Pinacoteca Agnelli: cosa significa esserne direttrice?
«Dirigere questo luogo è per me una grande responsabilità, oltre che un onore, e sono grata a Ginevra per la fiducia che mi ha accordato. Sono stata chiamata a dare vita a una nuova Pinacoteca capace di misurarsi con i linguaggi della contemporaneità e a trasformarsi in luogo di produzione contemporanea. Qui oggi, oltre a custodire la preziosa collezione Giovanni e Marella Agnelli – per la quale immaginiamo continui dialoghi specifici, in grado di valorizzare il patrimonio custodito nello Scrigno e di mostrarne l’assoluta attualità – abbiamo avviato una serie di importanti dialoghi con artisti e istituzioni internazionali. Fondamentale è la relazione con il pubblico, che abbiamo coinvolto in un percorso di visita completamente ridisegnato (in soli 6 mesi, un lavoro gigantesco!), anche grazie all’apertura della Pista 500, giadino sospeso a 30 metri di altezza. Su questo spettacolare circuito, ospitiamo installazioni immaginate appositamente da importanti artisti internazionali per il Lingotto. La Pinacoteca Agnelli è uno spazio che accoglie gli amanti dell’arte storica e dell’arte contemporanea, dell’architettura, dell’archeologia industriale e dell’automobile. Ma anche della natura e del paesaggio. La nostra identità è essere catalizzatore di passioni diverse fra loro che in questo edificio confluiscono. Grazie anche al supporto del nostro main partner FIAT, possiamo realizzare il nostro ambizioso programma, proiettando nel futuro l’eredità che la Pinacoteca custodisce. Il mio sogno è trasformare Pinacoteca Agnelli in una meta di riferimento per chi vive e per chi visita Torino. A un anno dall’inizio di questa avventura il bilancio è molto positivo. Produciamo tutte le nostre mostre e quest’anno esportiamo la personale di Lee Lozano alla Bourse de Commerce di Parigi; abbiamo triplicato il numero di visitatori, anche grazie alla Pista 500 e alle progettualità dedicate al contemporaneo che hanno inserito la Pinacoteca in un contesto più internazionale, insieme alla preziosissima collezione di Giovanni e Marella Agnelli di cui continuiamo a prenderci cura».

La nostra idea è quella di divenire una destinazione culturale in grado di offrire esperienze diverse per pubblici diversi
Nel maggio 2023 festeggiate un anno di attività con il nuovo corso della Pinacoteca: quali sono le progettualità che definiscono la vostra missione?
«Il nuovo corso di Pinacoteca Agnelli prevede che l’istituzione produca le sue mostre internamente grazie a un team curatoriale e di produzione, oltre a tutti gli altri dipartimenti che ne compongono l’ossatura e la rendono a tutti gli effetti indipendente. Produrre mostre, e non ospitarle soltanto, significa poter realizzare progetti che concorrono a una missione specifica, connessa alla nostra identità che si confronta anche con la sede che ci ospita, l’ex fabbrica FIAT con la sua eredità industriale, le implicazioni che l’hanno caratterizzata e la caratterizzano. Per continuare a valorizzare le opere nello Scrigno, insieme a Lucrezia Calabrò Visconti e Beatrice Zanelli curiamo il progetto “Beyond the Collection” volto a riattivare la collezione permanente presentando allestimenti inediti, costruiti a partire da un’opera ogni volta diversa della Collezione Giovanni e Marella Agnelli. Dopo i progetti dedicati a Picasso e Dora Maar e a Giambattista Tiepolo con Simon Starling, verranno presto presentati nuovi capitoli di mostre con opere provenienti da altre collezioni, e con artisti contemporanei che ci permettono di attivare nuove letture dei nostri capolavori. Al terzo piano vogliamo creare mostre che possano fare da ponte tra il passato della collezione storica e la contemporaneità della nuova missione. Con le esposizioni temporanee principali, continueremo a dedicarci a figure fondamentali dell’arte a cavallo tra Ventesimo e Ventunesimo secolo, ponendoci l’obiettivo di portare alla luce prospettive artistiche inedite in relazione all’eredità storica e simbolica della sede espositiva e del suo passato industriale. La prima mostra inaugurata è stata “Turn me on”, personale dell’artista svizzera Sylvie Fleury. Fino al 23 luglio è possibile visitare “Strike”, la prima monografica in Italia dedicata a Lee Lozano, artista pioniera e figura chiave della scena newyorkese degli anni Sessanta».
La cultura al centro della Torino di domani: cos’altro nella ricetta del buon futuro?
«Nella mia idea, è fondamentale aprirsi alla città e alle collaborazioni con le altre istituzioni. Il rapporto con le diverse realtà locali torinesi è costante e molto stretto, e dobbiamo costruire una rete culturale cittadina solida: col Comune, con la Regione, col Salone del Libro, con tante realtà cittadine e con gli altri protagonisti della vita culturale della città, come Artissima. A questo proposito credo che le collaborazioni che portiamo avanti insieme a Gloria Bartoli, responsabile del dipartimento comunicazione della Pinacoteca, stiano lanciando un messaggio di grande dinamismo al Lingotto. La nostra idea è quella di divenire una destinazione culturale in grado di offrire esperienze diverse per pubblici diversi. Per questo promuoviamo con passione anche il FIAT Café500, il nuovo bar panoramico della Pinacoteca che dal tetto offre una prospettiva magica sulla città. Il ruolo catalizzatore della cultura in tutti i suoi servizi è fondamentale nel contribuire alle grandi transizioni e ci auguriamo che la città sia sempre più sensibilizzata sulle potenzialità del Lingotto all’interno di Torino».
Cosa vuol dire aver aperto alla città la Pista 500?

«Dal tetto del Lingotto si possono ammirare Torino e le montagne da un punto di vista del tutto inconsueto. È quasi metafora del nostro ruolo: offrire visuali inattese. Con la riconversione della Pista 500 in giardino pensile portata avanti da FIAT attraverso il progetto di Camerana&Partners, abbiamo pensato che grazie all’arte questo luogo mitico poteva essere restituito alla città. Oggi infatti i visitatori possono passeggiare tra le installazioni ideate da artiste e artisti internazionali come Nina Beier, VALIE EXPORT, Sylvie Fleury, Liam Gillick, Marco Giordano, Nan Goldin, Louise Lawler, Mark Leckey, Cally Spooner e SUPERFLEX. Qui le opere, che utilizzano anche luce, suono o video, continueranno ad arricchire la Pista anche in futuro, trasformandola da circuito chiuso a strada aperta, da luogo produttivo a spazio da abitare insieme. L’opera più recente che abbiamo inaugurato è stata “PISTARAMA” dell’artista francese Dominique Gonzalez Foerster, una monumentale installazione di oltre 150 metri realizzata per la curva parabolica nord della Pista. “PISTARAMA” è un collage che prende spunto dalla storia politica e culturale di Torino, e si estende a episodi e figure legate a lotte di rivendicazione sociale. L’opera attraversa una molteplicità di tempi e geografie diverse, raccontando il modo in cui l’unione delle persone e la loro azione collettiva possono diventare agenti del cambiamento sociale».
(foto PINACOTECA AGNELLI)
