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Non è un gioco...

Oppure sì?

Primavera 2024

QUINTA “PUNTATA” INSIEME ALL'AVVOCATO FABIO ALBERTO REGOLI: OGNI VOLTA UN DIALOGO COSTRUTTIVO SU DINAMICHE CRUCIALI PER IL NOSTRO PRESENTE, AFFRONTATO CON LE CONOSCENZE E LA COMPETENZA NECESSARIE A UN SERIO DISCORSO SUL FUTURO

Immaginiamo la prosperità di Torino nel 2024 (e oltre) come un gioco di ruolo. Occorre arrivare a 100 punti per ritenerci soddisfatti. I punti si ottengono mettendo in campo i propri alfieri. Tra questi ci sono i progetti (vedi l’aerospazio), le sfide da cogliere (i grandi eventi), le vocazioni da coltivare (manifattura, arte, innovazione)… Poi c’è la skin, la pelle, come ci comunichiamo al di fuori, sia da un punto di vista estetico che emotivo: insomma l’identità della città. Oltre a questo, dobbiamo selezionare il “carburante”, ciò che ci aiuta a far girare l’ingranaggio. Non scegliamo il business, ma la passione. La somma di abilità, vocazioni, identità e alimentazione, ci indica la via. Arriveremo a 100?

Partiamo dal fondo. Data per scontata la competenza, poniamo la passione come carburante del sistema Torino. Scelta saggia?

«Scelta certamente saggia se autentica e se accompagnata da una visione condivisa. Immaginando inoltre di avere un “sistema Torino” che sia innanzitutto basato su competenze e concorrenza verso il mondo e non su posizioni di retroguardia finalizzate solo al mantenimento dello status quo. Nel mio piccolo, senza trascurare il resto dell’Italia e del mondo, la mia scelta professionale di rimanere a Torino è anche frutto di passione».

Fabio Alberto Regoli - Abbiamo provato a costruire il futuro di Torino con un punteggio da 0 a 100, come in un videogioco, dall'arte allo spazio ai grandi

Abbiamo provato a costruire il futuro di Torino con un punteggio da 0 a 100, come in un videogioco, dall’arte allo spazio ai grandi

Non scegliamo il business, ma la passione. La somma di abilità, vocazioni, identità e alimentazione, ci indica la via. Arriveremo a 100?

E andarsene, che scelta è?

«Spesso è una scelta di convenienza, ed è assolutamente comprensibile. Pensiamo ai giovani che si formano qui e poi vanno altrove. Dobbiamo trattenerli. La passione spinge a restare, ma poi serve anche uno scenario favorevole…».

L’identità è un tema ampio che affrontiamo qui solo in superficie. Ripercorriamo insieme un po’ del DNA cittadino: come è cambiato nel tempo?

«Se torniamo nel periodo che collocherei tra il 1950 e la metà degli anni ’90, l’identità era principalmente fondata sull’industria, sul lavoro e sull’etica del lavoro. Con la convinzione, fondata, che attraverso il lavoro le generazioni a venire avrebbero goduto di un ascensore sociale. Si poteva rimanere a Torino perseguendo grandi carriere in qualsiasi campo: industria, assicurazione, banca, commercio, solo per citarne alcune».

Consci di punti di forza e debolezza, se Torino fosse un personaggio di un gioco di strategia, come dovrebbe approcciarsi a Milano?

L'avvocato Fabio Alberto Regoli

L’avvocato Fabio Alberto Regoli

«Torino dovrebbe abbandonare il vittimismo smettendo di accusare Milano per qualsiasi errore proprio, liberandosi di complessi di inferiorità mascherati con argomentazioni ridicole. Una per tutte? “Le persone lavorano a Milano, ma poi vivono a Torino perché si sta meglio e la vita costa meno”. Questo si chiama pendolarismo: magari di medio livello, ma sempre pendolarismo è. Chi può vive all’interno della propria business community. E, riconosciamolo, la qualità della vita a Milano (al netto del traffico) è eccellente: anche questa è una realtà che non possiamo negare attraverso una narrazione campanilistica. Se fosse un gioco di strategia, Torino dovrebbe dapprima rinforzarsi in termini di PIL e di numero di abitanti, munirsi di una forte identità, aprirsi al mercato e all’internazionalizzazione. Se stessimo giocando a Monopoli, dovremmo puntare su Viale dei Giardini e Parco della Vittoria!»

