Per aziende come BRT le decisioni operative si trasformano rapidamente in scelte di responsabilità verso territori, imprese e famiglie; e la solidità dell’impresa diventa inscindibile dal benessere delle persone. Ne parliamo con l’AD di BRT Stefania Pezzetti.
Cosa significa essere un’azienda attenta al sociale?
«Per BRT l’attenzione al sociale è una diretta conseguenza della responsabilità che deriva dal ruolo che l’azienda ricopre nel sistema economico del Paese. Operiamo al centro della supply chain nazionale, garantendo ogni giorno connessioni essenziali tra imprese, famiglie e territori. Questa centralità impone una lettura ampia delle nostre decisioni che non possono essere valutate esclusivamente in termini operativi o finanziari. Essere un’azienda attenta al sociale significa governare la complessità con visione, intervenendo sull’organizzazione del lavoro, sulla qualità delle relazioni lungo le filiere e sulla presenza responsabile nei contesti in cui operiamo. È un approccio che riflette una concezione matura dell’impresa, nella quale performance economica e impatto sociale sono dimensioni di uno stesso disegno industriale».
Quando il welfare è entrato stabilmente nella vostra visione di lungo periodo?
«Nel momento in cui è diventato evidente che la solidità di un’azienda è direttamente proporzionale alla solidità delle persone che la compongono. In BRT la complessità operativa non è episodica, ma strutturale: una rete di oltre 200 hub e magazzini richiede affidabilità e continuità. Per questo il welfare è stato impostato come parte integrante del nostro modello, non come risposta congiunturale. Ad esempio, la collaborazione con Unobravo per il supporto al benessere psicologico risponde a questa impostazione: investire sulla qualità dell’equilibrio individuale significa rafforzare la resilienza complessiva dell’organizzazione e creare le condizioni per una crescita sostenibile».
In che modo questa impostazione prende forma all’interno dell’organizzazione?
«Attraverso scelte strutturali e misurabili. Il percorso di internalizzazione di 1.600 operatori di magazzino ne è un esempio emblematico: una decisione complessa, che ha comportato investimenti importanti e una profonda revisione organizzativa, ma che ha permesso di rafforzare coerenza operativa, sicurezza e senso di appartenenza. A questo si affianca un impegno costante su formazione, prevenzione e ascolto, con strumenti strutturati come survey e momenti di confronto. Ritengo che la competitività di un’azienda passi dalla capacità di costruire contesti di lavoro sostenibili, in cui le persone possano riconoscersi in un progetto chiaro e duraturo».
Quale orientamento guida le azioni rivolte all’esterno?
«Agiamo con la consapevolezza di essere parte di un ecosistema economico e sociale interdipendente, in cui le nostre attività generano effetti che vanno oltre il perimetro aziendale. L’attuale partnership con Medici Senza Frontiere si inserisce in questa visione: riconosce il valore strategico della logistica in contesti umanitari complessi e la responsabilità di chi opera in questo settore. Allo stesso tempo, lavoriamo lungo l’intera catena del valore per promuovere relazioni fondate su affidabilità, correttezza e responsabilità condivisa, contribuendo a un impatto positivo e diffuso sui territori».
Un’impostazione di questo tipo richiede una base economica solida. Come si tengono insieme queste dimensioni?
«Non li consideriamo ambiti separati. Investire nel lavoro, nel welfare e nell’impatto sociale richiede un’azienda efficiente, competitiva e orientata all’innovazione. Allo stesso tempo, trascurare queste dimensioni indebolirebbe la capacità di generare valore nel lungo periodo. In BRT integriamo risultati economici e responsabilità sociale in una visione unitaria, nella quale la sostenibilità del business e la qualità dell’impatto definiscono la solidità del nostro progetto strategico nel tempo».
(foto BRT)
