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Andrea Levy

Le quattro ruote che rendono grande Torino

di Laura Sciolla

SPECIALE giugno 2019

ANDREA LEVY, IDEATORE E PRESIDENTE DEL SALONE DELL'AUTO PARCO VALENTINO, RACCONTA COME QUESTO EVENTO ATTIRI L'ATTENZIONE SULLE BELLEZZE E LE POTENZIALITÀ DEL CAPOLUOGO. UN MODO PER RICOLLEGARSI ALLA STORIA DI TORINO E CREARE PROGETTI PRIVATI VINCENTI, A BENEFICIO DEL PUBBLICO

‘Riprendiamoci il Valentino’ è uno degli slogan più sentiti in città negli ultimi mesi e rimanda alla volontà di recuperare uno degli scorci più belli della città. Ecco: c’è chi, da ormai cinque anni, il Valentino se lo è ‘ripreso’ (e con che eleganza), grazie a un progetto che a ogni stagione attira appassionati, curiosi, famiglie, grandi e bambini, tutti accomunati dalla passione per le quattro ruote. Il Salone dell’Auto Parco Valentino lo scorso anno ha accolto oltre 700mila persone e quest’anno, con la nuova data fissata a chiusura delle scuole, dal 19 al 23 giugno, si attendono nuovi record. 

Con il Salone dell'Auto Parco Valentino abbiamo raccolto l'eredità della Torino città dell'auto [...] e della storia del design torinese

Ci racconta la genesi, il futuro e i ‘contorni’ Andrea Levy, fondatore del Salone open air. Una vita nel settore della comunicazione, una vita di passione per le automobili. «Fin da ragazzino giravo tra i più famosi saloni dell’automotive: Ginevra, Francoforte, Parigi, prima ancora Torino. Anno dopo anno, iniziò a diventare evidente a tutti come la formula stesse scricchiolando: costi troppo alti; i leader che impongono l’asticella e gli altri che fanno il possibile per raggiungerla, e poi o ‘si accontentano’, con comprensibile disappunto, o si ritirano; il pubblico sempre meno interessato. Questo non voleva però dire che i grandi eventi nel settore auto fossero tutti inesorabilmente entrati in una fase di crisi. Pensiamo al successo di appuntamenti all’aperto come la Mille Miglia di Le Mans, il Festival of Speed di Goodwood in Inghilterra, il concorso di eleganza di Pebble Beach o quello di Villa d’Este. Mi resi conto che esisteva un futuro per i saloni dell’auto, ma bisognava studiare un format vincente».

Parata Porsche al Gran Premio Parco Valentino

E lo avete individuato con il Salone dell’Auto Parco Valentino…

«Esatto: l’idea era riunire tutte le macchine di tutti i marchi internazionali in un’unica location, senza distinzioni: appiattire le differenze di stand (e quindi gli imbarazzi), limitare il numero di vetture esposte (massimo quattro) e inserire l’ingresso gratuito per i visitatori. In questo modo abbiamo regalato al concetto di ‘salone dell’auto’ un’immagine rinnovata e, al pubblico, tanti motivi per venirci a visitare. Ci sono famiglie, ragazzini, professionisti del settore, dal mattino fino a notte inoltrata».

Inaugurazione Parco Valentino 2018 con Dario Toninelli, Chiara Appendino, e Sergio Chiamparino

Il Valentino che riprende vita, dunque?

«Sì, per i nostri cinque giorni, ma anche per tutta la fase del montaggio e dello smontaggio, il Parco non può non dirsi sicuro. Così come prevede la legge, abbiamo controlli per la sicurezza capillari. E i malintenzionati non amano la confusione ‘sana’».

Con questa iniziativa avete voluto raccogliere l’eredità del Salone dell’Auto?

«Direi di no. Piuttosto, si basa su modelli internazionali come la Mille Miglia o Pebble Beach. Ma abbiamo raccolto l’eredità della Torino città dell’auto, questo è certo. La scelta del Parco non è stata casuale: tra gli anni ’35 e ’55, con la sola pausa del periodo bellico, qui hanno corso i campioni della F1 (che allora si chiamava Formula A), come Ascari, Nuvolari, Farina. I loro bolidi sfrecciavano proprio qui, lungo questi viali. Dall’altra parte c’è anche la storia del design torinese: Bertone, Giugiaro, Pininfarina. Sono loro le icone del design mondiale. Era quindi coerente riportare su questa terra tanto prolifica un evento che rende omaggio allo stile. Abbiamo scelto di esporre i loro prototipi durante il Salone per far in modo che questi capolavori, fino a ora riservati alla vista di pochi, possano essere ammirati da tutti».

Un grande evento che parte dal Valentino ma coinvolge tutta la città, è corretto?

