito dei suoi cinema indipendenti. E quindi, è giusto che la città, chi ne fa parte, i suoi mezzi d’informazione, dedichino un tributo, anzi un pensiero, a un ragazzo che per tutta la vita si è preso cura del cinema.
Federico Frusciante non è stato un critico cinematografico, non è stato un influencer, non è stato un creator, né certamente un vip (termine che avrebbe straodiato), ma allo stesso tempo è stato tutto questo. Probabilmente, e in breve, è stato un gigantesco innamorato della settima arte.
Sempre a suo modo: da livornese coriaceo, da comunista convinto e non per pentimento, da compagno simpatico e determinato, da persona vera, con i pregi e i difetti in bella mostra.
Ha raccontato il cinema con un amore talmente potente da diventare spesso scontro, poi dialogo, poi incontro, con la spontaneità di chi non riesce a concepire maschere e ipocrisie (proprio a livello di epidermide).
Non è stato una voce fuori dal coro, perché del coro non gliene è mai importato una sega (come avrebbe detto lui). Ma allo stesso tempo è stato un punto di riferimento per almeno un paio di generazioni che grazie a lui si sono avvicinate al cinema vero, quello fatto di poca critica e tanta voglia di stare in sala, col buio attorno e i mondi sullo schermo.
Non piaceva a tutti e ne andava fiero. Ma adesso che, purtroppo e non sappiamo nemmeno il perché, si è chiuso questo capitolo, siamo sicuri che tutti siano d’accordo su un punto. Ovvero che Federico Frusciante è entrato, con la voce roca, gli occhi azzurri e le idee ruvide come gli scogli, nelle case di buona parte degli italiani, specialmente di chi ama il cinema. A Torino come a Livorno, a Napoli come a Milano. E quindi sì, Federico Frusciante c’entra con tutti quelli che si emozionano ancora quando in sala van giù le luci. Noi ci tenevamo a salutarlo, un po’ come tutti.