E al mondo invece? Anche perché parliamo sempre di manciate di chilometri, quasi come se non potesse esistere la dimensione di un dialogo globale…

«La risposta è sempre la stessa. Identità, concorrenza, internazionalizzazione, mercato. Non possiamo esaltarci tutte le volte che un qualsiasi giornale straniero elogia il bicerin».

A volte le sfide che riguardano le città sembrano più incontri di boxe che partite di calcio: si vince come detto ai punti. Come siamo messi a punti?

«Mantenendo il paragone sportivo, che si tratti di boxe o di calcio, per vincere occorre avere atleti di punta che si allenano con impegno e siano dotati della migliore tecnica. Solo così si può scendere in campo o sul ring per vincere. O su un campo da tennis: giusto per parlare di eventi che Torino ha il diritto di pretendere anche per gli anni a venire».

Fabio Alberto Regoli - Il confrontoscontro con Milano è da sempre uno dei temi più cari alla città

Il confrontoscontro con Milano è da sempre uno dei temi più cari alla città

Arriveremo a quei 100 punti?

«Parto dalle considerazioni iniziali. L’aerospazio? Certamente sì: ma domandiamoci se è sufficiente a colmare il vuoto lasciato dall’automotive con il suo indotto. Industria e automotive: il know-how che Torino vanta nel settore automotive (che è anche un bene nazionale) non può essere esportato o dimenticato. Qui deve rimanere e valorizzarsi in chiave futuribile. I grandi eventi? Certo: ma impariamo dalla migliore concorrenza internazionale, abbandoniamo progetti e progettini a visibilità locale o poco più, puntiamo in alto. Infrastrutture e strutture ricettive sono una precondizione. Arte? Arte e cultura naturalmente sì: iniziando a collocare le persone più competenti nei posti chiave. Ho accolto con grande entusiasmo la nomina di Patrizia Sandretto Re Rebaudengo quale presidente di Fondazione CRT per l’arte moderna e contemporanea: il suo progetto è, come lei stessa lo ha definito, un sogno. Ecco: dobbiamo sognare in grande. Sognando poco si ottiene poco. Innovazione? Certamente. Una visione futuribile dei trasporti (e quindi dell’automotive) anche avendo il coraggio di esplorare sentieri alternativi alla mobilità elettrica. E non dimentichiamo l’intelligenza artificiale: l’Istituto Nazionale per l’Intelligenza Artificiale deve essere gestito e sviluppato rapidamente guardando al mondo. Recentemente ho letto un articolo, in realtà a proposito di fatturati delle mega corporation tecnologiche americane: gli USA investono nel futuro, mentre l’Unione Europea si preoccupa di fornire un quadro normativo. Ecco, ricerchiamo: alla legislazione pensiamo più avanti, altrimenti ripetiamo l’errore della conversione ideologica (dogmatica direi) alla mobilità elettrica».

Esistono voci che sono un po’ “sottovoci”, ma che hanno un’importanza strategica per Torino?

«Molte. Una su tutte il terzo settore: Torino ha una secolare tradizione nel campo del sociale. Mi spingo a dire che abbiamo un primato nazionale. Esaltiamola, rendiamola nota prima che qualcuno la faccia propria. In generale credo che dobbiamo avere il coraggio di privare la parte più conservatrice di questa città di motivi per lamentarsi ancora. Abbiamo le potenzialità: occorrono un progetto a medio termine, una visione innovativa, un sogno grandioso».

 

Quinta “puntata” insieme all’avvocato Fabio Alberto Regoli: ogni volta un dialogo costruttivo su dinamiche cruciali per il nostro presente, affrontato con le conoscenze e la competenza necessarie a un serio discorso sul futuro

Fabio Alberto Regoli, avvocato d’affari, ha trascorso la sua carriera in importanti studi nazionali e internazionali. Dal 2022 è equity partner di Grimaldi Alliance, studio internazionale italiano con oltre 40 sedi nel mondo e uffici anche a Torino

 

(foto ARCHIVIO REGOLI)

(Servizio publiredazionale)