Il sistema dei broadcaster italiani – radio e televisione – rappresenta da oltre un secolo un pilastro fondamentale della vita sociale, culturale ed economica del Paese. Ne parliamo con Piero Manera, delegato alle relazioni sindacali di Confindustria Radio Televisioni, in Consiglio di Presidenza, nonché editore del gruppo RETESETTE.
Lei rinnova i contratti di lavoro dell’universo mondo radiotelevisivo e multimediale italiano: quale responsabilità comporta guidare questo processo in una fase di così profonda trasformazione?
«Il settore sta attraversando una fase di profondo cambiamento, senza però perdere la propria identità: informare e intrattenere con qualità, responsabilità e professionalità. Il mio obiettivo e mandato è accompagnare il cambiamento senza sacrificare il capitale umano, favorendo la convivenza tra le competenze dei lavoratori – in primis i giornalisti – e le nuove tecnologie».
L’intelligenza artificiale generativa rappresenta più un’opportunità o una minaccia per il giornalismo professionale e per l’occupazione dell’intero comparto produttivo?
«Il tema dell’intelligenza artificiale generativa è affascinante ma comporta, purtroppo, anche le fake news e l’evolvere delle cosiddette Artificial Agency, strumenti con capacità di pianificare, agire ed eseguire obiettivi senza o con minimo intervento umano. L’uso non governato dell’AI può portare a una progressiva “cannibalizzazione” delle funzioni produttive ad ogni livello e nelle redazioni, riducendo il ruolo del giornalismo professionale e aprendo ulteriormente la strada alla disinformazione. Nel web e nei social, infatti, chiunque può produrre contenuti senza responsabilità né controlli, contribuendo alla diffusione di informazioni distorte o false».
In un contesto dominato da web e social, qual è oggi il vero valore aggiunto di radio e TV nel garantire un’informazione affidabile?
«Al contrario delle altre piattaforme, radio e televisione operano attraverso una filiera editoriale strutturata e regolamentata, fatta di editori, direttori e giornalisti responsabili con tutta la filiera tecnica produttiva degli audiovisivi. Questo sistema garantisce la verifica delle notizie e la qualità dell’informazione, rappresentando un presidio fondamentale contro fake news e manipolazioni, anche in un contesto tecnologico sempre più complesso».
Manera, lei propone un “Testo Unico” della comunicazione…
«Sì, propongo, e non solo da oggi, un “Testo Unico” della comunicazione sotto la vigilanza dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, capace di includere anche le piattaforme digitali e i nuovi strumenti basati sull’intelligenza artificiale, oggi quasi sempre priva di vincoli normativi».
Esperienze come RETESETTE dimostrano che ogni territorio può diventare globale: quale ruolo avranno le emittenti territoriali nel futuro dell’informazione italiana?
«RETESETTE rappresenta un esempio di evoluzione della televisione in chiave globale: da emittente radicata nel nord-ovest, è diventata un operatore internazionale grazie a satellite e piattaforme digitali. Grazie alle produzioni in 4K, l’utilizzo dell’AI e la declinazione su tutti i social, con contenuti multilingue e una forte vocazione all’innovazione, il gruppo valorizza il territorio del nord-ovest e contribuisce al pluralismo informativo, dimostrando come il locale possa competere su scala globale».
In estrema sintesi, su cosa può essere basato il futuro di radio e TV nel nostro Paese?
«Il futuro dei broadcaster italiani si fonda su un equilibrio delicato tra tradizione e innovazione: da un lato la credibilità e la responsabilità dell’informazione professionale, dall’altro la capacità di governare le trasformazioni tecnologiche come risorsa di crescita e mantenimento dei livelli occupazionali. Questo è l’obiettivo mio e delle aziende di Confindustria Radio TV, di questo comparto unico e irripetibile. La partita non riguarda solo i media, ma la qualità stessa dell’informazione e della vita democratica del Paese».
(foto ARCHIVIO PIERO MANERA)
