
Immaginate due mondi che si guardano come dentro uno specchio; due mondi che in fondo sono lo stesso mondo, solo che uno appartiene al proprio passato, e l’altro al futuro. Siamo andati a incontrare Daniele e Gianluca, i due timonieri alla guida della nuova vita del ristorante Due Mondi di cui, colpevolmente, non conoscevamo tutta la storia.
Facciamo un passo indietro lungo quasi 25 anni, alla data della nascita del ristorante, in una Torino molto diversa da quella odierna: le Olimpiadi sono una chimera, le ATP Finals non sappiamo neanche cosa sono, Porta Nuova non è bella come oggi… Allo stesso tempo Elisa vince il Festival di Sanremo e i calciatori vanno ancora a mangiare nei ristoranti, e spesso vanno proprio al civico N°3/D di via San Pio V, a due passi da Porta Nuova.
Tecnica, materie prime e stagionalità
All’epoca il Due Mondi è un ristorante a conduzione familiare, centrale, ben collegato… ideale approdo di tanti turisti. La vita però scorre, e quel primo mondo cambia, evolve, un po’ perché deve e un po’ perché vuole; e come spesso accade è un evento “traumatico” a segnare il passaggio da un mondo all’altro.
Dopo la pandemia nasce infatti la seconda vita del ristorante Due Mondi, mutato nell’anima e nella conduzione, perché, come anticipato, a Daniele (qui da oltre vent’anni) si è aggiunto Gianluca, chef d’esperienza desideroso di portare la propria identità in questa nuova avventura.

Dopo la premessa, doverosa, vi raccontiamo dunque le nostre impressioni nel “nuovo” Due Mondi, che dopo circa tre anni di rodaggio e crescita, sembra aver trovato la propria dimensione.
Cosa ci ha convinto a un primo sguardo? L’estetica. Senza aver ancora approcciato i piatti, restiamo colpiti dalle forme e dai colori della sala: un’eleganza pulita, ma calda, che riempie gli occhi. Ricordiamo un locale con simili arredamenti in centro a Bruxelles, dietro la Grand Place, e quindi riflettiamo sulla capacità non scontata di unire classico e internazionale. Poi ci piace la scelta della cucina (una gran bella cucina) realmente a vista, non a chiacchiere; anche questa una decisione coraggiosa.

Passiamo ai piatti: ognuno è profondamente simbolico. L’uovo croccante, impanato e fritto, su fonduta di toma e porcini, è prima di tutto una dichiarazione dalla cucina: lo chef ha tecnica, perché in questo genere di ricetta l’uovo o resta a 61° o è un fallimento. E in più ci piace l’idea che l’uovo resti fermo, come il sole, e attorno a lui girino gli accoppiamenti (vedi i porcini), in base alla stagione. Tecnica, materie prime e stagionalità: si parte bene.
Secondo piatto, agnolotti in brodo: un omaggio alla tradizione, con brodo servito “al volo”; un bel pensiero dedicato al mondo che fu, ma declinato nell’attuale anima del ristorante. Noi rimaniamo abbastanza colpiti dal terzo piatto: insalatina di polpo su hummus di ceci con mele e mini pancake di ceci. Un piccolo quadretto colorato che racconta bene il mondo nuovo portato da Gianluca, una cucina di estro, sintesi delle esperienze precedenti dello chef, dei suoi viaggi (ecco l’Oriente), delle sue passioni.
Di conseguenza da Due Mondi troverete sì il Piemonte, ma anche il mare, un certo gusto per l’impiattamento, l’innovazione. Una bella ricetta. Menzione d’onore alla proposta dei vini, che negli ultimi anni ha decisamente cambiato marcia, raggiungendo le oltre 200 etichette, con tanto Piemonte, ma anche con diverse escursioni interessanti in giro per l’Italia.

Insomma, abbiamo incontrato un bel ristorante, rinnovato, con una cucina capace e curiosa, ma che non sbava mai il tratto. Con due alfieri, Daniele e Gianluca, che credono fortemente nel proprio progetto. Due Mondi oggi è una realtà rinfrescata, che sicuramente non dimentica il passato, ma con tanta voglia di raccontare la propria identità a Torino e ai torinesi.

