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Paola Gribaudo

«Vi svelo la mia Accademia»

di GUIDO BAROSIO

DOPO 341 ANNI, UNA DONNA TORNA ALLA GUIDA DELLA PIÙ ANTICA ISTITUZIONE ARTISTICA CITTADINA, L’UNICA ACCADEMIA IN ITALIA A POTER VANTARE SIA L’ATTIVITÀ DIDATTICA CHE UNA PREZIOSA PINACOTECA. PAOLA GRIBAUDO CI ANTICIPA LE GRANDI NOVITÀ DELL’AUTUNNO E I PROSSIMI PROGETTI ESPOSITIVI. APPUNTAMENTI CHE VALORIZZERANNO UN TESORO CHE ANCORA POCHI TORINESI CONOSCONO, APPRODO STIMATO PER ARTISTI DI TUTTO IL MONDO

  Sono passati più di tre secoli dalla nascita dell’Accademia dei Pittori, Scultori e Architetti di Torino. La storica istituzione – che 155 anni dopo venne ribattezzata Regia Accademia Albertina, in seguito alla rifondazione voluta da Carlo Alberto – porta la firma di una donna, Maria Giovanna di Savoia Nemours, ispirata dall’Académie Royale di Parigi. Dopo 341 anni, un’altra donna, Paola Gribaudo, ne assume la guida: prima presidente di una vicenda rigorosamente al maschile. La sua e una storia solidamente intrecciata con il mondo dell’arte: figlia del maestro Ezio Gribaudo (presidente dell’Accademia tra il 2005 e il 2007), tra i massimi interpreti del Novecento italiano e internazionale, Paola si e dedicata con risultati lusinghieri alla realizzazione di oltre mille tra libri d’arte e cataloghi per editori, gallerie, artisti, collezionisti, musei e fondazioni in Italia e all’estero. I suoi volumi sono apparsi sulla copertina di The Book Review del New York Times; ha lavorato, tra gli altri, con Botero, Rauschenberg, García Marquez e Brodskij; nel 2011 ha ricevuto l’onorificenza di Chevalier de l’Ordre des Arts et des Lettres dal Ministro della Cultura francese Frederic Mitterand. Nella preziosa Sala Azzurra dell’Accademia ci racconta della sua sfida più importante: «Far conoscere di più e meglio questo patrimonio della cultura torinese. Abbiamo una pinacoteca di assoluta rilevanza internazionale, ospitiamo conferenze e appuntamenti di grande valore, ma ci sono ancora molti torinesi che non ci conoscono e non ci frequentano. Sembra incredibile ma è così».

 

L'Accademia è soprattutto una scuola, frequentata da 1400 allievi in rappresentanza di 40 nazionalità. In Italia non c'è un'altra istituzione come la nostra, dove coesiste l'aspetto formativo con la pinacoteca e le sue mostre temporanee

Qual è il tratto distintivo dell’Accademia?

«Innanzitutto, la nostra è un’istituzione con una doppia anima. Abbiamo una ricca pinacoteca, dove il sancta sanctorum è formato da una collezione di cartoni quattrocenteschi e cinquecenteschi, che ospita interessanti contaminazioni, perché alle opere classiche vengono accostate creazioni dei nostri allievi. Ma l’Accademia è soprattutto una scuola, frequentata da 1400 allievi in rappresentanza di 40 nazionalità. Grazie al lavoro instancabile del direttore Salvo Bitonti, la comunità più folta è quella cinese, con 400 iscritti. In Italia non c’è un’altra istituzione come la nostra, dove coesiste l’aspetto formativo con la pinacoteca e le sue mostre temporanee».

Paola-Gribaudo-Accademia-Albertina-Torino

L’aula di scultura dell’Accademia Albertina
© Fabio Amerio

Cosa imparano i vostri allievi?

«Abbiamo corsi didattici biennali e triennali: pittura, scultura, decorazione, grafica, scenografia, didattica, nuove tecnologie dell’arte, progettazione artistica per l’impresa, comunicazione e valorizzazione del patrimonio artistico contemporaneo, didattica dell’arte. Un panel completo per formare gli artisti del futuro, che non devono solo dipingere e scolpire, ma anche essere in grado di organizzare una mostra, di promuoverla, di utilizzare al meglio il web, di curare un proprio catalogo».

Come si può rendere competitiva l’Accademia a livello nazionale e internazionale?

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Durante l’intervista

«Con l’eccellenza. E, a livello artistico, accostando linguaggi di diversa natura, che devono però essere in grado di dialogare tra loro. Il nostro patrimonio, frutto di preziose donazioni, spazia attraverso sei secoli di storia ed è una testimonianza unica alla quale gli allievi possono attingere. Ma poi l’Accademia va promossa in Italia e all’estero, fatta conoscere. Noi dobbiamo essere attrattivi con progetti, ospitalitàdi rilevo anche nelle docenze, iniziative di forte impatto, mostre di valore».

