Quando si parla di Made in Italy si parla sempre di portare l’Italia nel mondo, un’operazione che nel corso del tempo è venuta abbastanza bene (per dirla con un eufemismo) agli italiani che sono diventati nei secoli esportatori dei prodotti più desiderati al mondo, specie in ambito enogastronomico.

Portare all’estero l’Italia è oggi una missione relativamente “facile”, molto più complicata è invece la “traslazione interna”. Ad esempio portare il Piemonte a Milano non è così scontato, così come portare la Toscana in Puglia può risultare complesso. Sono attività di non semplice esplicazione, così come era complicato pensare di poter effettivamente portare le Langhe a Torino.

Una missione che Felicin ha intrapreso circa un anno fa (a marzo l’anniversario preciso) con intelligenza, entrando a Torino in punta di piedi, con grande determinazione e ugual rispetto. Un esempio? Felicin alla Consolata ha aperto di fianco allo storico Al Bicerin (quello di Dumas e di secoli di storia), e allora in carta, pur essendo in parte una caffetteria, non troverete mai il bicerin, perché quello si beve qua a fianco. Giustissimo.

Felicin alla Consolata dunque, ha portato a Torino buona parte di quella cultura langarola che il Felicin di Monforte d’Alba, con ristorante e albergo, decanta dal 1923, quindi ormai da cent’anni. Era facile? Assolutamente no. E allora qual è il segreto? Probabilmente il già citato rispetto verso l’identità mai abdicata del Felicin di Langa, e verso la città di Torino, diversa da Monforte, e quindi con le sue tipicità, esigenze, differenze.
C’è tanto affetto in questo Felicin, che è sia bistrot che caffetteria, che vive tutto il giorno, dalle colazioni al pranzo, dalla merenda agli aperitivi. Ancorato a un’idea di accoglienza totale, onnicomprensiva, in parte francese ma, come Silvia ci suggerisce, anche torinese: «I torinesi dicono ai torinesi che sono freddi, ma vi assicuro che non è vero. Quando abbiamo aperto in questa splendida piazza abbiamo sentito un calore incredibile, sia da parte della nostra clientela storica, che è venuta a trovarci fin qui, sia da parte dei torinesi, che si sono dimostrati veramente accoglienti».

Aggiungiamo noi: facile essere accoglienti con chi ti apre in città una bomboniera di questo tipo, con un’offerta gastronomica di grandissima qualità, con questi tajarin, con lo zabaione, con gli aperitivi, con il tartufo (quando è stagione), con una guancia brasata che un collega ha puntualmente definito “egregia”. Un bel mix, risultato di un lavoro di squadra importante, con la dedizione propria dei progetti a cui gira attorno l’operato di un’intera famiglia: ovviamente Silvia, poi Nino, Giulio, Leonardo, Filippo, Sara, Alessandra e (imprescindibile) nonna Rosina.

Noi avevamo accolto, ormai un anno fa, l’apertura di Felicin alla Consolata con gaudio; felici perché una delle piazze più iconiche della nostra città aveva finalmente trovato la propria anima gourmand, capace di vivere tutto il giorno, ogni giorno. Un punto di riferimento continuativo, oltreché un buon ambasciatore di come vorremmo vedere la nuova wave della ristorazione cittadina. Oggi abbiamo davanti una realtà sempre “giovane”, ma matura, a cui non possiamo che fare gli auguri auspicando buona sorte.

