Magiche luci del Nord

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Magiche luci del Nord

Magiche luci del Nord

Il Nord è uno spazio segnato dalla luce: presente, assente, meravigliosamente invadente. Nei mesi più caldi il sole illumina città e paesaggi dalle cinque del mattino fino a oltre mezzanotte, a seconda delle latitudini. È il momento del risveglio, del canto e della festa. Essendo una stagione di neanche cinque mesi, ogni elemento della natura, uomo compreso, ne gode i benefici per ogni singolo minuto, coi sensi protesi e un benessere evidente e compiaciuto. I nativi invadono foreste, laghi e spazi metropolitani per riti collettivi a lungo attesi: concerti, festival, momenti conviviali. Tutto all’aperto, tutto fino a notte fonda. Da metà autunno il buio scende precipitosamente ed è subito inverno, un lungo inverno che, risalendo verso settentrione, arriva ai sette mesi. Così cambia tutto.

Il sole regala poche ore di luce magica e cerulea, che si accende con fiammate rosse, viola e aranciate al momento dell’alba e del tramonto. Prima e dopo, quello che si illumina lo illumina l’uomo: un albero di Natale diffuso per città e villaggi, un presepe di lampadine che indica la strada, una ribalta ideale per favole, sogni, leggende, saghe antichissime e mai dimenticate. Al Nord le finestre sono elementi dalla doppia valenza: prive di tende servono per osservare, per catturare ogni istante di luce, ma lasciano che lo sguardo penetri all’interno. Non sono una frontiera, assolvono un ruolo di servizio illuminando la strada, di arredo urbano nella lunga notte e, nei luoghi più sperduti, indicano eventualmente un possibile soccorso.

Perché in Scandinavia con la stagione invernale cambia la luce, ma anche la temperatura, con un freddo micidiale che non ammette prigionieri. Sul fiordo di Malangen, in Norvegia, che sarà una delle tappe del nostro viaggio, a luglio si superano i 20 gradi, ma a febbraio, il momento migliore per osservare l’aurora boreale, si arriva a 20 sottozero. Sono 40 gradi di differenza, il dato più eloquente per comprendere un mondo dai due volti. Ed eccoci all’elemento inconfondibile della notte artica, il più fiabesco e affascinante, ma anche il più soprannaturale e coinvolgente dal punto di vista emotivo: la northern light. Per ogni viaggiatore è un mito, come le piramidi d’Egitto e l’Amazzonia, il Sahara e la Grande Muraglia. Ma è un mito per pochi: tutti sanno che c’è, tutti l’hanno vista in fotografia, ma quelli che possono raccontarla sono un’esigua minoranza. E per diverse ragioni: i costi (a causa delle condizioni ambientali i prezzi possono essere elevati), il meteo (quando è avverso, l’aurora non si vede), le date prescelte (se non si scelgono gennaio o febbraio, la visione è problematica), la fortuna, l’aurora è come il leone in un parco africano, si fa il possibile per incontrarlo ma puoi anche non vederlo. Occorre quindi affidarsi agli operatori migliori: quelli che sanno quando andare e dove andare, perché, ad esempio, il buio circostante è la migliore garanzia di successo. Se ci si posiziona nella parte settentrionale della penisola scandinava, lontani dai luoghi abitati, e non si incontrano giornate di maltempo, la riuscita della missione si avvicina all’80%. Quando il soggiorno è di due o più giorni il gioco è fatto. Ma cosa vedrete? Difficile raccontarlo, perché – essendo un fenomeno dissimile da ogni altro – si ricorre sempre a immagini approssimative e lontane dalla realtà: scie cangianti, nuvole colorate, lampi, bagliori. Anche le foto, bellissime, di Marco Carulli, a corredo di questo servizio, non offrono una testimonianza attendibile. La fotografia consegna l’aurora a una realtà bidimensionale, priva della profondità e anche del movimento. Resta il colore, ma non basta. Per di più, un colore cangiante e notturno, che gli obiettivi dei fotografi esaltano ma, inevitabilmente, trasformano.

Gli architetti urbani del XII secolo realizzarono certamente un’opera grandiosa e incantevole. Purtroppo, nel 1405 gran parte della città fu distrutta dalle fiamme.

Insomma, l’unico modo per comprendere, emozionati, la bellezza della northern light è quello di vederla coi propri occhi, inseguendola nel cielo con lo sguardo, come si fa quando si avvista un animale nella foresta. In epoca di realtà virtuale e aumentata, in uno scenario globale dominato dalle immagini, l’aurora boreale ci riporta indietro di 5mila anni. Volendola definire tecnicamente, si tratta di un fenomeno ottico dell’atmosfera terrestre che ha origine a cento chilometri di altezza, caratterizzato da bande luminose mutevoli nel tempo e nello spazio. Il colore che la caratterizza, ed è spesso in continua evoluzione, come la sua forma, può essere azzurro, verde, aranciato, blu e, più raramente, rosso sangue. Avendo queste caratteristiche, le aurore si muovono indipendentemente dal vento e sembrano possedere vita propria. Elemento che si rafforza con il brusio, e addirittura con il suono, che le accompagna. Del tutto naturale che le antiche popolazioni scandinave le riconoscessero come spiriti del cielo, manifestazioni viventi della soprannaturale potenza della natura. Per i Sami, l’aurora boreale viene generata da scintille che la coda di una ‘volpe magica’ provoca a contatto con la neve. Nei secoli la presenza di questo fenomeno è sempre stata associata a eventi temuti – guerre, se le ‘fiamme in cielo’ erano rosse – o prodigiosi – i bambini concepiti in una notte di aurora boreale sarebbero segnati da un destino glorioso – e, invariabilmente, le ‘luci artiche’ hanno segnato il confine tra il mondo degli umani e il soprannaturale. A noi non resta che ammirarle emozionati e stupefatti, seguendo però un’avvertenza secolare: mai alzare la voce, o peggio applaudire, durante la loro manifestazione. I ‘rumori umani’ potrebbero disturbarle, allontanarle, impedirebbero di ‘ascoltarle’. Soprattutto, però, potrebbero molestare gli spiriti che le governano, causando ira e apparizioni terrificanti.

2019-10-25T17:40:25+00:00