Giovedì 19 febbraio siamo stati al Regio, alla presentazione del Macbeth di Giuseppe Verdi, portato in scena dalla regista Chiara Muti e dal direttore d’orchestra Riccardo Muti, uno dei più importanti maestri d’orchestra al mondo. Un piacere e un onore assistere a questa conferenza stampa, ospitata dai padroni di casa Cristiano Sandri e Mathieu Jouvin, direttore artistico e sovrintendente del Teatro Regio, affiancati dalle Istituzioni del territorio.
Dicevamo, particolarmente stimolante questa conferenza, due le ragioni principali: il Macbeth di Chiara Muti si preannuncia una meraviglia (esauriti da tempo i biglietti) e Riccardo Muti è davvero una leggenda del teatro; un maestro che ormai lavora solo con 3/4 orchestre predilette (Chicago, Londra, Berlino…), e già solo il fatto che torni con piacere a Torino (è la quarta volta) è per noi motivo di orgoglio. «Ho trovato un’orchestra preparata, cortese, disponibile… piemontese insomma – dice – Ho combattuto molto affinché l’opera in giro per il mondo venga considerata non solo come intrattenimento, ma come arte. Soprattutto quando si parla dell’opera italiana, spesso erroneamente considerata più da “zumpappá”. Qui a Torino ho spesso trovato uno spirito aderente al mio».
Grande show quello del maestro Muti, di fronte a una platea folta ed entusiasta: sviscerato l’amore per l’opera italiana (soprattutto Verdi) e per Mozart, bacchettati i giornalisti che scrivono di “padre e figlia” mentre sarebbe più corretto parlare di Chiara come regista e grande professionista… Insomma un Muti in grande forma, spigliato, appassionato, mattatore assoluto.
Poi si torna a parlare del Macbeth. «Stiamo perdendo un po’ il contatto con la profondità – continua il maestro – Qui no, io no, con questa opera no, è per questo che ho deciso di tornare al Regio». Bello l’intervento poi di Chiara Muti, che entra ancora di più nel mondo del capolavoro di William Shakespeare affrontato da un altro genio immortale quale è stato Verdi. «Dentro c’è tutta la poesia di entrambi, l’introspezione, la capacità di scavare nelle antitesi e nelle profondità dell’animo umano». La Muti cita anche, tra le altre cose, il Trono di sangue di Kurosawa (1957), altro capolavoro; così ci conquista definitivamente e ci fa pensare a quanta cultura ed elaborazione emotivo-tecnica ci sia alla base di questa produzione.
Insomma, dal 24 febbraio al 7 marzo Riccardo e Chiara Muti (e tutta la splendida squadra del Regio) riportano a Torino il Macbeth di Giuseppe Verdi (sarà anche registrato per la TV), con il decisivo supporto di Reale Mutua, e noi non possiamo che esserne sinceramente felici.
