Contrariamente a ciò che si può pensare, la stragrande maggioranza delle aziende che nascono a Torino restano a Torino. Ce lo dicono i dati storici della Camera di Commercio che parlano di un tasso di “migrazione” inferiore all’1.5%. In particolare, a mantenere le aziende sul territorio è il profondo legame manifatturiero e ingegneristico: soprattutto per chi si occupa di innovazione o tech, pensare di trasferirsi altrove, perdendo un ecosistema di competenze tecniche, fornitori e ingegneri, è particolarmente difficoltoso. Insomma, chi produce, specialmente in ambito tecnologico, resta a Torino perché trova qua spesso le competenze per far funzionare la propria azienda, con un ricircolo di risorse qualificate abbastanza continuo.
Questo, attenzione, non vuol dire sia “facile” rimanere su un territorio che ha certamente virtù, ma anche molti difetti… Infatti, se ci spostiamo dal lato manufatturiero a quello finance, la statistica che ci si para davanti è nettamente diversa: moltissime imprese, una volta cresciute, delocalizzano la sede legale o gli uffici di rappresentanza a Milano, a stretto contatto con fondi di investimento, banche d’affari e mercati internazionali.
Dunque, come al solito, i “risultati” non sono punti di arrivo, ma di partenza: stimoli a fare meglio, riflettere, rilanciare le sfide di un territorio. Noi, nel frattempo, ci godiamo però le buone notizie. A metà ottobre è stata inaugurata a Torino LEVA GRID, la nuova sede di LEVA, società torinese di ingegneria creativa e tecnologia, specializzata nella progettazione e realizzazione di installazioni cinetiche, esperienze immersive e sistemi interattivi.
LEVA è nata undici anni fa, da un’idea di Matteo Mosca e Gabriele Gambotto, entrambi studenti del Politecnico, e oggi opera in oltre 20 Paesi, collaborando con grandi aziende internazionali, come ad esempio Microsoft.
LEVA GRID è un bel segnale, non solo perché concreta dimostrazione della volontà di restare a Torino, ma perché si propone anche come «un luogo di incontro con le nuove generazioni di talenti». Più che una “sede”, LEVA inaugura una direzione, un state of mind che ci parla di un modo nuovo di fare ingegneria, restando fedeli al territorio.
Insomma, i dati inquadrano il nostro tempo, ma sono le storie a darci il polso del presente. E, ogni tanto, conviene raccontarle queste store, perché non sono punti di arrivo, ma di rilancio per progetti, sogni, futuro… E per le ambizioni della città.
(foto Domenico Conte)