Quindi, una forte internazionalizzazione per quanto riguarda le scelte…

«Esatto. Miriamo a internazionalizzare ulteriormente la nostra offerta formativa integrando workshop tematici e ospitando visiting professor, docenti invitati a tenere cicli di lezioni e conferenze di alto profilo. A livello internazionale molti artisti si sono già resi disponibili ad aderire a questo progetto. Anche la scelta del mio nome per la presidenza è stata fatta in questa direzione: nella mia attività ho creato una rete di rapporti molto solida, con enti, musei, collezionisti privati, case editrici e istituzioni. Si tratta di un patrimonio professionale e personale che oggi posso mettere a disposizione dell’Accademia, lavorando per un posizionamento sempre più autorevole».

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Accademia Albertina, veduta della facciata
© Fabio Amerio

Quali sono i progetti futuri dell’Accademia?

«Stiamo canalizzando le nostre energie su diversi fronti. Il 14 ottobre verrà riaperta – dopo un lungo restauro – la Rotonda di Talucchi, un edificio circolare ottocentesco di grande rilevanza architettonica. Anche in questo caso si può parlare di un capolavoro misconosciuto: molti torinesi lo conoscono solo per la sua forma curiosa visibile dalle vie circostanti. La Rotonda arricchirà l’Accademia di spazi strategici per il suo sviluppo: nuove aule, una grande sala espositiva, un piccolo teatro per i nostri allievi. Siamo inoltre impegnati nell’organizzazione della seconda edizione del FISAD, il Festival Internazionale delle Scuole d’Arte e di Design, in programma dal 14 ottobre al 17 novembre. La manifestazione, dal titolo ‘Building a new world’ (Costruire un nuovo mondo), porterà a Torino più di 300 ragazzi con le loro opere, oltre a un corposo programma di happening, performance ed esibizioni artistiche che si snoderà nell’intera città. Durante il FISAD verrà attribuito il Premio Nazionale delle Arti 2019, che si rivolge agli studenti iscritti alle istituzioni e ai corsi accreditati del sistema AFAM, l’alta formazione artistica, musicale e coreutica italiana».

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Paola Gribaudo e Guido Barosio

Quali sono le priorità della sua presidenza?

«Io vengo dal mondo dell’editoria d’arte e, come tutti sanno, ho una grande passione per i libri. Quindi mi prefiggo di valorizzare il tesoro della nostra biblioteca e di renderlo maggiormente accessibile. Sono anche impegnata nel miglioramento della qualità dei nostri cataloghi e nella progettazione di una collana, I Quaderni dell’Accademia, dove pubblicare le migliori ricerche dei nostri allievi. Altro progetto che vorrei realizzare è quello degli Amici dell’Accademia: un’associazione che vorrei aperta a tutte le professionalità artistiche e culturali. Per lavorare insieme, per sostenere nuovi progetti e promuovere la nostra realtà».

Il presidente dell’Accademia deve anche essere un manager?

«Sicuramente. I budget e i business plan fanno parte del nostro quotidiano: servono per strutturare al meglio gli aspetti formativi e l’attività artistica, ma sono anche necessari per mantenere e adeguare le nostre strutture. Questi sono edifici storici e ogni minimo intervento comporta costi ingenti, spese inderogabili».

C’è una mostra che le piacerebbe organizzare nei prossimi mesi?

«Tenendo conto del FISAD e delle priorità in programma nei mesi autunnali, dobbiamo pensare al 2020. C’è un tema che mi affascina particolarmente, quello che lega l’opera d’arte al libro, alla lettura. Lo spunto mi è venuto da un volume che ho acquistato a Londra, dove venivano proposte opere di tutti i tempi nelle quali il soggetto leggeva, o teneva in mano un libro. Mi piacerebbe accostare artisti e correnti di epoche molto differenti tra loro, ma avvicinati da quell’idea che per me rappresenta una grande passione».

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Come prima presidente donna ha portato, o porterà, un tocco femminile in Accademia?

«Il tocco femminile porta innovazione un po’ dappertutto (sorride, NDR) e io voglio iniziare dalle divise per le nostre coadiutrici: una divisa elegante, semplice, ma che metta in evidenza lo stemma, molto bello, della nostra Accademia. Ritengo che l’adozione di un abbigliamento comune, caratteristico, possa generare senso di appartenenza, consapevolezza di far parte di un’istituzione con una grande storia. Nel mio ufficio, inoltre, ho voluto affiggere il ritratto di una donna che legge, dipinto da un artista anonimo cinquecentesco. Questa è stata una delle prime impronte personali che ho conferito, mettendo in evidenza un’opera di eleganza ricercata».

Se Torino fosse un’opera d’arte, quale sarebbe?

«Persino troppo facile rispondere: sarebbe una piazza metafisica di Giorgio De Chirico. Lo stesso pittore definiva Torino “una città monarchica, metafisica e fluviale”. Immaginava che, nelle sere di bruma, i generali e i condottieri come Alfonso La Marmora scendessero dalle loro statue per andarsi a godere, tutti insieme, un vermouth al Caffè Baratti».

(Foto di MARCO CARULLI e ARCHIVIO ACCADEMIA ALBERTINA DI BELLE ARTI)