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Marco Martinasso

Le ATP Finals, un appuntamento storico per Torino

di Guido Barosio

Primavera 2021

MARCO MARTINASSO, DIRETTORE GENERALE FIT SERVIZI, CI PARLA DI UNA SFIDA CHE POTRÀ TRASFORMARE IL VOLTO STESSO DELLE NITTO ATP FINALS, PORTANDO LA CITTÀ E IL TERRITORIO AL CENTRO DEI GIOCHI. LE INCOGNITE LEGATE ALLA PANDEMIA NON FRENANO LE AMBIZIONI DELL' APPUNTAMENTO TORINESE CHE STA OTTENENDO OTTIMI RISCONTRI DALLA BIGLIETTERIA, DAGLI SPONSOR E DAL MONDO DEL CORPORATE

Non ci sono mai state, e mai ci saranno in futuro, delle Nitto ATP Finals così. Dopo i 12 anni londinesi il torneo tra i massimi tennisti della stagione si sposta in Italia e sceglie Torino per le prossime cinque edizioni. Ed è già un evento storico. Ma c’è ben di più in gioco: 2021 significa, universalmente, l’auspicata svolta dopo la pandemia, con conseguente riapertura alla vita civile e a quei grandi eventi cancellati nel 2020 o disputati a porte chiuse, come le ultime Nitto ATP Finals britanniche. Torino sembra proporsi con un calendario favorevole, dopo quelli che saranno lunghi mesi di rodaggio. Così l’appuntamento delle Nitto ATP Finals nasce forte di un sentimento che mescola entusiasmo e prudenza, attenzione allo sviluppo del contesto sanitario e forti motivazioni. Ne parliamo con Marco Martinasso, direttore generale di FIT Servizi.

Iniziamo coi significati di un appuntamento storico. Cosa vuol dire avere le Nitto ATP Finals per la prima volta in Italia e a Torino in particolare?

«È stato un percorso entusiasmate perché non partivamo certo come favoriti. Possiamo dire che la nostra candidatura è stata inizialmente accettata quasi con cortesia, per il prestigio e la storia della nostra federazione. Poi c’è stato un crescendo di consapevolezza e abbiamo compreso che potevamo farcela. Il progetto era validissimo, ma hanno pesato diversi elementi: la spinta delle amministrazioni locali, Città e Regione, il concetto, sempre valido, di Italian Beauty, la capacità nazionale di proporre, insieme, tradizione e modernità, il sacro e il profano. Determinanti anche le capacità storicamente dimostrate dalla FIT nell’organizzare grandi eventi internazionali. Le nostre Nitto ATP Finals cambieranno il paradigma, perché non si tratterà di un grande evento circoscritto a una location di grandi dimensioni ma estranea, o quasi, al contesto metropolitano. La città e il territorio saranno protagonisti assoluti circondando e alimentando un evento il cui format è di consolidato successo. Deve passare il messaggio che questo appuntamento sarà un’occasione per ‘saper vivere l’Italia’, al di là dei più evidenti valori sportivi. Poi dovremo vincere la sfida professionale, perché le Nitto ATP Finals mettono sempre alla prova capacità industriali e organizzative, che devono essere al più alto livello».

Gli Internazionali d’Italia al Foro Italico

La città e il territorio saranno protagonisti assoluti circondando e alimentando un evento il cui format è di consolidato successo

Quindi Torino e il Piemonte al centro del progetto?

«Sicuramente sì. Lavoreremo con la Città, con la Regione e con molti altri soggetti per proporre iniziative che vedano tutti coinvolti, anche per un periodo più ampio rispetto al calendario dei match. Coinvolgeremo i giovani con iniziative specifiche per le scuole, un target da raggiungere e premiare considerando le difficoltà vissute di recente. Ma le Nitto ATP Finals rappresenteranno una solida fonte di arricchimento per il territorio, secondo i calcoli più aggiornati si prevede una ricaduta tra i 90 e i 120 milioni di euro per ogni edizione».

Marco Martinasso

Quanto vi preoccupa l’andamento della pandemia?

