News

Ivan Paradisi

L'arte di costruire sogni

IVAN PARADISI CI HA ACCOLTI NEL SUO ATELIER. QUI COSTRUISCE UNA PER UNA LE SUE CREAZIONI, MOBILI E NON, OPERE D'ARTE FIRMATE E UNICHE, NATE PER ELEVARE LA NOSTRA QUOTIDIANITÀ. UN LABORATORIO DI IDEE E SOGNI (IN LEGNO) TUTTI DA SCOPRIRE. ABBIAMO INTRAPRESO UN TOUR PER FARCELI RACCONTARE

La nascita della figura dell’ebanista si fa risalire al Rinascimento: non ci si poteva più accontentare di tavoli di legno belli e funzionali, ne servivano di bellissimi, esotici, unici, nei materiali e nell’estetica. Il falegname divenne quindi artista dell’intarsio e dell’impiallacciatura: “ebanista”, dal nome del pregiato legno scuro tropicale che da bambini leggevamo nei libri di Salgari.

Ivan Paradisi

Il percorso di Ivan Paradisi, se vogliamo, è stato un po’ il contrario, e cioè quello di un musicista che a trent’anni comincia a seguire un’altra via artistica, e decide di studiare per diventare ebanista. «Arrivare a 32 anni e intraprendere un altro percorso di lavoro per molti è un salto nel vuoto; per me è stato come iniziare una seconda vita. Ho studiato alle Scuole Tecniche San  Carlo  di Torino  e  ho capito  che ognuno di noi ha capacità nascoste, che necessitano solo degli stimoli giusti per emergere. Sono partito quindi dai restauri, finché mi sono accorto che lavorare su opere di altri non mi bastava, volevo capire cosa c’era alla base, le idee dietro a un’opera. Volevo lavorare su progetti miei, così mi sono specializzato sulle tecniche di intarsio e, un pezzo alla volta, ho creato il mondo che a trent’anni sentivo di non aver ancora espresso; e un mattone alla volta ho costruito la mia nuova casa, che è anche laboratorio, falegnameria, atelier».

 

Tiger (esposizione in Galleria Zabert, Torino)

Master Blaster

Comunque sia, un artista, che lavori con le note o con il legno, resta pur sempre un artista. E le opere intarsiate di Ivan sono autentici pezzi da collezione, preziosi tanto nei materiali utilizzati quanto nei progetti, ambiziosi e super personali, che stanno alla base.

«Amo giocare con il tatto, partendo da forme inusuali e arrivando all’uso di materiali differenti, rivestendo ad esempio i cassetti dei mobili con pelle o altri tessuti, sfruttando la collaborazione con artigiani esterni nell’ambito della selleria. Ogni opera per me è una sfida, e in alcuni rari casi necessito di qualche mese per portare a termine un progetto: è l’esatto opposto della serialità, per me è praticamente impossibile fare due opere uguali. Il bello è proprio questo, dietro ogni lavoro c’è una storia, un mondo di sforzi e ingegno. Spesso di fronte a un dubbio mi è capitato di confrontarmi con il mio maestro Bruno Zaninl’intarsio è questione di equilibrio tra applicazione e idea, tra praticità e creatività, ma anche una materia di ostinazione e tenacia».

Brown Sugar

Camminare tra le opere all’interno dell’atelier è un tour curioso, ogni lavoro porta il nome di una canzone che, in qualche modo, ha segnato l’esistenza di Ivan, e crea un ponte concettuale con la sua vita passata di musicista. In alcuni casi, il primo colpo d’occhio per un attimo non ti permette di riconoscere la funzionalità di un mobile ed è un piacere scoprirli esplorandone interni e particolari. Ivan è una guida leggera e chi ama le storie, ancor prima dell’arte ebanista, non può che amare i mille spunti che sorgono dalle impiallacciature su cui lavora ogni giorno, e che ci racconta selezionare e acquistare di persona come materia prima dei propri lavori.

Ogni pacco di impiallacciature è a sé, unico, e questo aspetto perpetua la catena dell’esclusività di queste opere. Perfette per chi vuole inserire elementi di unicità nel contesto di casa propria, ma anche per chi arreda un ufficio, una sala riunioni, e vuole fare bella figura con arredamenti che sono allo stesso tempo  arte  e  funzionalità. Scegliere opere di questo tipo, a nostro parere, significa scegliere in modo non superficiale il mondo quotidiano che vogliamo avere attorno, un mondo che non  si limita all’estetica  ma  ricerca  storie,  impegno,  idee in ogni elemento, anche in un tavolo.

Synchronicity

Ma come nasce un’opera di Ivan Paradisi? «Tutto inizia con un foglio bianco, come spesso accade. Dal nulla nasce una forma, progressiva ma abbozzata. Dopodiché chiudo il quaderno per qualche giorno e quando lo riapro quella forma approssimata ha un’ani- ma e una struttura. Da qui si passa alla sperimentazione e alla prototipazione, e solo dopo inizia la realizzazione del progetto, che manualmente è sempre impegnativo, una sfida. L’ho imparato facendo musica: non bisogna snaturare passioni e convinzioni influenzati da come ci dicono sia fatto il mercato. Occorre avere il coraggio e la serenità di credere nella forza delle proprie idee».

Stella Rossa

 

Hero bracelets

E naturalmente c’è spazio anche per Torino, grande amore di Ivan, torinese di nascita e che Torino ha scelto per la sua seconda vita. «Torino è una città ideale per vivere, una città artistica, perennemente animata da un fermento che dovremmo gestire e incanalare in maniera più efficace. Le ho dedicato anche alcune opere, proprio per manifestare questo mio affetto». E noi non potremmo trovarci più d’accordo.

L’unica opera che non porta nome di canzone è un divano, chiamato con un pizzico d’ironia D’Ivan, per evidenti ragioni. Un divano che è la perfetta esemplificazione del lavoro di Ivan Paradisi, e cioè arte, applicazione, estetica; tutta da vivere, fotografare, raccontare e ovviamente regalarsi.

 

 

L’arte di costruire sogni.

Questo è Atelier Paradisi di Ivan Paradisi. Nato nella città italiana di Torino, capitale del design industriale, Ivan Paradisi riscopre l’arte della lavorazione del legno da una prospettiva completamente nuova. Le sue opere sono state esposte alla Biennale di Venezia, al Padiglione Italia di Torino e sono state premiate con l’Artisan Excellence Award. 

Sito web: www.ivanparadisi.com

Indirizzo: Via La Thuile, 65/B, Torino (TO)

Telefono: 011.0361457

 

(Foto di ROBERTO CARAVANA, DAVIDE LE GRAZIE, FABRIZIO RUFFO, GUIDO TARONI, ALESSANDRO TREVES, MAX TOMASINELLI e MATTEO VISCA)

(Servizio publiredazionale)