C’è un luogo oggi, a Torino, in cui la città sembra di nuovo ricordarsi di essere stata capitale del divertimento. Quel luogo è Maxelâ. Marzo segna così un nuovo capitolo per il ristorante guidato da Marco Muzj, che sceglie di rilanciare la tradizione sabauda della cena con cabaret. Un tempo era quasi un rito cittadino. Poi, come spesso accade, la consuetudine si è sfilacciata. Maxelâ la riporta in scena, con un format che profuma di contemporaneità: tutti i venerdì sera si comincia con la cena à la carte; alle 22 le luci cambiano atmosfera e il salone vetrato diventa palcoscenico per artisti diversi ogni settimana.

Una partenza “indoor” nell’inizio primavera, per poi spostare il sipario anche all’esterno con l’arrivo della bella stagione. L’idea è chiara: trasformare la serata in un’esperienza completa, dove la cucina incontra l’intrattenimento con naturalezza. A proposito di bella stagione, con l’inaugurazione del déhors torna anche la musica dal vivo quotidiana. Dall’aperitivo in poi, le note diventano colonna sonora perfetta lungo il Po. Non un semplice sottofondo, ma un accompagnamento calibrato in base al momento della giornata.
Il 2026 di Maxelâ si è aperto poi con un’altra novità pensata per chi vuole approfondire la passione per il nettare divino: le degustazioni guidate dal noto sommelier Fabio Gallo. Ogni due settimane, il mercoledì, il ristorante si trasforma in una piccola aula di alta formazione enologica. Si è iniziato con “il re dei vini”, il Barolo, protagonista di una degustazione orizzontale con otto etichette dell’annata 2021. «È stata un’occasione unica per scoprire la storia del vino e le sue sfumature» racconta il titolare «Dopo il Piemonte, si proseguirà con altre regioni italiane, ampliando l’orizzonte e il palato».

Intanto, Maxelâ non è mai ferma nemmeno in cucina e marzo porta fermento anche tra i fornelli. La grande novità? Il pesce. Nessun tradimento dell’identità – la carne resta protagonista e orgogliosamente centrale – ma un’apertura creativa che guarda alla stagione e alle origini pugliesi di Marco, barese doc. Qualche incursione ittica, studiata e calibrata, che promette di portare in tavola profumi nuovi e leggerezza, senza perdere carattere; come ad esempio la tartare di salmone aromatizzato agli agrumi su purea di patate viola, il polpo scottato su crema di piselli e pomodorini confit e il mezzo pacchero al ragù di pesce e zest di lime.

Anche i dolci seguono questa filosofia dinamica: cambiano tutto l’anno, ogni dieci giorni circa. Una rotazione continua che tiene conto dei suggerimenti dei clienti: il crème caramel, inserito da poco, nasce proprio da una richiesta affettuosa. E non è finita. Il prossimo progetto profuma di lievito e manualità: il pane fatto in casa. Si partirà dal bun dell’hamburger – già cult – per arrivare progressivamente a una produzione completa interna.
Maxelâ, oggi, è questo: un ristorante che evolve senza snaturarsi. Che recupera tradizioni torinesi e le rilegge in chiave attuale. Che accosta cabaret e grandi vini, musica live e cucina in movimento. Un luogo dove si viene per mangiare bene, certo, ma si resta per l’atmosfera. E si torna, perché ogni mese promette qualcosa di nuovo.

MAXELÂ (EX CHALET)
Tel. 331.6769222

(foto FRANCO BORRELLI)
(Servizio publiredazionale)
