Siamo stati al cinema Massimo per la conferenza stampa di presentazione del nuovo anno del Museo Nazionale del Cinema e della sua Fondazione (che comprende varie “branche” tra cui appunto il lavoro al cinema Massimo). Come si è svolta? Hanno introdotto Enzo Ghigo e Carlo Chatrian, presidente e direttore del Museo, per poi passare a una carrellata, settore dopo settore, di ogni area di interesse della Fondazione, dando una visione d’insieme di questo grande organismo e ponendo gli obiettivi del 2025 (e oltre).
L’impressione è che il Museo voglia spiegare che in questo 2025 la passione per il cinema non basta e non deve bastare, anche perché i numeri ormai ci parlano di una realtà grande, influente, probabilmente determinante per il territorio, e che quindi necessita di una struttura organizzata e adatta a questa vocazione; abile a evolvere, migliorando, non solo in una mostra o in un festival, ma in ogni suo ingranaggio.

Gli obiettivi che ci vengono raccontati, specie quelli strutturali, sono ambiziosi, è doveroso sia così, e disegnano un museo “nuovo”, più comodo, limando le imperfezioni anche logistiche che oggi lo penalizzano.
Tutti questi obiettivi e aree connesse necessitano ovviamente di un percorso di sostenibilità economica e amministrativa, la parte che spesso non ci viene mostrata, e questa conferenza è servita proprio a entrare in profondità in ogni sfumatura del Museo. Ogni “responsabile” ha raccontato la sua sezione, dall’amministrazione alle risorse umane, a tutte le altre, con interventi non sempre di grande appeal (eufemismo), ma interessanti perché ci hanno mostrato le persone che lavorano effettivamente nel dietro le quinte, magari non proprio a loro agio sul palco, ma fondamentali nel far girare gli ingranaggi di cui sopra.

Ingranaggi ben oliati se pensiamo che il 2024 ha portato al Museo oltre 800.000 visitatori, di cui 70.000 studenti, e il trend sembra in costante aumento, complice il gran lavoro di Chatrian & Co. che ad esempio a fine febbraio porterà alla Mole la mostra dedicata a James Cameron, e che nel frattempo prolunga #SERIALMANIA fino a marzo. Grazie a un team fortemente femminile (59 donne su 80 risorse attive) e a tantissimi operatori che, specie durante i festival, vi si affiancano.
Bello poi il passaggio sull’area del patrimonio (oltre 3 milioni di opere conservate), condotto dal brillante Stefano Buono, che continua poi parlando di restauri illustri previsti per il 2025 (uno su tutti quello di Esterina di Carlo Lizzani) e di altre operazioni intelligenti, vedi l’acquisto di un bellissimo manifesto de La corazzata Potëmkin, realizzato da Rodcenko, genio dell’Avanguardia russa, acquistato dal Museo per i 100 anni del film (previsti ludi in onore al cult del 1925).

Altro approfondimento da segnalare, lo sguardo sul cinema in sala, con ovvio riferimento al multisala Massimo, al suo operato e ai prossimi appuntamenti (mettere in agenda Amir Naderi, regista iraniano che tra una manciata di giorni presenterà qui la sua filmografia). Poi, non si poteva non parlare dei festival: ad aprile il Lovers (l’ultimo di Vladimir Luxuria), a giugno CinemAmbiente, a novembre il TFF (il secondo e, da contratto salvo rinnovi, ultimo di Giulio Base). Altro intervento non scontato, quello dedicato al TorinoFilmLab. Cos’è? Un incubatore dedicato ai talenti del nuovo cinema, nato per affiancare i professionisti nei loro progetti (800 in 17 anni che hanno portato a 220 tra film e serie TV). Un esempio per tutti: Maura Del Pero ha iniziato proprio al Lab e qui è tornata per scrivere Vermiglio, Leone d’oro a Venezia e oggi candidato agli Oscar. Giusto raccontare inoltre le diverse novità in ambito comunicativo del Museo, specie per sito e social che avevano decisamente bisogno di una rinfrescata (la strada pare adeguata), e sfiziosa la suggestione di un podcast del Museo…

Insomma, in ben oltre un’ora di conferenza ci sono state dette tantissime cose, alcune utili, altre meno; ciò che ci portiamo a casa è l’idea di un Museo consapevole, maturo, che vuole fare le cose in grande e per bene. Un’ottima notizia.