«Come voluto dall’allora sindaco Fassino e ripreso dalla sindaca Appendino e dalla Circoscrizione, il Salone non vuole limitarsi a un’unica area. Tanto più che, anno dopo anno, e crescendo il numero dei visitatori, è diventato praticamente inevitabile estendere la manifestazione a più zone di Torino. Uno dei cuori dell’evento è da sempre piazza San Carlo. Torino è una città bellissima, elegante, stilosa, non potevamo non coinvolgerne il ‘salotto’».

Si parla di come questi appuntamenti possano avere ricadute positive sulla città che li ospita. Ha qualche dato alla mano?

«Due anni fa, la Camera di Commercio fece una valutazione della spesa sostenuta a Torino dai visitatori nei cinque giorni: quattro milioni e mezzo di euro. Un evento che ogni anno vede aumentare il suo pubblico non può che portare vantaggi alla città, all’indotto, agli hotel, ai ristoranti (il 45% dei presenti proviene da fuori Piemonte). E tengo a sottolineare un aspetto: oltre al grande pubblico, che resta sempre prezioso per il nostro obiettivo di riaccendere l’amore per l’automobilismo, molti dei nostri ospiti sono dei big spender. Parco Valentino è il punto di incontro dei più autorevoli collezionisti del mondo; qui si riuniscono proprietari di macchine straordinarie, supercar che vengono spedite da ogni dove. Insomma, il Salone attira un bacino di utenza che, fermandosi qui per più giorni, contribuisce fortemente all’economia del territorio. Non dimentichiamoci inoltre che, in occasione della manifestazione, assumiamo più di 300 collaboratori, per la maggior parte provenienti dal Politecnico: giovani volenterosi a cui offriamo l’opportunità di un’esperienza altamente formativa».

Dallara Stradale di Andrea Levy, primo esemplare al mondo consegnato da Dallara

E tutto il circuito turistico ne trae beneficio…

«Certamente. 700mila persone che si muovono in città rappresentano un’interessante opportunità. Non a caso, nella strutturazione dell’evento abbiamo studiato delle partnership con gli enti museali. L’ingresso al Salone è gratuito e, compilando un’iscrizione online, è possibile accedere a sconti anche per visitare, per esempio, il Museo Egizio o il Museo dell’Auto. Inoltre, abbiamo siglato un accordo con Trenitalia per offrire ai visitatori uno sconto del 30% sul biglietto del treno, valido anche per chi viaggia nei giorni precedenti o successivi al Salone. Un incentivo ulteriore per fermarsi a Torino e visitare le sue bellezze e peculiarità».

Se dovesse menzionare le difficoltà che si presentano nell’organizzare un evento simile nel nostro capoluogo, a cosa penserebbe?

«È evidente come altre città italiane ci avrebbero favorito nel veicolare l’immagine internazionale del Salone, essendo già di per sé poli internazionali. Ma ci piaceva ricordare la storia di Torino, e poi il Parco è bellissimo. Ciò che auspichiamo per gli anni a venire è che il Comune e la Regione ci sostengano in qualche modo, invitando ad esempio i giornalisti stranieri. Tenete presente che i nostri piani di comunicazione prevedono l’apparizione dell’evento su tutte le riviste di settore per 12 mesi all’anno. In un anno abbiamo rilevato che la parola ‘Torino’, legata al Salone, è apparsa in più di mille articoli sul web. Luci puntate su Torino per 365 giorni, dunque. Se unissimo le forze, pubblico e privato insieme, potremmo rilanciare ancora di più l’immagine della città».

La soddisfazione più grande?

«Rivedere Torino così piena di gente. E di gente in festa. È un pubblico che vuole solo vivere il momento, senza alcuna competizione, come invece purtroppo accade per certi appuntamenti sportivi. Ma qui non c’è chi tiene per Mercedes o per Lamborghini…».

Coppe vinte al Trofeo Ferrari Club Italia

Qual è il futuro dei grandi eventi a Torino?

«Torino è uscita dai canali di visibilità internazionali, è riconosciuto. Potete immaginare lo sforzo che abbiamo dovuto fare inizialmente per convincere i big dell’auto a tornare qui. Ma non ci sono solo svantaggi a essere una città a misura d’uomo: meno stress, tempi più umani, spazi godibili. Quello che dobbiamo fare è comunicare questi aspetti, essere bravi nel valorizzare ciò che abbiamo. Perché Torino è bella, questo nessuno lo potrà mai negare. Solo spingendo su questi plus potremo continuare a garantire alla città grandi eventi».

E cosa ci dobbiamo attendere, prossimamente, dal Salone dell’Auto Parco Valentino.

«Il mondo dell’elettrico è già entrato in maniera prepotente nella nostra manifestazione. Quest’anno, a tagliare il nastro d’inaugurazione sarà proprio un’auto elettrica e, inoltre, a guida autonoma. Credo che il futuro saranno le vetture elettriche e su questo il Salone punterà sempre di più. D’altra parte, i designer a Torino hanno sempre guardato al futuro. Lo dobbiamo fare anche noi».

(Foto di FRANCO BORRELLI e ARCHIVIO SALONE DELL’AUTO PARCO VALENTINO)