Torino, Estate 2024
Per una volta non vorrei parlare di un film ma della musica che può fare la storia di un film. Perché bisogna ricordare che la musica non è mai una “colonna sonora”, né un sottofondo. La musica è il linguaggio universale e primordiale, subliminale ed emozionale che conduce ogni racconto, a partire dalle sue regole che dominano anche la scrittura, narrativa o cinematografica. Infatti, è il ritmo che cadenza la trama di un romanzo o di un film attraverso le pause, i glissati, il cambio di colore, l’accelerazione improvvisa dei tempi o il loro rallentare: tutti elementi fondamentali nella partitura. Spesso, prima delle immagini, è la musica che ci aiuta a ricordare un film, proprio per quel potenziale evocativo che va a pescare nel più profondo di noi.
Un caso esemplare di questo sublime binomio? Martin Scorsese e Johann Sebastian Bach, due geni a confronto.
Basterebbe ricordare l’incipit del film Casinò, un capolavoro. Robert De Niro, percorrendo il breve tratto di strada che intercorre tra il casinò di sua proprietà e la sua auto, riassume con il pensiero tutta la sua vita, attraverso la voce fuori campo di Gigi Proietti (nel doppiaggio italiano). Si tratta di venticinque secondi di narrazione flautata interrotta dall’esplosione dell’auto innescata dall’accensione del motore. In quel momento, mentre il protagonista muore volteggiando tra le fiamme per tutto il tempo dei titoli di apertura, Scorsese opera la scelta musicale più colta e sbalorditiva, oltre che appropriata: il Coro conclusivo della Passione secondo Matteo, di Bach.
Basterebbe ricordare l’incipit del film Casinò, un capolavoro
E ancora, bisognerebbe ricordare la scena del film The Aviator, in cui Leonardo Di Caprio, interpretando l’eccentrico miliardario Howard Hughes, volteggia tra le nubi con uno dei primi modelli di biplano il cui volo viene guidato dalle note della Toccata e fuga in re minore BMW 565, sempre di Bach. Due scelte musicali dalla potenza ineguagliabile.
Un altro incipit indimenticabile, quello di un famoso film in cui domina un paesaggio: uno specchio d’acqua contornato da ripe scoscese, al centro un’isoletta. La macchina da presa sorvola il lago, poi la ripresa si sposta su un bosco alpestre attraversato da una strada su cui corre una macchina gialla, piccola piccola.
Quale sensazione può scatenare una tale sequenza? La musica decide…Un pezzo mosso da flautini potrebbe rendere quel paesaggio rassicurante; un brano lento con un coro maschile, invece, potrebbe suscitare una sensazione dolente di atavica fatica e miseria. Fasce acute di archi dissonanti, su largo ostinato termico di tutti gli strumenti gravi, renderebbe l’incipit ossessivo. Altro colore scaturirebbe attraverso una danza greca, una malinconica ballata irlandese o il preludiare di una chitarra spagnola.
La scena narrata è l’incipit di Shining, capolavoro di Stanley Kubrick. Lui spiazza tutti scegliendo la musica di Wendy Carlos che fin dalla prima immagine sfoggia una versione lenta e minacciosa del Dies irae, affidata monodicamente a un impasto di legni e ottoni gravi. Suoni elettronici nel registro medio acuto: percussioni metalliche, soffi e glissati che evocano voci femminili. Non c’è dubbio, si tratta di un thriller!
