Dopo la grande presentazione romana del weekend, il Torino Film Festival – TFF 2025 è tornato “a casa” per raccontarsi anche alla città che lo ospita. Niente maxi-sala né passerelle affollate: l’appuntamento è stato ai Magazzini Oz, dove una manciata di giornalisti ha potuto ascoltare da vicino i tre protagonisti di questa edizione: il presidente del Museo Nazionale del Cinema Enzo Ghigo, il direttore Carlo Chatrian e il direttore artistico del TFF Giulio Base.
Ghigo ha rotto il ghiaccio tornando proprio alla tappa romana di venerdì: «Il riscontro è stato molto positivo e condiviso, e questo non solo gratifica, ma rafforza la convinzione sulla linea scelta per il festival: un TFF che prova a rinnovarsi senza tradire se stesso, innestando novità e promesse di sorprese su una struttura riconoscibile». Ha ricordato anche il lavoro fatto sul fronte delle risorse: il festival può contare su un buon livello di sponsor, con Stellantis e Ferrovie dello Stato come novità di primo piano. Breve parentesi poi è stata dedicata all’inaugurazione di domani (11 novembre) della mostra alle Gallerie d’Italia dedicata ai 25 anni del Museo del Cinema e alla Mole.
Chatrian ha raccolto il testimone in modo quasi naturale, partendo dai ringraziamenti per Giulio Base e per il suo team: «Il programma è ricco e bilanciato, costruito per permettere al pubblico di scoprirne davvero il cuore: i film in concorso». Base, secondo il direttore, è stato abile nel portare e accogliere opere in anteprima e film emergenti che intercettano istanze nuove del cinema.
Il discorso si è poi spostato su un dato che, nel mondo dei festival, pesa quanto la qualità artistica: il budget, fissato a 2,8 milioni di euro, cifra che, rapportata all’ampiezza e alla varietà della proposta, resta contenuta. Chatrian ha colto l’occasione per ringraziare i sostenitori storici – la Città di Torino, la Regione Piemonte, le fondazioni del territorio, Intesa Sanpaolo – e per sottolineare l’importanza dei nuovi partner. A completare il quadro, la partnership con la Rai, che quest’anno “si connota di contenuti”: il media center del festival verrà allestito in via Verdi, dentro la sede Rai, trasformandola di fatto nel cuore pulsante delle attività stampa.
Giulio Base, dal canto suo, è apparso sinceramente toccato dall’apprezzamento espresso da presidente e direttore. Ha ringraziato entrambi e non ha negato una certa dose di entusiasmo, difficile da mascherare di fronte a un clima così positivo. Quando ha iniziato a snocciolare gli highlights del programma, la conferenza ha assunto il ritmo di un racconto appassionato.
Il primo nome che cita è quello di Jacqueline Bisset, legato a La donna della domenica, film che ha fissato per molti l’immagine di una Torino elegante e misteriosa. Il suo arrivo al festival, ha detto, è «una delle cose che mi dà più gioia», quasi un cerchio che si chiude tra cinema e città.
Accanto a lei, il cartellone annuncia ospiti di peso, comprese diverse star del cinema internazionale che riceveranno anche la Stella della Mole. Tra i nomi spiccano quelli di Spike Lee, Vanessa Redgrave, Juliette Binoche… mentre Base “si concede” anche un piccolo spoiler in anteprima su Antonio Banderas, 12esima stella di questa edizione. Un parterre che conferma la vocazione internazionale del TFF. «Portare qui artisti di questo calibro – ha spiegato Base – è il frutto di un lavoro certosino, fatto di pazienza, relazioni e di una visione chiara: non cedere alla tentazione dell’evento fine a se stesso, ma usare le stelle per illuminare la centralità dei film».
In gara ci saranno prime e seconde opere, con una selezione che conta dieci registe donne e sei registi uomini. Opere che nascono con la volontà di cambiare il cinema, come devono fare le opere d’esordio. Come l’anno scorso, il centro simbolico del Festival resta la sala cinematografica: nessuna masterclass scollegata dalle proiezioni, niente format paralleli che rischiano di spostare l’attenzione altrove. Il pubblico può incontrare i registi direttamente in sala, dove presentano e raccontano il proprio film che poi verrà proiettato.
La stessa logica guida la scelta delle sedi. I cinema restano gli stessi: Romano e Massimo… Sale relativamente piccole ma vicine l’una all’altra, così da consentire al pubblico di spostarsi a piedi. Da oggi è attiva la vendita dei biglietti, insieme a un sistema di abbonamenti; tutte le informazioni pratiche – orari, modalità di accesso, utilities – sono disponibili sui canali ufficiali del festival.
Il 43esimo Torino Film Festival inaugura venerdì 21 novembre al Teatro Regio, dove dalle 17.30 debutta la nuova rush line: una coda dedicata ai posti last minute gratuiti, assegnati in ordine di arrivo.
Tra gli eventi menzionati in conferenza stampa, oltre a “una giornata tipo” spiccano la proiezione di Juventus – Il decennio d’oro di Angelo Bozzolini, mercoledì 26 novembre alle 21 al Cinema Romano (Sala 2): ingresso a pagamento (7,50 euro), interamente devoluto alla Fondazione Piemontese per la Ricerca sul Cancro; e venerdì 28 novembre alle 17.30, all’Auditorium del grattacielo Intesa Sanpaolo, la proiezione gratuita de La lunga estate calda, preceduta da un’introduzione di Giulio Base e da un omaggio a Paul Newman, a cui questa edizione dedica un tributo speciale. L’attore, simbolo di integrità e passione, diventa per il festival un ideale trait d’union tra il cinema classico e quello contemporaneo, incarnando quella “umanità in celluloide” che il TFF continua a celebrare.
Il film di chiusura sarà Nuremberg di James Vanderbilt, proiettato sabato 29 novembre alle 19 al Cinema Massimo (Sala 1). Le repliche dei film vincitori si terranno domenica 30 novembre al Massimo a partire dalle 15. Una scelta che conferma la volontà del festival di coniugare cinema popolare e sguardo autoriale.
In chiusura, il discorso si è allargato a Torino. Base ha ricordato come la città abbia dato forza a tante realtà – dalla Nutella alla Lavazza, passando per Einaudi – e di come il TFF, in questo senso, guardi al futuro. L’obiettivo non è inseguire modelli irraggiungibili, ma proporre ciò che può davvero piacere al pubblico e rappresentare la propria identità, senza tradire la genesi del festival.
La forza del Torino Film Festival resta questa: essere di Torino e indipendente. L’ambizione di crescere ancora a livello internazionale c’è, ma la conferenza dei Magazzini Oz ha reso chiaro che il TFF vuole farlo restando fedele a sé stesso: un festival che parla al mondo partendo, ostinatamente, da una sala buia a Torino.