«Stiamo affrontando questi mesi all’insegna di un timore ragionato. Ad oggi abbiamo venduto 55mila ‘titoli di ingresso’, corrisponderanno ai posti che verranno assegnati appena possibile. Si tratta di un atteggiamento prudente, che mette al riparo tutti – noi e gli acquirenti – dalle più diverse eventualità. Logicamente noi auspichiamo di poter usufruire della piena capienza, ma siamo pronti ad affrontare eventuali restrizioni che oggi non possiamo prevedere. Ci conforta la data del torneo, da qui ad allora ci aspettiamo i risultati positivi della campagna vaccinale, ma anche una sempre migliore risposta normativa all’accettabilità della situazione. Per tutte le fasi del lavoro che ci aspetta pensiamo che ‘il cuore oltre l’ostacolo’ sia la migliore disposizione d’animo».

Lorenzo Sonego © Giampiero Sposito

Quali sono le prossime tappe che vi attendono?

«Innanzitutto ci preme portare avanti il disegno architettonico della struttura, dove siamo in avanzata fase di definizione. Questa è la priorità. Poi dobbiamo affrontare le modalità logistiche, il tema della sostenibilità, la comunicazione integrata, le attività di corporate, la struttura delle aree esterne frontali, che dovranno essere aperte a tutti, non solo agli spettatori, ma per le quali si prevede una forte affluenza e quindi vanno progettate tenendo conto dell’andamento epidemico».

Che risposte avete avuto finora dal pubblico internazionale, dalle aziende e dagli sponsor?

«La risposta internazionale è stata estremamente favorevole, direi quasi entusiasmante. Dei ‘titoli d’ingresso’ sinora venduti oltre il 20% è stato collocato all’estero. Un dato persino inatteso se consideriamo che gli acquirenti in questo momento non potrebbero neanche venire in Italia se non sottoponendosi alla quarantena. In testa ci sono i Paesi europei, subito dopo l’Inghilterra, gli Stati Uniti, la Russia, il Sudafrica, il Giappone, la Cina, la Colombia e persino la Malesia. Per quanto riguarda gli sponsor il quadro è completo, non avremmo potuto desiderare di meglio. Siamo anche riusciti ad avere al nostro fianco due ‘main sponsor’ come Nitto e Intesa Sanpaolo, garantendo a entrambi di raggiungere i migliori obiettivi. Abbiamo l’impressione che l’attività di corporate andrà per il meglio, alle aziende abbiamo riservato 1200 posti per ogni sessione. Teniamo comunque a mente un dato: una parte del pubblico si muove per il richiamo dei finalisti, in particolare per gli atleti del proprio Paese. Abbiamo tutta la stagione davanti, oggi possiamo pensare che tre o quattro campioni siano sicuri, ma per gli altri è ancora troppo presto. Avremo un quadro attendibile solo più avanti».

Jannik Sinner © Giampiero Sposito

Torino potrà diventare ‘città del tennis’ anche oltre le Nitto ATP Finals. Si parla di Coppa Davis…

«In questo caso nessuna decisione è ancora stata presa. Ma l’Italia si è candidata a ospitare due gruppi e i quarti di finale della nuova formula, che non prevede più tutti gli incontri in una sola sede. Torino avrà sicuramente le sue carte da giocare».

Matteo Berrettini © Giampiero Sposito

Berrettini, Fognini, Sinner, Sonego, Cecchinato, Musetti… Mai così tanti e mai così bravi. La speranza è di vederne almeno uno a Torino. Dopo anni opachi il tennis maschile italiano vive una fase dorata della propria storia, tenendo anche conto del dato anagrafico. Cosa sta succedendo e perché?

«Ci sono due elementi da tenere in considerazione: la casualità e il lavoro. La prima non la possiamo in nessun modo prevedere: il campione, il talento assoluto, nasce, o meno, indipendentemente da tutto. Ma il lavoro conta tantissimo nell’avviamento alla disciplina, nel far crescere una mentalità vincente, nell’individuare e valorizzare i migliori. Sotto questo aspetto la federazione ha fatto un lavoro costante, capillare e oneroso, mettendo in campo grandi investimenti. Oggi non basta più assicurare ai ragazzi un adeguato supporto tecnico, ma serve completare l’attività con tutte quelle discipline accessorie e formative indispensabili alla crescita. La nostra federazione è costantemente vicina ai giovani e crede nei giovani. Anche quando si affidano a un proprio staff i tecnici federali sono sempre presenti al loro fianco. I risultati di oggi sono il frutto di 15 anni di impegno: nel 2000 i tesserati erano circa 130mila, oggi superano i 350mila. Numeri che testimoniano la forza di un movimento, e stiamo ancora crescendo. Ambiziosi traguardi raggiunti come le Nitto ATP Finals sono un premio per tutti».

(Foto: FIT)