Torino, Speciale 2023
(Spoiler Alert)
Ci sono film che non lasciano traccia. Altri, lasciano un segno indelebile. The Whale, l’ultimo film di Darren Aronofsky presentato in anteprima alla 79° Mostra del Cinema di Venezia, ha sconvolto le platee per la sua durezza ma anche per la sua profondità. Martorizzare i corpi all’interno delle proprie opere è quasi un’ossessione per il regista e, proprio come ha fatto ne Il cigno nero, The Wrestler, π – Il teorema del delirio, anche in The Whale descrive l’annichilamento del corpo del protagonista, un insegnante inglese colpito da una grave forma di obesità che lo sta portando alla morte. Brendan Fraser, magistralmente truccato e avvolto da una grossa protesi che lo trasforma in un gigante informe di 270 chili, domina la scena senza interruzioni recitando con maestria il tormento di un uomo che si è abbandonato alla depressione dopo la morte del suo compagno, amore per il quale in passato ha abbandonato moglie e una piccola figlia, Ellie.
L’immagine più potente del film? La casella nera che rappresenta il docente nella classe online
Sarà proprio il tentativo di stabilire un contatto emotivo con Ellie, ormai cresciuta, a trasformare il film in un’opera d’arte. L’intenzione velleitaria di un genitore di porre rimedio al più grave errore che si possa compiere nei confronti di un figlio, l’abbandono, ha ispirato la letteratura di tutti i tempi ma non sempre ha prodotto grandi opere. Aronofsky l’ha raccontato facendo ondeggiare la telecamera, sempre concentrata sui primi piani dei protagonisti, come fosse il moto delle onde, da quando il mare s’increspa, si gonfia, fino a generare la tempesta. L’ambientazione è rigorosamente claustrofobica, ridotta ad una stanza e poco più, così costretta da togliere l’aria alla platea inchiodata da quel dramma senza scampo. Charlie, il protagonista, ha scelto di morire e neppure il rapporto ritrovato con la sua amata figlia lo fermerà. L’ultimo gesto che compie è la volontà di un incontro finale per lasciare testimonianza del suo dolore e dell’amore sconfinato per la figlia. È scritto divinamente questo passaggio durissimo, che sottopone una giovane ragazza a tanta crudeltà. Sadie Link, che interpreta Ellie, è perfetta nel ruolo della figlia furiosa per tanta ostinazione verso la morte, e disperata per lo stato di impotenza che il padre le impone. Ennesimo furto di felicità che compie dopo averla abbandonata. Tutto il film ruoterà attorno alla metafora di Moby Dick, perché Charlie insegna scrittura in un corso universitario online e quel testo rappresenta per lui una vera ossessione da quando ha scoperto la geniale tesina che sua figlia ha dedicato all’opera di Melville. Il tentativo di redenzione di un padre disperato, che racchiude l’inabissamento dell’uomo occidentale perso e chiuso in sé stesso, viene scritto e narrato magistralmente con la potenza di un’opera teatrale cinematografica. L’immagine più potente del film? La casella nera che rappresenta il docente nella classe online. Lui è solo una voce magistrale che conduce i ragazzi nell’estasi della letteratura, verso l’orizzonte di vita, ma che inibisce l’“opzione video” del computer per non svelare il suo aspetto ai ragazzi. Solo alla fine, prima del gesto estremo, apparirà per mostrare loro il lato più crudele della vita.
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