Torino, Estate 2023
Difficile capire i reali pericoli a cui ci espone l’intelligenza artificiale. Bisogna essere dotti in materia, specialisti dell’alta tecnologia per definire i contorni di una minaccia così grande: la supremazia della tecnologia sull’uomo. Non si tratta più, infatti, di trasmettere dati a un software che li trasforma in operato, ma del raggiungimento dell’indipendenza nelle scelte operative da parte dei robot. Non più solo macchine intelligenti ma autonome… L’incubo che si trasforma in realtà per l’uomo è la prospettiva di non dominare più il mondo. Come ha declinato questo tema il cinema? Rovisto nella mia mente per cercare un film che possa rappresentare, magari sarcasticamente, il tema. Il panorama internazionale del cinema offre i più interessanti spunti sul tema del rapporto tra uomo e tecnologia, la grande sfida che alimenta l’eterno dibattito. Penso alle ultime produzioni cinematografiche, quelle tecnologicamente più avanzate, eppure, mi torna in mente un vecchio film italiano (1980) che più di altri rende efficace il messaggio che oggi ci spaventa: Io e Caterina, commedia satirica girata e interpretata da Alberto Sordi. Quarantatré anni fa il grande attore italiano ha pensato, scritto e diretto un film che rappresentasse in modo efficace e divertente il mondo di un irriducibile maschilista per frantumarlo, attraverso la tecnologia, in mille piccoli pezzetti.
Enrico/Alberto resterà vittima della tecnologia umanizzata e della sua triste ingenuità
Enrico Melotto, il protagonista interpretato da Sordi, vive circondato da figure femminili che ben rappresentano l’insopportabile alcova del peggior maschio: una moglie che tradisce, una segretaria amante scontenta, una domestica furiosa. Nessuna di loro è terribile, ma ognuna è furibonda con l’uomo anaffettivo che da loro pretende solo accudimento immaturo. Stanco di tanta ribellione femminile, Enrico finisce per ascoltare il consiglio del suo amico Arturo, ossia, far arrivare dall’America un robot dalle fattezze femminili: Caterina. Grazie all’ineguagliabile efficienza della macchina dalle curve mozzafiato, Enrico si illude di aver guadagnato l’autonomia dalle sue donne nell’ambito della vita quotidiana, come se una moglie servisse solo per accudire la casa e una segretaria solo per combattere la noia del matrimonio. Tutto funziona finché Caterina, per un’anomalia dei processori, non innesca un improvviso moto di umanizzazione che la porterà a sviluppare un’anima, dunque i sentimenti. Caterina s’innamora del suo padrone e non riuscirà più a sopportare il confronto con le amanti di passaggio che costellano la vita dell’ingenuo conquistatore. Verrà pervasa da una gelosia distruttiva che sconvolgerà la vita del povero Enrico fino a ridurlo in schiavitù, nel miglior esempio di ribaltamento dei ruoli. Solo, abbandonato da ogni vecchio legame affettivo e impossibilitato a costruirne di nuovi sotto minaccia del robot impazzito. Enrico/Alberto resterà vittima della tecnologia umanizzata e della sua triste ingenuità. Come non pensare a Caterina quando si parla di intelligenza artificiale?
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