
Grande folla di gente, distribuita (più o meno consapevolmente) tra piazza Carlo Alberto e piazza Carignano, tardo pomeriggio. Tutti aspettano gli 8 tennisti più forti del mondo, pronti a sfidarsi a Torino in uno dei tornei tennistici più importanti del mondo: le ATP Finals. E ci siamo anche noi.
Il blue carpet è in piazza Carignano, poi viene tolto e portato in piazza Carlo Alberto: parte da dentro il Museo del Risorgimento e finisce in piazza (ci abbiamo capito poco noi e si vede anche loro). Il giro degli 8 maestri è particolare: arrivano al Museo del Risorgimento, attraversano piazza Carignano (autografi, foto…), entrano al Teatro Carignano; e poi tornano indietro: di nuovo piazza, folla, stavolta sì blue carpet vero e proprio, altro giro di fan in piazza Carlo Alberto (che per l’occasione colora la Biblioteca Nazionale con bei giochi di luce).
Una tiritera di non semplice interpretazione (nemmeno per noi con accredito, info…), ma che in fondo ci riconsegna una Torino emozionata, un po’ confusa, ma in definitiva felice, internazionale, vogliosa di accogliere il gotha del tennis globale.

E i tennisti? Belli, eleganti, composti, rapidi quanto basta. Niente scene alla Beatles, tranne un po’ per Jannik che giocherà a dir poco in casa tra qualche giorno (con lui i decibel si alzano x10).
Concluso l’ultimo giro sul blue carpet, saliamo le scale del Museo Nazionale del Risorgimento per la conferenza stampa “a gironi”. Prima Sinner, Medvedev, Fritz, De Minaur. Poi Zverev, Alcaraz, Ruud, Rublev (girone bello equilibrato). Chiaramente Jannik è il più interpellato: risponde alla domanda/provocazione sull’essere il favorito, schivando e parlando di torneo agguerrito perché popolato dagli 8 tennisti migliori del mondo; elude il tema del sorteggio, perché tanto per vincere bisogna battere un po’ tutti; si “batte” contro l’enorme celebrazione che lo vuole come simbolo totale del tennis italiano, e rimanda a un movimento in salute e in crescita. È un uomo in missione, per il movimento, per se stesso, per la storia, ma non perde la consueta flemma.
Poi usciamo, la folla aspetta i tennisti, purtroppo becca solo noi, in attesa che escano gli otto fenomeni… Chiuse le sfilate, da domenica sarà battaglia.

