Fa strano pensare a quanto sia stata “piccola” e allo stesso importantissima la Prussia, uno stato che neanche esiste più, ma che per secoli ha segnato il destino dell’Europa tutta, specialmente nel periodo dei suoi sovrani “illuminati” nel sedicesimo secolo. Eppure, forse, oltre alle storie, ciò che ci lega maggiormente alla Prussia in questi tempi ormai lontani dalle conquiste di Federico I, è la Manzetta Prussiana. Non è uno scherzo, più che altro una constatazione: nell’ultimo periodo ci è capitato diverse volte di imbatterci in una ricetta gastronomica che contemplava la Manzetta Prussiana (più o meno ben gestita). Intanto di che si tratta? Non è una razza di bovino, per fare chiarezza, ma un taglio pregiato, una selezione di scottona (giovane femmina di bovino) proveniente dalla Polonia, e in particolare da quella che fu la Prussia Orientale. Parliamo di carne di grande qualità, con una dolcezza accentuata, data dall’alimentazione anche a base di barbabietola da zucchero.

Ecco, ma perché deliriamo? Perché siamo tornati da Ca’ Mia – Casa Albano, in quel di Moncalieri, e gli chef, Marco Albano e Davide Tedesco, ci hanno preparato una Manzetta Prussiana alla griglia con crema di blu del Moncenisio e zucca. Una vera goduria. Avevamo voglia di dirvelo.

Ovviamente i motivi per prenotare un tavolo da queste parti non si esauriscono con la Prussia: sono tantissimi, includono una schietta rielaborazione delle ricette cult piemontesi, l’uso di materie prime assolutamente non banali, una sana voglia di sperimentare senza diventare maldestri, una selezione di vini ormai così espansa che non ricordiamo esattamente il numero di etichette… E se non bastano queste motivazioni, vi raccontiamo la nostra cena.
Prima di tutto ci siamo finalmente goduti il nuovo, gigantesco dehors coperto che con l’autunno che incalza è davvero una meraviglia: si assaporano tutti i colori, le ultime luci, stando comodamente “dentro”. Poi ci siamo lasciati coccolare da una ben calibrata sinfonia di preparazioni. Dopo l’entrée, largo al morbido di porri con crema di parmigiano, nocciole e porri (di nuovo) a julienne. Una riflessione: smettiamola di dire che “i bambini non mangiano le verdure”, magari non mangiano le “vostre” verdure, perché fatti così anche gli angeli se li mangiano i porri.

Secondo set: tajarin con i funghi. Quest’anno i funghi erano tantissimi, e a noi piace pensare ci sia un motivo: hanno provato a ricordarci, in questo matto mondo, la bellezza del ritmo delle stagioni, del tempo giusto per ogni cosa, della terra che teniamo sotto i piedi e a volte perfino ce la scordiamo. Grazie funghi! Così come un doveroso ringraziamento va al nostro secondo, la citatissima Manzetta, un fuoricampo annunciato. In chiusura semifreddo pesche e amaretto, il taglio del nastro che forse non ci meritiamo, ma che ci serviva.

Insomma, dalla Prussia con amore una Manzetta ci ha ricordato la bellezza di viaggiare seduti a tavola, solo grazie alla magia delle materie prime; che sono molto più che prodotti: sono storie, intuizioni, scommesse. Sono la dimostrazione (l’ennesima) che ci sono poche cose al mondo belle come farsi coccolare da chi sa fare il proprio mestiere. Come qui, da Ca’ Mia.

